Lemmy dei Motorhead è già morto varie volte. C'è chi giura che supererà anche questa

Della vita di Lemmy Kilmister, il cantante e bassista dei Motörhead, si sanno molte cose, tantissime di queste sono avvolte nella leggenda. Lui ci ha sempre scherzato su, non ha mai confermato né smentito: "Siamo umani e gli umani raccontano storie". In molti credevano fosse addirittura immortale. Oggi, forse, ha smentito tutti.
Lemmy dei Motorhead è già morto varie volte. C'è chi giura che supererà anche questa

Lemmy Kilmister, cantante e bassista dei Motörhead è morto il 29 dicembre 2015 (foto LaPresse)

Questa volta è vero. Lemmy Kilmister, il cantante e bassista dei Motörhead – una delle band più influenti della scena heavy metal mondiale –, è morto nella notte a Los Angeles. Aveva 70 anni e aveva scoperto soltanto da due giorni di essere malato di cancro. E' stata la stessa band ad annunciare la sua morte in un post sulla pagina Facebook: "Era a casa, seduto davanti al suo videogame preferito, con la sua famiglia. Non ci sono parole per esprimere il nostro choc e la nostra tristezza".

 

There is no easy way to say this…our mighty, noble friend Lemmy passed away today after a short battle with an extremely...

Posted by Official Motörhead on  Lunedì 28 dicembre 2015

 

Questa volta non ci saranno smentite, nuove apparizioni, ritorni improvvisi. Ian Fraser Willis – questo il vero nome del rocker inglese – era stato dato per morto almeno in altre due occasioni. La prima nel 1987, quando di lui si persero le tracce per una settimana. Qualche giorno prima lo avevano visto lasciare un locale di Londra sorretto a stento da due persone. La seconda volta è successo nell'ottobre del 1990: la polizia inglese ritrovò la Triumph Bonneville del cantante che bruciava lungo una strada costiera in Cornovaglia. Le autorità cercarono il cadavere per oltre trenta ore, ma non lo trovarono. La Bbc diede la notizia del decesso il giorno dopo, e nessuno si sentì di smentire. Qualcuno diceva che era depresso, che se ne era andato da un locale dicendo "non mi vedrete più". La band non commentò la notizia, si chiuse negli studi in attesa di conferme. Lui apparve tre giorni dopo, in taxi con due ragazze, la barba tagliata e vestito in giacca e cravatta. Disse: "Sono due linguiste di Oxford, abbiamo parlato molto di letteratura. Ah, la moto me l'hanno rubata una settimana fa, mi sono dimenticato di denunciarlo".

 

La vita di Lemmy è stata un susseguirsi di leggende, fatti inverosimili spacciati per veri, forse davvero realmente accaduti, in cui le certezze sono sempre difficilmente documentabili. Anche perché lui non ha mai smentito nulla, ha sempre risposto con il suo ghigno e un laconico: "Chissà, alla fine siamo umani e gli umani raccontano storie".

 

 

Negli ultimi anni mostrò insofferenza nei confronti di chi gli chiedeva della sua salute e di chi gli chiedeva quale sarebbe stata la data della sua morte: "Sono stanco di dover rispondere sempre alla domanda 'Stai per morire?'. Sto invecchiando, lo so, ma sto bene e sono ancora lì fuori a fare del mio meglio. Ho dei giorni buoni e dei giorni brutti ma la gran parte sono comunque positivi", disse l'anno scorso a Virgin Radio.

 

Artista vero, bassista di talento, cresciuto ad Anglesey, in Galles, un luogo dove gli inglesi sono chiamati “lemmy”, caproni. E lui, in fondo, ne andava un po’ fiero – per questo si faceva chiamare così. Nel 1967, ventiduenne, si fece sei mesi in tournée con Jimi Hendrix, poi al basso negli Hawkwind, prima di fondare nel 1976 i Motörhead e scrivere alcune pagine della storia del rock. Ma Lemmy è stato anche un’icona, e non solo musicalmente. Lo stile, le pose, baffoni e basette, cappello e stivali da cowboy, vestiti neri e occhiali da sole. E’ stato il protagonista di un genere paraletterario, quasi sempre trasmesso oralmente tra fan e appassionati, quello che la rivista musicale Rolling Stone quasi un decennio fa chiamò storyLemming, la narrazione della storia di Lemmy dei Motörhead. Il bassista dei Red Hot Chili Pepper Flea disse a Mtv anni fa: "Fossero vere tutte le storie su di lui, Lemmy dovrebbe avere più o meno un centinaio di anni, vissuti tutti intensamente 24 ore su 24".

 

 

Il mito inizia nel 1986. I Motörhead pubblicano Orgasmatron, la tournée li porta in America. A New York Lemmy incontra due ammiratrici, le porta in un motel e per far colpo su di loro inizia giocare con le sue katane. Tra whisky, anfetamine e cocaina la situazione degenera e Lemmy fa a fette tende e divani. Le ragazze ridono, si spogliano, si concedono. Lemmy si sveglia nel cuore della notte e si rende conto del disastro combinato, la cocaina è ancora sparsa sulla moquette. Allora preferisce dare fuoco a tutto. Nel 1995 a chi gli chiese conto dell’episodio rispose: "Si sono dette tante cose sul mio conto, molte cazzate le ho fatte, chissà".

 

Pochi mesi dopo quell'intervista Lemmy collassa sul palco e nella caduta si ferisce al braccio. Viene portato in ospedale, eccesso di alcol e anfetamine, dicono i medici. Subisce una lavanda gastrica, viene suturato, sedato e tenuto in osservazione per alcuni giorni. Il livello di tossine che gli trovano nel sangue di Lemmy sarebbe letale per una buona parte della popolazione mondiale. Ma lui si riprende e poche settimane dopo, in un concerto in California si rivolge alla folla: "Mi hanno detto che stavo messo male, ma sono qui ancora a cantare, forse sono immortale". E in effetti, che fosse immortale lo hanno pensato in tanti. Oggi, però, ci ha smentiti tutti.

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