Morricone, DiCaprio e gli altri degli Oscar 2016

Tutto quello che c'è da sapere sui film premiati dall'Accademy. Da "Il caso Spotlight", sino al pluripremiato "Revenant" che ha dato la prima statuetta all'attore divenuto celebre con Titanic, ecco cosa in questi mesi avevamo scritto.
Morricone, DiCaprio e gli altri degli Oscar 2016

Il compositore italiano Ennio Morricone (foto LaPresse)

"Non c'è grande colonna sonora senza un grande film che la ispira". Dopo la vittoria del suo primo Oscar, dopo cinque nomination e una statuetta alla carriera, Ennio Morricone ha reso omaggio al film di Quentin Tarantino, "The Hateful Eight", per il quale è stato premiato come Miglior colonna sonora. La pellicola del regista italo-americano è stata ignorata dall'Accademy nonostante il successo di pubblico che ha ottenuto in sala.

 

Mariarosa Mancuso su queste pagine aveva elegiato il film:

 

Tarantino è il nostro Shakespeare contemporaneo, teniamocelo caro a dispetto di certe critiche tiepide (del resto anche Samuel Johnson, in uno dei giudizi più clamorosamente sbagliati nella storia della critica, sentenziò: “Shakespeare sulla scena perde tutto”).

 

Ad essere premiato come miglior film (e miglior scheggiatura originale) è stato "Il caso Spotlight", che ha portato sul grande schermo la storia del team di giornalisti investigativi del Boston Globe che nel 2002 ha sconvolto la città con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa cattolica degli abusi sessuali commessi su minori. Un film secondo Giuliano Ferrara

 

Il film travolge, commuove, convince con la grande tecnica emozionale del cinema, con il ritmo, con la verità indiscutibile delle maschere che si esprime nei dialoghi, nella recitazione e nel montaggio. La verità sulla pedofilia dei preti però non c’entra. E non c’entrano la giustizia e la misericordia. Nel mirino di sceneggiatori, regista, produttore è la chiesa come istituzione, il suo clero consacrato, la sua gerarchia: sapevano della diffusione in diocesi dell’abuso sessuale di minori da parte di centinaia di pastori, lo hanno tollerato e coperto per il buon nome della ditta, hanno ignorato con cinismo il dolore e il silenzio delle vittime, che vale più di qualunque grido. Chi vedrà il film con occhi lucidi si accorgerà che è una favola edificante, che non coglie la tragedia e il peccato, e nemmeno il profilo di reato criminale incollato giustamente a comportamenti abusivi su minori.

 

Altro film premiato dall'Accademia è stato Revenant di Alejandro Gonzales Inarritu. Miglior attore, Leonardo Di Caprio, miglior regia, miglior fotografia, a Emmanuel Lubezki. Un film che non ha entusiasmato Mariarosa Mancuso

 

Rinunciamo all’Oscar per Leonardo DiCaprio, il lutto lo avevamo già elaborato eleborato. Rinunciamo molto più volentieri al minacciato secondo Oscar consecutivo per il regista messicano: si era appena levato di dosso la cupaggine di “Amores Perros”, “21 grammi”, “Babel” e già fa marcia indietro, ripiegando su una storia di sopravvivenza e vendetta. In tutto, “Revenant” ha 12 nomination. 10 ne ha messe insieme invece “Mad Max: Fury Road” di George Miller: un miracolo che l’Academy si sia accorta di tanta bellezza. E di tanta modernità, mentre il cacciatore di pellicce dato per morto e abbandonato sta nella categoria “film come non se ne girano più”. Vorrebbe essere un complimento, nelle intenzioni. Sa di nostalgia, e non è neppure del tutto vero: nei film come si facevano una volta l’orsa dava un paio di zampate e via, mica c’era bisogno di assistere a un attacco zoologicamente corretto.

 

Molte statuine, ma di secondo piano, vanno invece a "Mad Max: fury road", film che invece è un mix di

 

 

dove

 

tutto è finto, tutto è esagerato, tutto è ritoccato in post-produzione, tutto ha il ritmo artificiale e meraviglioso del cinema. Ci sono le catapulte e i rockettari al seguito dei guerrieri. C’è un eroe che appare come donatore di sangue, per i potenti che a furia di accoppiarsi tra loro sono mostriciattoli. C’è un’eroina senza un braccio, che ha i suoi piani e nei momenti di calma aiuta l’eroe (anche prima di “Star Wars – Il risveglio della forza” andava la fanciulla combattiva). Si chiama Charlize Theron, naturalmente non compare tra le attrici candidate, trattandosi di film d’azione e divertimento, non di denuncia: il suo Oscar lo ebbe per “Monster”, quindici chili di ingrasso, denti orrendi, capelli color topo per somigliare alla serial killer Aileen Vuornos.

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