Come se le danno di santa ragione i cattolici nell’epoca dei Family Day

Era da decenni, che non si vedeva il mondo cattolico litigare così di brutto, e così di gusto e cattiveria, tirando in mezzo senza riguardi persino le gerarchie. Ecco cosa accade nel laicato, organizzato o senza appartenenze (o almeno alle parole che girano nel suo livello di emersione mediatica).
Come se le danno di santa ragione i cattolici nell’epoca dei Family Day

Roma, la manifestazione del Family Day al Circo Massimo (foto LaPresse)

Milano. “Sarà la piazza più politicamente e forse anche ecclesiasticamente scorretta della storia della Repubblica e della chiesa italiana”. Così aveva detto, con un eccesso di ottimismo, Filippo Savarese, animatore della Manif pour Tous italiana. “La piazza” era il Family Day di giugno, a San Giovanni. Trascorso qualche mese, passato anche il Family Day del Circo Massimo di sabato scorso, della profezia di Savarese s’è avverata soprattutto l’espressione “ecclesiasticamente scorretta”. Nel senso che era da molto tempo, da decenni, che non si vedeva il mondo cattolico litigare così di brutto, e così di gusto e cattiveria, tirando in mezzo senza riguardi persino le gerarchie. Bisogna lasciar perdere, nella sua totale irrilevanza, il livello politico-parlamentare della questione (l’alfanismo, insomma) e concentrarsi su quel che accade nel laicato, organizzato o senza appartenenze. O almeno alle parole che girano nel suo livello di emersione mediatica. (Ma se volete dare un occhiata ai social media, succede anche di peggio).

 

“Una volta c’erano anche i cattolici del No”. E’ una battuta acida sulla storica irrilevanza del dissenso interno alla chiesa. Eppure, è dagli anni Settanta che la diversità di vedute non è così netta. Il “popolo” del Circo Massimo è orfano dei grandi apparati (niente sponsorship ufficiale della Cei, niente adesioni delle grandi sigle: Azione Cattolica, Agesci, Comunione e liberazione), niente schieramento dei media ufficiali: moderato l’Avvenire, rumorosamente silente l’Osservatore romano. Ma “il popolo” non si dà per vinto. Ha nuovi e aggressivi media di riferimento, come la Bussola quotidiana, che non s’è fatta problema di attaccare personalmente il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, per un editoriale che “nascondeva l’arcano”, cioè il tradimento della causa. Sdoganando un inconsueto gergo colloquiale, la Bussola ha picchiato duro sul giornale dei vescovi: “Cioè al Circo Massimo ci sarebbe stato un popolo di rincoglioniti che si sobbarca sacrifici enormi per arrivare a Roma e dire una frase senza senso: ‘siamo con l’Italia’”. Un altro sito cult del popolo del “no Cirinnà”, Rossoporpora, ha attaccato a testa bassa “la Cei di Nunzio Galantino e le sue propaggini mediatiche e inciucianti”. Mai s’erano visti, dall’avvento negli anni Ottanta del card. Ruini, dei cattolici pronti a denunciare apertamente la Cei di “mettere la sordina a questa manifestazione, cercando di metterci il cappello sopra e facendola passare per una innocua festa della famiglia”. Mai s’erano sentiti (e si sono sentiti) fedeli in piazza lamentarsi della museruola messa ai leader “oltranzisti” (l’aggettivo l’ha usato Ernesto Preziosi, deputato catto-dem ed ex vicepresidente dell’Azione cattolica, che al Circo Massimo s’è ben guardato d’andare).

 

[**Video_box_2**]Molto stupore mediatico ha destato anche il fatto che dentro un movimento tradizionalmente coeso come Cl siano emerse posizioni diverse, dichiarate ai giornali, e ci sia stata alla fine libertà di partecipazione al Circo Massimo (diciamo una sorta di minoranza del Pd, ma molto consapevole di stare infrangendo un piccolo tabù). Ma è significativo notare che il Sussidiario.net, giornale online in orbita Compagnia delle opere, abbia respinto come “una polpetta avvelenata” l’editoriale del giorno precedente di Alzo Cazzullo sul Corriere – intitolato “Al Circo Massimo qualcosa di nuovo” – che cautamente apprezzava il ritorno di “un protagonista della politica che da tempo pareva assente dalle scene: il centrodestra”. Come dire: non ci facciamo più tirare in queste logiche. Al contrario, la Croce di Mario Adinolfi ha editorialeggiato: “Dopo il Circo Massimo, la stagione dell’irrilevanza politica dei cattolici durata oltre due decenni arriva al capolinea. Nella maniera più inaspettata e imponente, i cattolici si riprendono il proprio spazio nell’arena pubblica, tra l’altro in maniera unitaria e compatta”. Dietro queste insolite sfide verbali si legge, con tutta evidenza, un allentamento della pressione “unitiva” della gerarchia. Ma c’è anche la presa d’atto di un cambio d’epoca, che induce ognuno a scegliere la propria strada. Infine, o forse soprattutto, c’è il bersaglio grosso dei cattolici insofferenti del nuovo corso: Papa Francesco. Il più raffinato ed esplicito dei suoi critici, Antonio Socci, ha denunciato polemico “l’assenza e la palpabile freddezza” del Papa sul Circo Massimo. Evidentemente, ha scritto, “il Palazzo Bergogliano stava rosicando di brutto”. Di santa ragione.

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