Ascoltiamoci

Non solo un ritorno all’infanzia, né un modo per avere le mani libere. L’audiolibro è sempre esistito
Ascoltiamoci

Se al mondo ci sono due tipi di persone, i lettori e gli ascoltatori, e se i lettori hanno poco tempo e lunghi viaggi in auto o in treno dentro la vita dei loro giorni, ecco spiegato il successo (per ora soprattutto americano) degli audiolibri. Un segmento editoriale in crescita, voci rassicuranti, spesso voci famose, a cui si è affezionati, da cui si è disposti ad ascoltare qualunque cosa pur di farsi cullare, e a volte succede che le parole parlate vendano fino a quattro volte in più delle parole scritte. Come una musica, come un racconto orale, e del resto è nato tutto così, per essere ascoltato.

 

Adesso Jake Gyllenhaal legge “Il grande Gatsby”, Tim Robbins legge “Fahrenheit 451”, in Italia Claudio Santamaria legge “Limonov” di Emmanuel Carrère, Francesco De Gregori legge “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad e “America” di Kafka, e molti lettori decidono di mettersi le cuffie e ascoltare un thriller, o anche “Memorie dal sottosuolo” o “Il cardellino” di Donna Tartt, come si fa spesso la sera alla radio: significa che stiamo tornando indietro anche in questo, dall’età adulta all’infanzia, quando chiedevamo la favola della buonanotte, e poi un’altra, e volevamo l’intonazione giusta, il lupo doveva proprio avere la voce del lupo, quella che rimbombava nella nostra testa? In realtà l’audiolibro è un modo piuttosto semplice di avere le mani libere: carichiamo la lavastoviglie e intanto qualcuno al posto nostro legge: “Così continuiamo a remare, zattere contro corrente, risospinte senza posa nel passato”, e noi possiamo anche asciugarci gli occhi, sgridare un bambino che va in skateboard in salotto, mandare un messaggio, fare ginnastica.

 

[**Video_box_2**]I lettori convinti sono spesso scettici sull’ascolto di un libro, dicono che si perde troppo, interi dialoghi volano via, ed è impossibile restare concentrati senza avere davanti agli occhi le parole stampate, ma il ritmo di una frase, e anche la rivelazione sull’assassino, può passare attraverso le orecchie. Da bambini abbiamo consumato i mangiadischi a forza di infilarci dentro i quarantacinque giri con le favole, e li abbiamo imparati a memoria insieme alle canzoncine, incuranti della questione omerica e della tradizione orale, ma adesso dicono che gli ascoltatori di libri segnano un cambiamento estetico nelle abitudini dei lettori. Che diventano consumatori di libri, come di patatine fritte, come di germogli di soia. Vogliono ottenere il massimo dalle giornate e dalle notti, vogliono dire: ho appena riletto “Il buio oltre la siepe” e per pigrizia e onestà lo infilano nel lettore in automobile a tutto volume, sperando di dare un passaggio a una ragazza e fare bella figura con la collezione di classici della letteratura nel portaoggetti. Anche questa, insomma, non è affatto una novità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi