Da bed and breakfast a partner. Dizionarietto della lingua biforcuta che non ci fa più chiamare le cose con il loro nome

Bed and breakfast: locanda per chi non conosce, non vuole conoscere, non conoscerà mai Goldoni. La presenza di innumerevoli b&b proprio a Venezia (dove la “Locandiera” goldoniana è stata rappresentata per la prima volta) e proprio a Firenze (dove la “Locandiera” è ambientata) ricorda il crescere dei funghi sui tronchi in decomposizione.
Da bed and breakfast a partner. Dizionarietto della lingua biforcuta che non ci fa più chiamare le cose con il loro nome

BED AND BREAKFAST Locanda per chi non conosce, non vuole conoscere, non conoscerà mai Goldoni. La presenza di innumerevoli b&b proprio a Venezia (dove la “Locandiera” goldoniana è stata rappresentata per la prima volta) e proprio a Firenze (dove la “Locandiera” è ambientata) ricorda il crescere dei funghi sui tronchi in decomposizione.

 

BIKE SHARING Rastrelliere piene di biciclette rotte o prive di biciclette perché rubate. Talvolta può capitare che vi si trovino biciclette all’apparenza utilizzabili ma capire come noleggiarle richiede più tempo che arrivare a destinazione a piedi.

 

CENTER La moneta cattiva che scaccia quella buona, un centro alieno che distrugge il centro storico. “Ogni qual volta una cosa in Italia viene chiamata in inglese io vedo la mano del Cretino”, scrive Paolo Isotta raccontando dello Science Center che vogliono costruire a Bagnoli sulle ceneri della Città della Scienza. A Parma il Barilla Center ha incenerito i cinema del centro, ovunque i center producono periferia, i bambini che vivono intorno a un centro commerciale da grandi non sapranno distinguere la cattedrale da un’astronave Cei, il municipio da un multisala. “Cresce la domanda di abitazioni nelle adiacenze dei centri commerciali”, dicono gli uffici studi del settore immobiliare per quantificare il cupio dissolvi di un volgo disperso che nome non ha. Tanto adesso arriva Amazon e tutti i center si porta via.

 

CHEF L’unico apporto del decaduto francese alla lingua biforcuta. Chef non vuol dire cuoco, vuol dire capo. E quindi, a volte (poche volte), capo-cuoco. Per colpa di questo malinteso ben coltivato migliaia di ragazzi ogni anno si iscrivono agli istituti alberghieri, credendoli anticamere degli studi televisivi e della guida Michelin: come se migliaia di studenti si iscrivessero a giurisprudenza convinti di diventare Michele Emiliano.

 

ESCORT Puttana. Magari puttana di un certo livello ma comunque puttana. “Il senso di colpa è il fondamento di ogni morale comportamentale”, scrive Vittorino Andreoli. Pertanto colui che dice escort, anche fosse perfettamente fedele alla propria donna, è peggiore di colui che va a puttane perché chi dice escort distrugge il fondamento della morale senza la quale non esiste vita associata (non esiste totalità, diceva don Giussani), mentre chi va a puttane percepisce già nella parola il proprio errore.

 

FICTION Finzione, finto: a dirlo in italiano si capisce subito che si tratta di un falso ovvero di una truffa, mentre a dirlo in inglese sembra uno spettacolino innocuo. Cioran non capiva perché dovremmo leggere libri che parlano di cose non avvenute quando non abbiamo ancora letto i libri che parlano di cose accadute effettivamente. Dunque perché guardare le false vite dei santi della Lux Vide? E’ una roba nemmeno da poveretti, è proprio da scemi, come se allo stesso prezzo si preferisse un risotto alla milanese preparato con la curcuma anziché con lo zafferano. Non si ricordano conversioni causate da visioni televisive ed è la prova che nelle fiction lo Spirito si guarda bene dal soffiare. La fiction religiosa è fantasia, mai filologia, necrofilia, mai vita, mentre la fiction non religiosa è correttissima come un ospite di Fabio Fazio, allineatissima come un vescovo della Cei, e non per nulla uno dei suoi campioni è Ivan Cotroneo, omosessuale (cosa che aiuta ma non basta) e omosessualista (cosa che invece basta) prediletto da Aldo Grasso e dagli italiani più invasi. Nelle sue sceneggiature, ricorda Costanza Miriano, “c’è sempre un personaggio omosessuale simpatico, intelligente, geniale, mentre le famiglie risultano luoghi di costrizione, tristezza, noia, stanchezza”. Siccome la verità rende liberi, la fiction non può che rendere schiavi.

