Addio a Zaha Hadid, prima e ultima regina delle archistar mondiali

E’ morta la prima e ultima regina dell’architettura. Se n’è andata Zaha Hadid, virago di un’epoca d’archistar ormai forse finita per sempre, che l’aveva consacrata suo volto globale.
Addio a Zaha Hadid, prima e ultima regina delle archistar mondiali

Zaha Hadid (foto LaPresse)

Roma. E’ morta la prima e ultima regina dell’architettura. Se n’è andata Zaha Hadid, virago di un’epoca d’archistar ormai forse finita per sempre, che l’aveva consacrata suo volto globale. Era figlia di una principessa sunnita e di un ministro iracheno pre-Saddam, Hadid, e di una regina conservava lo status e il tono adeguato al suo rango. E’ morta a sessantacinque anni, per infarto conseguente a una bronchite, e forse in perfetto tempismo coi tempi, in un’epoca in cui per mancanza di quattrini le archistar sono un poco tramontate, e forse hanno un poco anche stufato. Lei era l’unica femmina di questo circo mondiale e incarnava, secondo la dizione della Treccani, quella genia di “architetto molto famoso, conscio di essere, come i divi dello spettacolo, al centro dell’attenzione pubblica per la sua capacità di far discutere e di sorprendere con i propri progetti e le proprie opere”. Aveva fatto opere famose col suo uso del cemento e di linee curve e muscolari e talvolta inservibili, ma era riuscita a entrare nel ristretto giro degli architetti – tutti maschi – che contano: i Norman Foster, i Frank Gehry, gli Herzog e de Meuron, i Renzo Piano. Tutti maschi, appunto, tranne lei, che venuta dall’Iraq non proletario senza complessi si era laureata prima in matematica e poi in architettura, e come una Laura Betti islamica della costruzione imperversava su committenti e soprattutto collaboratori (leggendarie le urla, più che le opere). La consacrazione era arrivata nel 2004 col Pritzker prize, il massimo premio del settore, prima donna a riceverlo, e poi aveva disseminato il pianeta dei suoi mammozzoni ricurvi. Il centro acquatico per le Olimpiadi di Londra, la Guangzhou Opera House in Cina, le palazzine aspirazionali di Citylife a Milano; architetture tutte simili e spesso senza alcun nesso col contesto, come vuole la liturgia dell’archistar déraciné. Ha avuto anche lei i suoi problemi: il 22 aprile avrebbe dovuto essere a Salerno con De Luca a inaugurare la stazione marittima rinviata di anni, mentre il suo progetto per lo stadio di Tokyo, molto simile a uno di quei grandi aspirapolvere di ultima generazione che si attivano da soli, valore 2,5 miliardi, le è stato ritirato.

 

Era una grande comunicatrice, sicuramente, con bizzarrie forse necessarie a imporsi in un mondo ostile. “Odiava le scale, e il protocollo delle sue inaugurazioni veniva modificato per non farle percorrere salite a piedi”, dice al Foglio Marco Sammicheli, design curator della rivista Abitare, che realizzò un saggio intitolato “Being Zaha Hadid”. All’inaugurazione trionfale del romano museo Maxxi “rimase a lungo chiusa nella macchina blindata coi vetri oscurati, con l’allora ministro dei beni culturali Sandro Bondi che la pregava di scendere”, racconta Sammicheli, offesa perché a sua insaputa era stato issato un enorme scheletro di 24 metri di Gino De Dominicis, iettatorio a suo dire.

 

Laica, pur avendo fatto le scuole cattoliche a Baghdad, “amava Roma, le architetture barocche di Bernini e quelle sportive di Nervi, e il palazzetto dello sport vicino al Maxxi”, e sarebbe forse oggi felice della coincidenza, visto che il suo museo ospita una mostra dedicata al grande maestro strutturalista. Non amava invece, sempre tra i vicini di casa, Renzo Piano, e davanti all’Auditorium appena ultimato qualcuno ricorda che disse: “troppi mattoni, troppo rosso, troppo legno”. “Disegnava solo a mano, odiava il computer, e presentava i suoi progetti dipingendo su tela”, dice Sammicheli; “come nella sua tesi di laurea intitolata Malevic-Tectonic, un progetto realizzato come un dipinto del formalista russo”. In fondo non era solo un’archistar come tante, era la regina.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi