Resoconto di una passeggiata incredula e ottimista nei giorni di Natale

La maggioranza assoluta dei miei concittadini, ma direi anche degli europei e degli americani, è sicura di alcuni fatti. Che tipo di uomo sei se pensi che siano tutte balle, ipocondrie, manifestazioni ideologiche di uno spirito del tempo deculturalizzato, manipolato, ingenuo?
Resoconto di una passeggiata incredula e ottimista nei giorni di Natale

foto LaPresse

La maggioranza assoluta dei miei concittadini, ma direi anche degli europei e degli americani, è sicura di alcuni fatti: le guerre americane e occidentali dopo l’11 settembre erano motivate da imperialismo e ricerca di vantaggi sul mercato petrolifero, i musulmani credono nel nostro stesso Dio e anelano alla pace in nome della loro Rivelazione profetica, il pianeta si surriscalda per colpa del carbone e delle ciminiere e le conseguenze saranno apocalittiche, gli ebrei sionisti di Israele hanno rotto i coglioni. Su scala solo apparentemente minore, si crede in mille altre cose che riguardano la cura del corpo, le diete e le allergie o intolleranze, la generazione e la sessualità, il carattere eminentemente predatorio della finanza nelle mani di pochi burattinai, il diffondersi antropogeno della miseria e delle epidemie, la scarsa o nulla propensione dell’umanità contemporanea all’assistenza all’accoglienza e alla misericordia, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Che tipo di uomo sei se pensi che siano tutte balle, ipocondrie, manifestazioni ideologiche di uno spirito del tempo deculturalizzato, manipolato, ingenuo?

 

Mi sono fatto questa domanda passeggiando con i cani nel giorno di Santo Stefano martire, a Roma, in una giornata illuminata da uno splendido sole in cui le particelle sottili non si vedevano tanto erano sottili e si poteva come si dice “respirare a pieni polmoni”, la gente del Testaccio incontrata si esprimeva con la solita rozza ma confortante gentilezza, di lontano crepitavano le prove dei botti di capodanno, e in genere il mondo dell’esperienza personale era molto dissimile da quello dei diversi monitor in cui si fa l’informazione ansiogena dei nostri giorni. Ecco: il mio tipo d’uomo, cioè l’incredulo, ha vocazione, mi sono detto, a uno strano ottimismo. Tornerà il vento e spazzerà via i tremori della meteorologia da incubo generata da un inverno caldo, verrà un inverno freddissimo, si ricomincerà con le confortanti piogge manzoniane capaci di allontanare la peste o la paura della peste, cesseranno gli assalti alle banche come cessarono gli assalti ai forni, si capirà che il petrolio non c’entrava niente con la guerra irachena e che il sornione attendismo irenistico obamiano ha fatto più danni e lutti delle campagne di Bush, Cheney e Rumsfeld, che negli anni della grande menzogna gli americani si emancipavano dalla dipendenza petrolifera e si dedicavano allo shale gas, che siamo meno miseri nel mondo non sviluppato di quanto lo fossimo dieci o vent’anni fa, e questo per merito dello sviluppo e dell’apertura mondiale dei commerci e della finanza. Verrà un tempo in cui sarà valorizzato il fatto che a Natale centinaia di profughi generati dall’inerzia occidentale in medio oriente sono stati soccorsi da gente che merita l’erezione di un monumento massiccio alle guardie costiere e ai volontari invece che gli altari con le barche dei poveracci trasformate in liturgia disperata della morte per acqua. Verranno giorni in cui si capirà che la medicina è fatta per l’uomo, non l’uomo per la medicina, e la vita che fa morire può essere addolcita da una temperanza e continenza, da un gusto dell’esistenza, che è meglio, anche come terapia, delle nevrosi ospedaliere e cliniche sempre più diffuse. 

 

Si capirà che gli investimenti nei titoli finanziari sono sempre a rischio, e che in nessuna epoca come la nostra il rischio è stato così ridotto. Che il funzionamento del sistema è l’unico antidoto alla vera apocalisse, come dimostrarono i giorni della disdetta e della sconfitta davanti agli sportelli vuoti delle banche ateniesi. Che il nostro vero problema è l’invecchiamento della popolazione e la riduzione del numero dei figli generati da amplessi tra coppie giovani derivata da una mentalità antinatalista ovunque diffusa, fino all’esito grottesco della critica del Natale stesso. Insomma, il tipo d’uomo che auspico, come prodotto dell’esperienza personale e della memoria tradizionale di nuovo valorizzate, è un burbero Scrooge riconvertito ai doveri e ai piaceri sociali, un narratore ed eroe dickensiano da lieto fine, una Alice piena di gioia e di misteriosa voglia di viaggiare tra le meraviglie del sapere psicologico e gli stupori morali. La passeggiata mi ha fatto bene, e questo ne è il resoconto, con gli auguri.

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