Il ciclo vitale

“In quei giorni” vale anche per gli uomini. E’ la sindrome del maschio irritabile, non carattere. Dopo millenni trascorsi a subire gli occhi al cielo e i sorrisetti degli uomini a ogni femminile vago malessere, con la condanna ad ascoltare, la domanda: “Sarai mica in quei giorni?”, ecco che gli uomini, hanno deciso di soffrire modernamente, paritariamente, di sindrome premestruale
Il ciclo vitale

Dopo millenni trascorsi a subire gli occhi al cielo e i sorrisetti degli uomini a ogni femminile vago malessere, con la condanna ad ascoltare, senza più nemmeno immaginare rivolte armate, l’elegante domanda: “Sarai mica in quei giorni?” per ogni nervosismo, ogni fame improvvisa, ogni legittima arrabbiatura, e dopo un secolo in cui abbiamo nascosto i nostri mal di pancia (e anche la cistite) sotto sorrisi tirati e pasticche di ibuprofene, per essere proprio come i maschi e dimostrare di poter guidare il mondo “anche in quei giorni”, ecco che gli uomini (o almeno le loro parti femminili e bisognose di fragilità biologica), hanno deciso di soffrire modernamente, paritariamente, di sindrome premestruale, anche detta: sindrome dell’uomo irritabile.

 

Una volta al mese, per qualche giorno, si svegliano già depressi, stanchi, affamati, rompiscatole, permalosi, affranti per tre gocce di pioggia, devastati dalla scoperta che qualcuno non ha messo la birra in frigorifero, fissano un punto nel muro e sono anche esageratamente sensibili: bisogna fare molta attenzione a non ferire i loro sentimenti dicendo “guarda che ti sei macchiato di sugo”, potrebbero reagire malissimo.

 

[**Video_box_2**]Studi medici sostengono che non si tratta di un’invenzione, di un tentativo un po’ mitomane di emulazione (succede a volte che alcuni uomini si convincano di avere partorito al posto della compagna, e chiedano assistenza all’ostetrica), e nemmeno di brutto carattere, ma di testosterone che, abbassandosi, provoca qualcosa che può essere senza dubbio definito “man period”: molti accusano anche un forte mal di pancia, crampi al basso ventre, e chiedono comprensione, sopportazione, vaschette di gelato, carezze sulla testa. Così, se lui tiene il muso sul divano mangiando cioccolatini e buttando le carte per terra, bisogna provare tenerezza, partecipazione emotiva, e non desiderio di fuga o di violenza verbale. E se sempre lui si sente così infelice da non riuscire proprio a portare fuori il cane, pagare le multe, parcheggiare l’automobile, portare il figlio a nuoto (“ho un cerchio alla testa, mi sento strano, tu non mi capisci”), in nome delle pari opportunità bisognerebbe alzare gli occhi al cielo, fare un sorrisetto e domandare, senza paura di essere insolenti o sessiste: povero caro, sei in quei giorni? Lui annuirà con convinzione, perché nel nuovo mondo un quarto degli uomini (inglesi) crede a questa sindrome, e anzi la rivendica senza pudore, almeno nell’intimità domestica (per ora non sul lavoro). Non ditegli mai: sii uomo, ma allungategli un pezzo di cioccolata fondente e sperate che gli passi in fretta.

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