Ecco l'ennesimo brutto film pieno di pretese (e pure un po' complottista e grillino)

Ne “Le confessioni”, il nuovo film con Toni Servillo, c'è un po' di tutto: banche, soldi, politica
Ecco l'ennesimo brutto film pieno di pretese (e pure un po' complottista e grillino)

“Toni Servillo è venuto già schifato”, annunciava un tweet acchiappato al volo durante la cerimonia dei David di Donatello. Nell’ultimo film del maestro Roberto Andò, il maestrissimo Toni Servillo proprio schifato non sembra. Anzi, siamo sicuri che potrebbe parlare a lungo di “Le confessioni” – nelle sale da giovedì scorso. Del suo ruolo da monaco certosino ammesso tra i potenti della terra (8 ministri economici, più il presidente del Fondo monetario internazionale, al gelido Grand Hotel Heiligendamm) e soprattutto del significato profondissimo di questo film. Messaggio che a noi, femmine cresciute avendo come scuola di vita la commedia sofisticata, ovviamente sfugge. Oltre al monaco munito di registratore che servirà poi (nelle intenzioni è la pistola di Cechov che prima o poi deve sparare) in rappresentanza della società civile partecipa all’incontro una scrittrice per bambini da milioni di copie (Pippi Calzelunghe, se ci sei batti un colpo) e una rockstar che vorrebbe cancellati i debiti dei poveri, purché il suo cachet rimanga uguale. E già che siamo in tema: l’affronto fatto a Lou Reed, quando si mettono a canticchiare “Take a walk on the wild side”, invita a lasciare la sala immediatamente. 

 

Invece siamo rimasti, per vedere cose che voi spettatori non coatti neppure riuscite a immaginare. Per esempio, un paio di scene natatorie parallele. I cattivi economisti nuotano e tramano nella piscina in marmo verde del lussuoso albergo, il monaco certosino si spoglia in riva al mare, e nuota nell’acqua gelida, dimostrando la propria tempra fisica e morale. La stessa che gli impedisce di spiattellare il colloquio avuto con il presidente del Fmi, che dopo aver enunciato le solite frasi parafilosofiche atte a impressionare lo spettatore grillino, o almeno complottista, o ameno convinto che i governi non contano e le Banche centrali sì, pensa bene di suicidarsi. Portando con sé l’atroce segreto nella tomba, nella più banale mossa da romanzo d’appendice. Mentre lo spettatore trema immaginando quel che potrà arrivare. Ha già sentito dire “il denaro crea il tempo” e perfino “nessuno può essere lodato per le buone azioni se non ha il coraggio di essere cattivo”. Tocca a una collega l’altra frase da biscotto della fortuna: “Abbiamo defraudato il mondo della speranza, diamogli qualche illusione”.

 

[**Video_box_2**]E sì, l’avete capito, il mondo è ingiusto e la democrazia una bugia. La scrittrice che vanta il fatturato di una piccola industria scrive i suoi libri con una vecchia Olivetti. E Pierfrancesco Favino – nel classico cast da coproduzione internazionale, c’è la danese Connie Nielsen, il suicida è Daniel Auteuil – per scucire il segreto sussurra al monaco: “Potrebbero succedere cose che lei neppure riesce a immaginare”. E che sarà mai? Quel che davvero succede è l’ennesimo brutto film pieno di pretese.

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