Tante buone intenzioni in "Forever Young", ma quanta tenerezza con i cinquantenni maturi

Tentativo di accertare lo stato di salute della commedia italiana a partire da una battuta dell’ultimo film di Fausto Brizzi, “Forever Young” (nelle sale dallo scorso giovedì).
Tante buone intenzioni in "Forever Young", ma quanta tenerezza con i cinquantenni maturi

Tentativo di accertare lo stato di salute della commedia italiana a partire da una battuta dell’ultimo film di Fausto Brizzi, “Forever Young” (nelle sale dallo scorso giovedì). Fabrizio Bentivoglio – con i capelli appena un po’ accorciati e pettinati, per uno come lui equivale a una trasformazione radicale – ha una fidanzata giovanissima che ordina sempre sushi e sashimi. Traviato da una bella cinquantenne che gli mette voglia di ragù, decide di preparare le tagliatelle in casa. La fidanzatina guarda su internet e torna con una certezza: “Nessuno fa le tagliatelle in casa, è una leggenda metropolitana”.

 

E’ una delle battute più riuscite del film, e nello stesso tempo pare fuori dal mondo: possibile che con cuochi e masterchef in onda su tutti i canali qualcuno non sia stato contagiato dall’epidemia? Oppure i talent in cucina li guardano solo gli spettatori cinquantenni, perlopiù maschi? Nella scena successiva, Bentivoglio va nella cucina della signora a impastare le tagliatelle – si erano incontrati per far accoppiare i cani – e nessuno dei due parla di impiattamenti o cose simili.

 

Perlomeno, c’è una sfasatura tra quel che il cinema racconta, e quel che vediamo tutti in tv. E’ come se dovessimo accontentarci: o una battuta fa ridere, o racconta qualcosa del mondo. Una battuta che faccia ridere e nello stesso tempo rifletta cosa succede fuori dallo schermo sembra un irraggiungibile miraggio.

 

“Forever Young” racconta un DJ diciamo così “maturo” che non vuole saperne di farsi da parte, una donna non più ventenne che esce con il fattorino delle pizze, un avvocato che rischia la vita pur di correre la maratona (mentre il genero grassottello ha saggiamente scelto la carriera del violinista). Sono i cinquantenni – e oltre, nel caso del maratoneta fanatico Teo Teocoli – che si sentono giovani dentro. Come avverte Terry Pratchett all’inizio del film: “Dentro ogni vecchio c’è un giovane che si chiede cosa sia successo” (alla versione dello scrittore fantasy preferiamo però la versione di Barney: “Ho sessant’anni, accidenti, e non riesco a capire come me li sono beccati”). 

 

Fausto Brizzi, con i co-sceneggiatori Marco Martani e Edoardo Falcone, ha azzeccato l’argomento. Ma ha una tale tenerezza per i suoi cinquantenni che mai e poi mai parte la stilettata (e non parte neppure verso i giovani, se è per quello). Si arrabattano, non sono neppure ben sfruttati – nelle scene tra l’estetista Sabrina Ferilli e l’amica Luisa Ranieri manca il veleno che un litigio tra femmine ha nella realtà, anche quando una non si scopa il figlio dell’altra. Nella migliore tradizione del cinema italiano, gli snodi drammatici si risolvono in una cantatina e in un balletto. Qui, di “Total Eclipse of the Heart” e Video killed the radio star. Menzione speciale ai cruciverba di Bartezzaghi figlio, fratello di Stefano Bartezzaghi.

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