Come cambia il Festival di Cannes nell'èra dello streaming

La grande novità del Festival di Cannes 2016 – dall’11 al 22 maggio – non si nota scorrendo i titoli del concorso, o della sezione Un Certain Regard, o i titoli onorati fuori concorso.
Come cambia il Festival di Cannes nell'èra dello streaming

La grande novità del Festival di Cannes 2016 – dall’11 al 22 maggio – non si nota scorrendo i titoli del concorso, o della sezione Un Certain Regard, o i titoli onorati fuori concorso. Si nota controllando chi distribuisce negli Stati Uniti i film scelti dal direttore Thierry Frémaux, dopo averne visionati quest’anno 1.869 (la leggenda vuole che la lista definitiva sia pronta solo qualche ora prima della conferenza stampa, organizzata a Parigi il 14 aprile scorso). Quattro titoli sono distribuiti da Amazon, che alla sua offerta – estesa dai libri ai cibi freschi in pronta consegna cittadina – ha aggiunto lo streaming.

 

Sarà distribuito da Amazon il film d’apertura, “Café Society” di Woody Allen, ambientato a Hollywood negli anni Trenta (sempre Amazon produce la serie che il regista sta girando, ancora senza titolo). Sarà distribuito da Amazon il film dell’indipendentissimo Jim Jarmusch intitolato “Paterson”, con Adam Driver. Sarà distribuito da Amazon “The Handmaiden” del coreano Park Chan-wook, adattamento piuttosto libero del romanzo finto vittoriano (e vero lesbico) di Sarah Waters intitolato “Fingersmith” (“Ladra”, nell’edizione Ponte alle Grazie). Sarà distribuito da Amazon l’ultimo lavoro di Nicholas Winding Refn, “The Neon Demon”: speriamo sia bello come “Drive” e non presuntuosamente manierista come “Solo Dio perdona” (eppur l’idea di “un horror cannibale tra le modelle” proprio non mette voglia).

 

Il cambiamento è decisivo. Un significativo precedente, se non una tregua, tra il cinema come lo abbiamo conosciuto finora e le nuove forme di distribuzione, oltre che di produzione. All’ultima Mostra di Venezia aveva fatto molto chiacchierare la presenza in concorso di “Beasts of No Nation” di Cary Fukunaga, prodotto da Netflix e sulla medesima piattaforma di streaming distribuito, tra i mugugni degli esercenti. Prima ancora, era stata esclusa dal concorso a Cannes la miniserie “Carlos” – che pure era diretta da Olivier Assayas – solo perché prodotta da Canal Plus. Il direttore Thierry Frémaux si è affrettato a ribadire che questi titoli prima usciranno al cinema, e poi saranno disponibili in streaming, E’ evidente però che il più grande festival del mondo ha modificato – sia pure senza strombazzarlo – le sue barriere d’entrata.

 

Per il resto, i titoli in concorso a Cannes sembrano scelti apposta per fare un dispetto al presidente della giuria George Miller, il regista del magnifico “Mad Max: Fury Road”. Gli toccherà vedersi i fratelli Dardenne, l’ultimo Pedro Almodovar che pare noioso già dal trailer, il barricadiero Ken Loach che aveva annunciato il suo ritiro e ci ha ripensato, il solito Assayas che non ha fatto tesoro della lezione televisiva. Respinto Marco Bellocchio, con “Fai bei sogni”: i francesi hanno eroicamente resistito al bestseller lacrimoso di Massimo Gramellini.

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