 

FOODIE Ex gourmet, ex buongustaio. Il gourmet era un signore dotato di pancia o pancetta e manifestava una più o meno stretta osservanza francese ordinando tartufo, foie gras, champagne, sauternes… Se non aveva letto Brillat-Savarin comunque lo citava. Il buongustaio se donna assomigliava ad Ave Ninchi, se uomo a Luigi Veronelli nei momenti di naso più rosso, e sulla libreria del soggiorno facilmente esibiva volumi di Paolo Monelli o Mario Soldati o Gianni Brera. I cuochi di riferimento di entrambe le categorie erano omoni corpulenti quali Paracucchi, Bocuse e Tamani, e i critici si chiamavano Federico Ugo D’Amato, il fondatore della Guida dell’Espresso, oppure, più vicino a noi, Edoardo Raspelli. Gli idoli dei foodie sono invece magri come Bottura o Cracco o Oldani, due su tre pure bravissimi ma si vede da lontano che non mangiano, che non godono (non con il cibo almeno). Con l’entrata in scena dei foodie il buono è stato soppiantato dall’interessante così fa tenerezza il Michele Santoro, uomo di panza ossia di antica sostanza, che ha voluto intitolare “Buono!” l’inserto gastronomico del Fatto. Il gourmet era un signore che da bambino aveva fatto il catechismo e che pertanto sapeva di commettere peccato di gola, il foodie è un uomo o sempre più spesso una donna senza Dio, senza punti di riferimenti né estetici né morali e quindi in completa balia delle gastronomiche mode, dei culinari conformismi. Una foodie è la protagonista di uno dei più bei romanzi italiani del 2015, “Gli sbafatori” di Camilla Baresani: chi lo legge scopre che i foodie non sanno mangiare, non sanno bere, non sanno scrivere, sanno soltanto fotografare e postare commenti finto-entusiasti.

 

FRIENDLY Ostile con tutti coloro con cui non è amichevole. Eco-friendly significa ostile ai non ecologisti, ai consumatori che non vogliono salvare il mondo ma solo portarsi a casa un prodotto che funzioni e invece devono pagare un sovrapprezzo per far contenta Greenpeace. Gay-friendly significa ostile ai non omosessuali, agli eterosessuali che al ristorante o in albergo non vogliono assistere a effusioni sodomitiche, né mostrare ai propri figli eventualmente presenti il più classico metodo con cui una civiltà stanca di se stessa si suicida.  Pet-friendly significa ostile all’uomo che non vuole essere morso ai garretti né altrove, a cui danno fastidio latrati e bave, deiezioni e zecche.

 

GAY Uomo che non si capisce come possa essere allegro e che però pretende di essere definito tale. Se fosse davvero così felice, così appagato, non perderebbe tempo a ringhiare contro chi si permette di usare sinonimi non encomiastici, non si impegnerebbe tanto per far passare leggi che prevedono multe, licenziamenti, arresti e tagli della lingua per chi, italofono irriducibile, si rifiuta di pronunciare la parola americana di tre lettere.

 

GOSSIP Quando si chiamava pettegolezzo i giornali seri si sarebbero vergognati a mettere in pagina intercettazioni il cui unico scopo è svelare chi fa cosa con chi. Secondo Eleanor Roosevelt “grandi menti discutono di idee, piccole menti discutono di persone”. Le menti che discutono di parti del corpo delle persone saranno dunque microscopiche.

 

ITALY Ex Italia: se l’Italia fosse ancora l’Italia non accetterebbe di chiamarsi Italy. E’ la vendetta postuma di Metternich: Italy è davvero un’espressione geografica. Sembra un nonnulla la lettera Y eppure è biforcuta anche graficamente e documenta con notarile esattezza la perdita di sovranità di una nazione così come la perdita di dignità di una persona (insomma ciò che accade quando una Maria inizia a farsi chiamare, o ad accettare di essere chiamata, Mary). Di Italy in Italy si arriva fatalmente a Eataly, l’ambigua catena farinettiana che forse  promuove cibi tipici italiani e certamente danneggia, come l’antesignano Slow Food, il prodotto italiano più tipico che ci sia ovvero la lingua di Dante e Petrarca.

 

LIGHT Cibi e bevande che fanno ingrassare, un esempio di come l’inglese faccia anche male alla salute. Ingerendo edulcoranti si vuole prendere in giro se stessi ma il corpo non ci casca e pretende una compensazione in zucchero vero. Sono ormai numerosi gli studi, sia sugli animali sia sugli uomini, che dimostrano come i dolcificanti ipocalorici artificiali aumentino l’insulina e come qualsiasi alimento si fregi del titolo di light alteri in modo negativo i meccanismi ormonali di appetito/sazietà. Ricercatori della Texas Christian University dopo aver somministrato a 115 studenti Sprite Zero (edulcorata) oppure Sprite normale (normalmente zuccherata) hanno scoperto che chi beve light è maggiormente portato a consumare cibi ipercalorici.

