Quattro giudici, ritmi (un po’) più lenti e tanti casi umani in MasterChef 5

La conferma arriva mentre il mondo, fuori, festeggiava con petardi botti e vomito sui marciapiedi: questa edizione di MasterChef Italia, la numero cinque, è piena di casi umani.
Mahatma
Quattro giudici, ritmi (un po’) più lenti e tanti casi umani in MasterChef 5

Ai tre giudici storici si è aggiunto, da questa edizione, lo chef Antonino Cannavacciuolo

La conferma arriva mentre il mondo, fuori, festeggiava con petardi botti e vomito sui marciapiedi: questa edizione di MasterChef Italia, la numero cinque, è piena di casi umani. Il sospetto c’era venuto già gustando le prime due puntate, quelle meno interessanti perché servono unicamente a scremare il gruppo e a far piangere davanti a un piatto di fettuccine al tartufo venute male (cioè sciolte in una cosa obbrobriosa che sembrava una frittata o una di quelle cacche canine già pestate per strada) chi si credeva l’erede di Cracco. Per capire chi sarà il genio dei fornelli bisognerà aspettare, siamo appena agli inizi è c’è già chi fa sapere di essere andato nel pallone. C’è la concorrente francese che fa di tutto per rendere nota la propria nazionalità a forza di “oui” e di salse “molto francesi” (copyright Bruno Barbieri) e che si mette a cuocere la quaglia intera a vapore. C’è il filosofo ventiseienne che fa sfoggio della sua istruzione appena può, parlando del suo amico Nietzsche e arrivando a dire davanti a Joe Bastianich che “questo è un piatto che parla di Dio”, al che il povero giudice italo-americano chiede se quella roba informe e solo appena visibile fosse lo Spirito Santo. Concorrente che quanto a simpatia (ma c’è sempre tempo per ricredersi, siamo flessibili qui) è sullo stesso piano della mitologica avvocatessa Tiziana, poi premiata con la vittoria qualche anno fa. E ho detto tutto. Col senno di poi, rimpiangiamo il catechista Paolo della scorsa edizione.

 

Ma il caso più umano di tutti è senza dubbio “Maria detta Marzia”, la farmacista meridionale trapiantata in un minuscolo borgo dell’Emilia che entrata con quattro sì dei giudici da quel momento è sempre sulla graticola. Ha provato il viagra maschile che le ha fatto venir voglia di fare lavatrici, ha raccontato aneddoti sui clienti che domandano farmaci per la diarrea della nonna e poi… poi non si sa perché si è messa a parlare di sua nonna Clotilde e nessuno ha capito niente. Forse l’hanno presa per quello. Di certo, non ci faremmo dare neanche un Moment per la cefalea, dalla spumeggiante Marzia. Poi c’è uno che ha come nome di battesimo, Maradona. E’ libanese e ha cucinato qualunque cosa presente sul globo (dice lui), per ora ha stupito solo col piatto della prima selezione. Chissà. E come non dimenticare Lucia, la mastodontica sindacalista bresciana che Bastianich ha già definito “una comunista e i comunisti in America mangiano i bambini”. La sensazione è che sarà fin da subito un’edizione più “pepata” della precedente già all’inizio: lo si è visto nella prima esterna sulle spiagge di Riccione. Ci mancava poco che spuntassero fuori i coltelli. Si intravedono già le serpi invidiose pronte a gufare e quelli che tifano per l’uscita della “galina vecia” (Mattia, il padovano ha così definito la maestra – ricordava di essere stata maestra ogni tre pulsazioni cardiache – Ivana, che si è imposta caposquadra ed è stata miseramente rispedita a casa al Pressure Test).

 

[**Video_box_2**]La novità delle novità è naturalmente la presenza di quattro giudici, con l’aggiunta di Antonino Cannavacciuolo ai tre confermati (pare che il gigantesco chef napoletano dovesse in un primo momento sostituire Carlo Cracco, ha scritto di recente Aldo Grasso). Il risultato è che i ritmi paiono un po’ più lenti, visto che un piatto deve passare al vaglio di un esperto in più, con tutto quel che ne consegue in termini di chiacchiere. Chiariamo: la messa cantata di MasterChef è sempre sublime, il montaggio è pazzesco, ma forse la dinamicità della gara ne risente un po’. Detto ciò, Cannavacciuolo in quell’arena ci sta benissimo.

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