Istruzioni per vivere felici e spensierati ma con juicio

Celebriamo il nostro modo di vivere, moltiplichiamo gli acquisti, i concerti, questa la vulgata, ma piano con la celebrazione del Natale, il compleanno del Bambin Gesù è pericoloso, offende la laicità delle istituzioni - di Giuliano Ferrara
Istruzioni per vivere felici e spensierati ma con juicio
Celebriamo il nostro modo di vivere, moltiplichiamo gli acquisti, i concerti, questa la vulgata, e se del caso let’s kiss the devil, let’s live with the devil, come diceva il canto degli Eagles Death Metal al Bataclan; ma piano con la celebrazione del Natale, il compleanno del Bambin Gesù è pericoloso, offende la laicità delle istituzioni, può incentivare il jihad come prodotto di opposti estremismi. C’è una relazione tra la trasformazione del nostro way of life in una festa comandata e la cancellazione per il bene della pace religiosa delle feste comandate. Il presepe lo abbiamo trasferito nell’idealizzazione della movida offesa dai combattenti islamici, una roba da caffè-concerto, perché procedendo oltre l’idolo della libertà come ideologia non sappiamo pensarne il contenuto o il fondamento, e così possiamo fare a meno del bue, degli asinelli, dei Re Magi, di san Giuseppe, Maria e dello stesso bambinello. Il nostro presepe siamo noi.
 
Il narcisismo da pensiero debole è una strana bestia. Ci rispettiamo in quanto vittime. La vittima è il tipo dell’eroe occidentale. Non ne conosciamo altri, di eroi. Come difensori della sicurezza collettiva, diffidiamo di noi stessi, paventiamo le forze di stato, la logica dei governi, le norme dello stato di emergenza. C’è una ragione seria in tutto questo, siamo lo stato di diritto, siamo la libertà d’espressione e di azione, siamo la civiltà della chiacchiera, intesa in senso buono, come liturgia quotidiana di un mondo illuminato e senza le complicazioni del sacro. Ma pieni come siamo di supereroi, di eroi da favola, di vendicatori dei torti da palcoscenico e da grande e piccolo schermo, da playstation, manchiamo il richiamo all’eroe normale, all’eroe che dovrebbe essere in noi, nel nostro affettato disprezzo per la paura, nella nostra capacità di colpire chi ci colpisce in nome di ragioni altrettanto forti. Combattere una guerra è un abuso che storpia il nostro abituale modo di vita, in qualunque forma lo si immagini, non è questione di bombardamenti e baionette e trincee, basta pensare a una qualunque difesa del Santo Natale.
Il nuovo patriottismo, nel frattempo, sarebbe la gioia di vivere. Magari. In realtà il godimento multitasking della nuova stagione tecnologica è una disciplina severissima, un training per niente autogeno, un affare delicatissimo in cui si mescolano impulsi religiosi, millennial e millenarismo, e sofisticazioni culturali e di conoscenza.
 
[**Video_box_2**]E’ ovvio e bello che si debba vivere con gioia. Che si debba quanto possibile giocare spensierati. Che ci sia un mondo incantato da preservare quando si scatena l’assalto demoniaco di amanti della morte. Però la storia aiuta, non che sia banalmente maestra, è amica. La consapevolezza anche dolorosa di un’eredità serve. Insomma divertiamoci, facciamo di ciascuno di noi un pupazzetto d’avvenire, carico di promessa, che rifiuta la brutalità del presente e danza e sorride e celebra, ma senza dimenticare che c’è sempre qualcuno a cui non piace il presepe.

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