Per sopravvivere alla terribile famiglia all inclusive, i figli-ostaggio hanno una sola possibilità: scappare di casa

Genitori che soffocano l'indipendenza dei figli, ne cercano l'approvazione e quasi l'innamoramento, fino a sostenere le loro proteste come al liceo Virgilio di Roma.
Per sopravvivere alla terribile famiglia all inclusive, i figli-ostaggio hanno una sola possibilità: scappare di casa

Il respiro di un figlio è per il mondo, non per i suoi amorevoli genitori, sequestratori affettuosi di corpi, pensieri e avventure. Se i genitori tengono il figlio in ostaggio per troppo amore, per il desiderio che sentono naturale di tenerlo accanto, di assorbire la vita da lui, e allo stesso tempo di rassicurarlo, plasmarlo, abituarlo ad avere tutto facilmente all’interno di un’allegra clausura famigliare (fatta di vacanze insieme, ristoranti, fidanzati che possono restare a dormire, perfino il letto matrimoniale messo a disposizione delle prime esperienze sessuali, “ma poi cambiate le lenzuola, eh?”, strizza l’occhio il padre alla figlia quindicenne), allora l’unica possibilità è: scappare. Liberarsi dai lacci, rompere per un po’, trovare uno spazio per respirare. Come ha detto Fritz Lang, “Tutte le persone normali dovrebbero scappare di casa”.

 

Soprattutto se i genitori dicono: “Mio figlio mi adora”, e mettono in scena con ardore lo spettacolo della felicità famigliare. Mio figlio mi adora, ci diciamo tutto. Mio figlio mi adora, si diverte così tanto in vacanza con noi, dice che siamo più divertenti dei suoi amici. Mio figlio mi adora, ha detto che non se ne andrà mai di casa. Mio figlio mi adora, dormiamo spesso insieme, del resto il co-sleeping è la cosa più naturale del mondo. Mio figlio mi adora, ci facciamo i selfie e li mettiamo su Instagram. La psicoanalista Laura Pigozzi ha raccontato in un saggio molto interessante appena uscito per Nottetempo, “Mio figlio mi adora, figli in ostaggio e genitori modello”, la necessità dei ragazzi di ribellarsi a questi carcerieri entusiasti, seducenti e pieni d’amore e di desiderio d’esibizione che sono i “genitori inclusivi”: non credono all’autonomia ma alla costruzione dei figli, cercano la loro approvazione e anche l’innamoramento, vorrebbero che tutto accadesse dentro casa, nel nucleo famigliare: gli altri, la società, il mondo, gli amici, i professori, i nemici, possono esistere solo se vengono assimilati (quindi divorati) sul divano del salotto. “Gli amici dei figli e i loro fidanzati, così come gli amici dei genitori – che diventano oggi anche amici dei figli, in una confusione generazionale –, tutti devono essere messi in comune, resi familiari come specchi che riflettono esclusivamente le somiglianze”.

 

Tutta questa unione e compattezza viene presa a modello di amore perfetto: così i genitori che sostengono i figli nelle proteste contro la preside del liceo Virgilio di Roma, e anzi incitano i figli alla rivolta, non sono soltanto narcisisti in cerca di un’altra giovinezza eroica e scapigliata, ma cercano di assicurarsi per sempre l’affetto e l’approvazione dei figli-ostaggio, che non possono salvarsi nemmeno occupando la scuola, perché i genitori-pigmalioni sono già lì, con i sacchi a pelo e i panini, pronti a diventare l’unico orizzonte del figlio, per vanità e per fragilità. “Una famiglia all inclusive che offre possibilità prima solo esterne a essa, quasi in opposizione al familiare, come l’amicizia, il gruppo, i riti collettivi, la realizzazione personale, l’amore: il mondo sembra essere stato risucchiato al suo interno”. Ci si dice, perfino, tra madre e figlio: “Ti amo”, e il padre dice della figlia di cinque anni: “La donna più importante della mia vita”. Come si sopravvive a tutto questo amore? Cancellandosi da Facebook e fuggendo il prima possibile.

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