I bei giornali locali, dove la polizia “bracca” e la vecchietta è “arzilla”

Non sempre le cose vanno bene ai delinquenti. Un titolo impreziosito da due simpatici diminutivi ci informa che a Trezzano sul Naviglio una “vecchietta prende a borsettate ladruncolo zingaro, arrestato anche il complice”. Un pezzo che – in omaggio alla rudezza dei luoghi – se ne frega delle correttezze politiche e lessicali.
I bei giornali locali, dove la polizia “bracca” e la vecchietta è “arzilla”

Con sospetta pervicacia, il vento della storia soffia nuovamente su Nosadello – emblema delle mille disperse isole campagnole dell’Oceano Padano – e scompiglia le pagine dei quotidiani locali gualciti dalle mille letture fatte nei bar dagli anziani che con un caffè o un bianco sporco tirano la giornata prima di tornare per cena dalle sempre indaffarate mogli cui narrare le novità, riferire gli accidenti padani del chilometro quadrato di loro pertinenza, tentare di emulare in dialetto le prose ricercate delle cronache.

 

Succede che, è storia di pochi giorni fa, a Nosadello “una pattuglia della polizia stradale di Crema ha intimato l’alt” (le forze dell’ordine non fermano, intimano sempre) a un’auto con a bordo due tizi che sono poi scappati “nei campi” (avrei amato, lo confesso, “nelle verdi distese oceaniche”). L’auto, come ci si aspettava, era rubata, ma soprattutto dentro sono stati trovati, nientemeno, “7 bottiglie di vino pregiato e 15 chili di carne di tacchino, pollo e bovino surgelata e confezionata”. Molto sospetta l’assenza di carne di maiale: sarà per questo che “finora nessuno ha sporto denuncia”. Salva, almeno, la cassoeula domenicale.

 

Non sempre le cose vanno bene ai delinquenti. Un titolo impreziosito da due simpatici diminutivi ci informa che a Trezzano sul Naviglio una “vecchietta prende a borsettate ladruncolo zingaro, arrestato anche il complice”. Vecchietta, ovviamente e di default, “arzilla”, come precisa il pezzo che – in omaggio alla rudezza dei luoghi – se ne frega delle correttezze politiche e lessicali. I due zingari (non so per quale loffio sussulto di antirazzismo si sia evitato di chiamarli “i soliti zingari”) “sono stati pizzicati mentre tentavano di effettuare un furto” (il burocrate, il cronista e dunque il ladro non sono così banali da “fare”: loro effettuano, sempre, indefettibilmente) “in via”, e non c’è limite all’ironia che circonfonde gli eventi più clamorosi, “Salvini”. Uno dei due si fa sgamare perché, chiaramente, “effettua un movimento sospetto” (se lo faceva soltanto e non lo effettuava, magari la faceva franca). I carabinieri controllano, quelli scappano in auto e si schiantano; il complice alla guida (quello non preso a borsettate, per intenderci) viene “braccato mentre tentava di uscire dalla vettura” – braccato da fermo, in pratica, dopo essere già stato trovato, ma non stiamo ora a sottilizzare su cosa significhi ‘braccare’, occorre rendere con esattezza la frenesia della caccia all’uomo. Che ora si concentra sull’altro zingaro; ma dura poco: “la scena non sfugge ad un’anziana che prova a fermarlo prendendolo a borsettate”. Voglio credere, e sperare, che l’eroica sciura mentre lo colpiva gli abbia anche detto “Te’, ciapa, brüt singuen!”. Su questo, però, il verbale, pardon, l’articolo tace.

 

A volte, invece, i malvagi hanno la meglio. “Colpo in banca a Calvenzano, banditi fuggono con l’auto della direttrice”. Non solo le rapinano la banca “non armati”, ma le ciulano anche la macchina e con quella fuggono. La sovrana discrezione padana non deflette però nemmeno dinnanzi ai sarcastici tiri della mala sorte e il pezzo che la racconta si chiude con rimarchevole laconicità: “La banca è chiusa e fuori è stata esposta la scritta: Chiusa per motivi tecnici”. Peccato che arrivino poi i soliti giornalisti a svelare l’imbarazzante verità.

 

Perché di norma, qui nella industre Lombardia, è meglio non esagerare con le parole, dimenticare, non mostrare, poco casino e poche balle, che c’è da lavorare. Come il sindaco di Torlino Vimercati che da solo, senza delibere e manco mezzo aiuto da un assessore a caso, “ha ripulito il fontanile del cimitero trasformato in una discarica di scarpe e vestiti”; e “in un’ora e mezza” appena, specifica il giornale pur senza derogare dal nostrano understatement efficientista. O, meno fortunato, un uomo di Fiesco: “Esce di casa mezzora, furto lampo” ad opera di una ben organizzata “gang”; ma – sembra volerlo giustificare il cronista (e lo spirito dei luoghi vien fuori con meravigliosa inconsapevolezza) – “non è che l’uomo si sia spostato in auto o sia andato chissà dove”, ci mancherebbe!, guai a concedersi oziose peregrinazioni! Il derubato “si è semplicemente trasferito nella casa attigua dove sono in corso lavori di ristrutturazione”. L’onore oceanico è salvo; la refurtiva, trasferita in meno rispettabili magioni, un po’ meno. Dopo tante efferatezze, trovo finalmente una buona notizia: tre uomini hanno razziato il canale Muzzino, nel Lodigiano, “catturando illegalmente numerose carpe”. Di qui, il nostalgico titolo: “Tornano i pescatori di frodo”, e les neiges d’antan, e i cotechini appesi nei sottoscala, e il poeticissimo bracconaggio, antica pratica da veri uomini dell’Oceano Padano.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi