Il petrolio resterà sottoterra. Un libro profetico sull’Italia del non fare

Chiacchierata con Giovanni Negri sulla guerra delle diligenze del potere italiano, una contro l’altra, contro il progresso.
Il petrolio resterà sottoterra. Un libro profetico sull’Italia del non fare

Roma. Il petrolio, alla fine, rimarrà sottoterra. E’ quel che è successo – di nuovo – in Italia, con la decisione del governo Renzi di ripristinare il divieto di ricerca e produzione di idrocarburi entro i 22 chilometri dalla costa, già rimosso col decreto Sblocca Italia. Ed è ciò che aveva previsto anche l’ultimo romanzo di Giovanni Negri: “Il gioco delle caste”, uscito a settembre per Piemme (420 pp., 18,50 euro). Giovanni Negri ha iniziato come segretario del Partito radicale, è stato il più giovane deputato della storia della Repubblica. Adesso produce vino e scrive libri gialli. Ma nell’intervallo è stato giornalista, e ha firmato un libro sull’“Italia del non fare”, di cui in questa finzione c’è più che un’eco.

 

“L’idea mi è venuta quando è letto un articolo di Romano Prodi sulla quantità enorme di petrolio che c’è in Adriatico, e che potrebbe fare dell’Italia il primo produttore d’Europa”, racconta. “Alla pari con i grandi produttori del Mare del Nord. Si tratta di enormi risorse non sfruttate, di un valore equivalente a cinque miliardi annui per la nostra bilancia dei pagamenti. Ma a noi italiani sembra non interessare, e allora è il governo croato che ha indetto una gara fra le grandi compagnie energetiche internazionali. Secondo il ministero degli Esteri di Zagabria, può fare della Croazia il gigante energetico d’Europa”.

 

Nel frattempo Piemme aveva proposto a Negri una “House of Cards” all’italiana, a cui in un primo momento aveva detto di no. “La politica a Roma ha ben poco in comune con il potere a Washington o a Londra”, spiega. “Dal giorno in cui l’hanno ribattezzata ‘casta’, la classe politica non ce la fa più a coincidere con il potere. Altre caste hanno mosso all’attacco, ai vecchi squali si sono affiancati lupi, orsi e sciacalli, sancendo finalmente ciò che a tutti è ora visibile. Il nuovo potere italiano è una diligenza a bordo della quale, ben più che la casta ferita a morte, si sbracciano nuovi protagonisti, poco importa se magistrati vendicatori, porporati ambiziosi, giornalisti capipopolo, imprenditori delocalizzati e banchieri d’assalto”.

 

[**Video_box_2**]Né casta né “House of cards”, dunque, ma “gioco delle caste”.  Nella fiction di Negri il re di quadri si chiama Angelo Maria Predieri: deputato rampante e cocainomane di origine lombarda, che per fare il salto di qualità definitivo ha inventato il partito dell’Estremo centro. Il re di fiori è Saverio Dioguardi: magistrato meridionale con moglie cultrice di archeologia, che a un certo punto manda un avviso di garanzia a un deputato per poterlo sostituire. Il re di picche è Terenzio Magliano: cardinale mondano e manovriero per il quale creare un Papa è ancora più importante che diventarlo. La regina di cuori è Lavinia Salvi: potente giornalista radical-chic, con toy-boy da sistemare ma con un passato ricattabile. Poi ci sono il deputato peón Salvatore Liconti, l’arciprete affarista Carmelo Pagliarulo, il capopopolo ecologista Paolo Betti, il coscienzioso commissario Cosulich, l’umile Suor Anastasia, la lobbista femminista Carla Porto, il vecchio boss della Prima Repubblica Antonio Di Carlo, l’arrampicatrice Paola. Sembrano personaggi di contorno, ma l’apparenza inganna. Per quanto possa essere  a sorpresa il finale, però, il petrolio rimarrà sottoterra. Storia vera? Storia falsa? “Potrei cavarmela dicendo che è tutto vero, oppure tutto falso. Ma il guaio è che è tutto perfettamente verosimile”. La quarta di copertina esibisce le lodi di Romano Prodi, Angelo Panebianco, Giancarlo Loquenzi, Gianfranco Pasquino, Tobias Piller. “Ma il complimento maggiore me lo ha fatto un radical-chic deluso che mi ha detto: pensavo di leggere una cosa alla Bellocchio, invece è una cosa alla Albero Sordi”. (ma.stef.)

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