Unioni civili? Vogliamo il referendum

Le grandi battaglie si combattono a viso aperto, non con i cavilli legislativi. Perché anche chi tifa per il matrimonio tra persone dello stesso sesso deve augurarsi che il ddl Cirinnà (pasticcio micidiale) sia affossato in Parlamento.
Unioni civili? Vogliamo il referendum

Non hanno il coraggio di usare un linguaggio chiaro, di chiamare le cose con il loro nome, di riconoscere il vero fine del progetto, e per questo, da mesi, si passa il tempo a girarci intorno e a giocare con le parole e a nascondere la verità: il disegno di legge che porta il cognome della senatrice del Pd Monica Cirinnà noNon hanno il coraggio di usare un linguaggio chiaro, di chiamare le cose con il loro nome, di riconoscere il vero fine del progetto. E per questo, da mesi, si passa il tempo a girarci intorno e a giocare con le parole e a nascondere la verità: il disegno di legge che porta il cognome della senatrice del Pd Monica Cirinnà non vuole promuovere semplicemente le unioni civili con possibilità di adottare il figlio naturale preesistente del partner, ma vuole fare qualcosa di più: introdurre tramite ipocriti giochi di prestigio legislativi (a) il matrimonio tra persone di sesso diverso e (b) aprire la strada giurisprudenziale alla possibilità che vengano in futuro equiparati ai figli naturali, frutto di una precedente unione eterosessuale, dentro o fuori il matrimonio, anche i figli nati da utero in affitto. (“Il mio sospetto – ha detto con onestà al Foglio il deputato del Pd Alfredo Bazoli – è che la legge sulle unioni civili sia un tentativo incostituzionale d’introdurre surrettiziamente i matrimoni omosessuali”).

 

La si può pensare come si vuole e si può essere più o meno favorevoli o contrari al disegno di legge descritto, ma non si può negare che il ddl in questione, proprio in virtù del fatto che il nostro ordinamento già oggi riconosce uno spettro molto ampio di diritti individuali ai componenti di una unione omosessuale, individua di fatto un regime che è identico a quello del matrimonio, riprendendo alla lettera le formule che il Codice civile adopera per disciplinare l’unione fra coniugi e aprendo proprio per questo la strada a una parificazione totale dei diritti tra matrimoni contratti da persone di sesso diverso e matrimoni contratti da persone dello stesso sesso (tutti i diritti dunque, compreso quello di avere figli, anche attraverso la maternità surrogata). Si può essere favorevoli o contrari a questo percorso, dunque, ma proprio perché il tema è delicato e cruciale non ci si può nascondere dietro ad alcuni cavilli legislativi e non si può accettare che una rivoluzione culturale e antropologica venga introdotta in modo surrettizio, con un linguaggio surrogato e con l’idea che sia giusto accettare il fatto che saranno i giudici a riconoscere a poco a poco che un’unione civile sul modello Cirinnà non può che avere lo stesso status di un matrimonio vero e proprio. Giusto o sbagliato che sia, alla luce di quello che abbiamo descritto, viene naturale sperare che le voci siano vere, che il chiacchiericcio parlamentare sia più arrosto che fumo, e che la prima manifestazione importante (il Family Day della prossima settimana) convocata anche contro il segretario (Renzi) del partito (il Pd) che ha promosso il ddl Cirinnà abbia l’effetto di rallentare e di far affondare un disegno di legge che in Italia introdurrebbe di nascosto il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tocca dunque augurarsi che abbia ragione chi nel Pd oggi sospetta che il presidente del Consiglio sia rassegnato all’idea che il ddl sarà affossato al Senato, e tocca augurarselo non solo se si pensa che quel progetto sia scellerato ma anche se si pensa che quel progetto sia giusto e necessario per il futuro dell’Italia. Non serve una legge furbetta e mal scritta per introdurre i matrimoni gay (questa legge a noi non piace) ma sarebbe più logico, come abbiamo già scritto su questo giornale alcuni mesi fa, introdurre per materie di questa natura il referendum propositivo. Per le nozze omosessuali, ciò permetterebbe di scannarsi alla luce del sole, di portare in campo una battaglia limpida, di chiamare le cose con il loro nome, costringendo i due fronti a emergere con chiarezza e a confrontarsi a viso aperto, come un tempo avrebbe detto Renzi, e soprattutto senza giri di parole.

 

[**Video_box_2**]Papa Francesco ha ragione, dal suo punto di vista, quando dice che “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” e se questa confusione ci deve essere e se questa evoluzione, come ha detto ieri Renzi alla riunione del Pd, è semplicemente “irrinunciabile”, bisogna sperare che il Parlamento capisca che su questi temi le mediazioni non servono, che le leggi parlamentari rischiano di pasticciare, di complicare, e che è giusto decidere noi, noi elettori, cosa è legittimo fare e cosa non è legittimo fare su un tema chiave come il matrimonio. Sappiamo bene che non esiste una formula di referendum tale oggi, ma di fronte a un tema “irrinunciabile” si potrebbe ragionare su una leggina così scritta che, come suggerito tempo fa da Giuliano Ferrara, permetterebbe di rendere possibile il referendum consultivo sulle nozze omosessuali: “E’ lecito il referendum consultivo su questioni di rilevante interesse etico-sociale. Le procedure di convocazione ed esecuzione sono le stesse del referendum abrogativo. La domanda su cui si vota è definita dai comitati richiedenti e portatori del numero di firme necessarie, salvo diverse disposizioni della Corte di Cassazione”. Dunque scanniamoci, prepariamoci e lottiamo, ma facciamolo chiamando le cose con il loro nome e facciamolo soprattutto senza dibattere su questioni cruciali con piccoli e surreali giochi di prestigio legislativi.

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