 

LOW COST Sparagnino, misero. E’ l’oppio dei poveri perché illude colui che compie simili acquisti di non essere indigente, inchiodandolo alla sua condizione. “Chi  s’accontenta gode, così così” (Ligabue).

 

MEETING A CL ha fatto più danni di Roberto Formigoni. La parola meeting fa pensare a eventi commerciali, finanziari o confindustriali e così l’impegno gratuito di generazioni di volontari ha paradossalmente contribuito, in quel di Rimini, a incollare su Comunione e Liberazione il marchio di Mammona, l’immagine di cricca traffichina dedita all’organizzazione di convegni per lobbisti.

 

PARTNER Se amasse davvero lo si chiamerebbe amante. Invece è solo un socio in orgasmi, un praticante di safe sex, un utilizzatore di condom, nei weekend.

 

PET FOOD Mangime. Chiamandolo in italiano si capirebbe meglio che non stai alimentando un famigliare bensì una bestia. Chiamandolo in italiano si frenerebbe l’emorragia demografica: oggi centinaia di migliaia di donne in età riproduttiva sono convinte che il loro beagle o il loro labrador o il loro terrier o il loro schifosissimo, sommamente ignobile chihuahua, sia loro figlio, e infatti per chiamarlo gridano “Vieni dalla mamma!” e mamme vere non diventeranno mai perché tanto un figlio ce l’hanno già, non c’è ragione di farsi venire dentro da un bipede meno peloso e meno fedele.

 

SPENDING REVIEW Lo capiscono tutti che chiamare spending review ciò che dovrebbe chiamarsi taglio della spesa è una truffetta linguistica, un modo per non tagliare alcunché. Lo capiscono talmente tutti che potrebbe spiegarlo Massimo Gramellini, e allora è inutile spiegarlo.

 

START-UP Nuova ditta. Quando le nuove ditte si chiamavano nuove ditte, in italiano, fallivano più raramente. Il tasso di mortalità delle giovani aziende anglofone è talmente alto da aver suscitato un sito apposito, www.startupover.com, dove si possono leggere notizie come “WiGo: l’ennesima start-app passata da 14 milioni di dollari di valutazione a 0 in pochi mesi” oppure “ChicChickClub: la triste storia di un fallimento fashion” o, ancora, “Lightsquared, ovvero come dare fondo a 265 milioni di dollari senza risultati”. I superstiziosi sono liberi di immaginare che l’inglese non porti tanto bene.

 

STREET ART Arte pedagogica inflitta all’uomo della strada, senza pietà e senza possibilità di contraddittorio. La street art è più conformista della pittura da salotto, a cominciare dal nome anglosferico e proseguendo con l’inevitabile messaggio. Esisteranno murali anti ambientalisti, anti animalisti, anti omosessualisti o anti immigrazionalisti, purtroppo nessuno li ha mai visti.

 

STREET FOOD Cibi insalubri (amidi, fritti…) e però economici e pertanto apprezzatissimi nell’odierna società del low cost (vedi). A Milano, sotto i grattacieli asiatizzanti di Porta Nuova, all’ora di pranzo si notano gruppi di impiegati consumare street food seduti su muretti e panchine, immagine che riattualizza la vecchia espressione “essere sul lastrico”.
TICKET Tassa. O, per i più pedanti, contributo sanitario. E’ uno dei primissimi esempi di lingua anglo-biforcuta, partorito alla fine degli anni Settanta dal ministro bergamasco Filippo Maria Pandolfi, democristiano dossettiano ergo cattocomunista ergo estimatore della neolingua orwelliana. La parola ticket in inglese d’Inghilterra significa biglietto, nell’inglese coloniale d’Italia è diventata la quota da versare per accedere a esami e visite mediche. Può darsi sia giusto pagare ma non è giusto che oltre ai soldi il governo chieda l’anima: va bene il danno della tassa, non la beffa del neologismo mistificatorio. In quei remoti Settanta milioni di malati e di vecchi cominciarono a sperimentare l’esilio in patria, dovettero umiliarsi a pronunciare una difficile parola straniera e infatti per anni pronunciarono tic.

 

WELCOME DAY La giornata di presentazione dei corsi universitari, così le matricole possono sognare di trovarsi a Oxford, Cambridge, Princeton, dimenticandosi per qualche ora di essere invece a Catania, Macerata, Bari, Sassari, Teramo, Forlì.

 

WELFARE Il benessere delle generazioni passate pagato col malessere delle generazioni future. Sistema antisociale e antievangelico in cui i morti seppelliscono i vivi. Per mantenere sopportabile il suo peso sarebbe bastato continuare a parlare di assistenza sociale: le parole inglesi costano.

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