Al di là del film dei fratelli Coen, poca roba alla Berlinale

“E’ il concorso, bellezza! E tu non ci puoi fare niente”. Tre film abbiamo visto finora, in gara per l’Orso d’oro. Bastano per esaurire il buonumore accumulato guardando “Ave, Cesare!” dei fratelli Coen. Andiamo in ordine di scarse aspettative, cominciando con il canadese (francofono) Denis Côté.
Al di là del film dei fratelli Coen, poca roba alla Berlinale

“E’ il concorso, bellezza! E tu non ci puoi fare niente”. Tre film abbiamo visto finora, in gara per l’Orso d’oro. Bastano per esaurire il buonumore accumulato guardando “Ave, Cesare!” dei fratelli Coen. Andiamo in ordine di scarse aspettative, cominciando con il canadese (francofono) Denis Côté. Non ricordiamo un suo film che non fosse barboso – per noi. “Intenso e rarefatto” erano i complimenti che giravano in occasione dei premi ricevuti in giro per il mondo.

 

“Boris sans Béatrice” li supera tutti. La macchina da presa è incapricciata di un uomo scostante e vanitoso, con moglie depressa. Si ritira nella villa di campagna, con la malata accudita da una giovane russa che funge da badante. Lui la tradisce intanto, e la tradirà anche con la leggiadra badante, mentre viene convocato da un sinistro individuo che blatera di orgoglio e di superbia. Altro che prozac: il nostro abbassa un po’ la cresta, molla le due amanti, la moglie tira fuori dall’armadio un vestito rosso e i tacchi: segno sicuro che dalla depressione è uscita, vivranno felici e contenti.

 

Le aspettative erano un po’ meno scarse per “Hedi” di Mohamed Ben Attia. Un film tunisino ci vuole nel concorso, per via della correttezza geografica. Il fatto che sia prodotto dai fratelli Dardenne può essere in questo caso il minore dei mali, vedremo un sacco di primi piani e personaggi di nuca, meglio comunque dei tramonti da cartolina. Parte quindi la storia di Hedi, alla vigilia di un matrimonio combinato dalla madre (che gli preferisce il fratello). Costretto a pendolare tra casa e lavoro – fa il rappresentante della Peugeot, anche lì c’è la crisi – incontra una ragazza che ha visto il mondo. Lavora in un albergo, e il personale viene mandato perfino a Bologna (in italiano nel testo). L’occasione per tirare fuori i sogni nel cassetto – egli disegna fumetti, e un giorno spera di pubblicarli, intanto vanno a letto – mentre lo spettatore rimpiange le scene con la terribile mamma.

 

[**Video_box_2**]Le aspettative erano altissime per Jeff Nichols, il regista di “Mud”, bellissima storia di due ragazzini su un’isoletta del Mississippi. C’è un ragazzino anche in “Midnight Special”, con poteri paranormali: poche cose riescono a essere meno entusiasmanti. Non serve citare come fonte di ispirazione “Incontri ravvicinati del terzo tipo”: neanche Spielberg se l’è cavata con onore. Il ragazzino con gli occhi lampeggianti – deve indossare occhiali da saldatore – viene inseguito dall’Fbi e da una setta religiosa, mentre i genitori cercano di proteggerlo. “Caccia all’uomo fantascientifica”, suggerisce il regista, che torna alle atmosfere di “Take Shelter” (e infatti ritroviamo Michael Shannon). Formula più divertente da dire che da guardare. La presidentessa della giuria Meryl Streep ha due voti, e finora nessun film su cui piazzarli.

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