“Gli assassini ridono”

“L’ebetudine ha stordito Parigi prima del jihad”. Parla Camus, gran letterato “islamofobo” di Francia. “Per far accettare la sottomissione all’islam, la Francia prima ci ha dovuto indottrinare”.
“Gli assassini ridono”

Foto LaPresse

Roma. Nelle ore successive alle stragi di Parigi, nell’account Twitter di Renaud Camus si accumulavano messaggi come questo: “Sodomita, per te c’è un proiettile”. Per anni, Camus si era autoisolato nel castello di Plieux, sui Pirenei, la terra che ha dato i natali a D’Artagnan. Da lassù, lo scrittore libertino gettava uno sguardo nero, notturno, sul destino della Francia. L’attacco del 13 novembre lo ha trascinato nuovamente a Parigi. Sulfureo e sfuggente, Camus è lo scrittore che più di ogni altro, prima che Michel Houellebecq lo commercializzasse in “Soumission”, ha incarnato l’assillo francese per l’islam. Camus l’ha pagata cara, con l’estromissione dai salotti letterari e due processi. “Uno nel 2014 al diciassettesimo tribunale e uno nel 2015 alla Corte di Appello”, racconta Camus al Foglio.

 

“Condannato entrambe le volte per incitamento all’odio. A farmi causa il Mouvement contre le Racisme et pour l’Amitié entre les Peuples, che io ho ribattezzato Mouvement Pour le Remplacement Accéléré du Peuple”. Cafard e umorismo vanno sempre assieme nella prosa di questo dandy gay, elettore socialista passato al “lepenismo”, come dicono i suoi detrattori, e che ha appena lanciato un appello per dire “no alla deculturazione”. Fra i firmatari, Alain Finkielkraut e Michel Onfray. Camus ha un curriculum che vanta maestri e amici come Warhol e Rauschenberg. “Non vi è alcun motivo di sospettare la sincerità di questi atteggiamenti, sentimenti, dolore”, ci dice Camus a proposito delle reazioni alle stragi. “Ma c’è un impulso mimetico, un desiderio di appartenere: orsacchiotti, candele, sit-in. I francesi sono stati ridotti a una sorta di ebetudine per mezzo secolo dalle élite: a scuola, con l’insegnamento dell’oblio; in televisione, con programmi intensi di imbecillimento di massa. Dovrebbero ridere, gli assassini e chi li ha armati, di fronte a questi eccessi di stupidità. I francesi reagiscono così alla tragedia di un uomo che soffre del cancro al polmone: ‘Non mi farà smettere di fumare’”.

 



 

Prima dei terroristi, la Francia secondo Renaud Camus è stata colpita da qualcos’altro. “E’ la reazione di un paese che vive in una illusione. E’ una menzogna. Il libero pensiero, l’ebraismo, il cristianesimo stanno tutti morendo in Francia, e ci resta solo un limbo, un coma. Una sorta di vanità culturale dagli anni Settanta ci ha come stregati che potessimo integrare senza problemi. La Francia è distrutta dalla sua sottomissione all’islam soltanto perché è stata prima annichilita da una forma senile ed estrema di antirazzismo, l’idea orribile e immorale che gli uomini, le donne e i popoli possano essere intercambiabili l’uno con l’altro; che sono tutti lo stesso materiale umano, al di là della loro storia, cultura, origine, civiltà. Ma per questo è necessario lo stordimento, l’indottrinamento permanente all’odio di sé, insegnare la dimenticanza. Un popolo che conosce i suoi classici non sarà gettato nella pattumiera della storia. E’ questa ideologia che rende Francia e Europa senza difese di fronte all’islam. L’islam non può essere biasimato se prova a conquistare un territorio e un continente che gli dice, chiaramente: ‘Prendimi, che vuoi che sia, siamo tutti uguali’. L’antirazzismo è come il pacifismo degli anni Trenta”. Girano sempre i soliti nomi fra i giornalisti e gli intellettuali francesi che hanno messo in guardia da quanto sarebbe avvenuto. “Perché non sottomettersi significa morire civilmente, come venne descritto in maniera ammirevole da Tocqueville”, ci dice Camus.

 

[**Video_box_2**]“C’è questa tirannia del bene che è peggio del comunismo. Se ti schieri contro perdi tutti i vantaggi sociali, diventi un mostro. Cessi di appartenere alla comunità dei vivi. E’ un mondo della verità invertita, un regno del falso, dove le parole perdono significato. Chiamano ‘quartiere popolare’ uno dove i francesi nativi non ci vivono più. Questa falsità è anche ragione di speranza, perché una società non può basarsi in eterno sulla menzogna. Come in Unione sovietica, crollata come niente perché si basava sulla menzogna, una menzogna totale e permanente”. Fino a oggi, in Francia c’era la guerra fra il cubo e la cattedrale, la Grande Arche de la Défense fatta costruire da François Mitterrand come monumento alla laicità, e la Cattedrale di Notre-Dame, ormai ridotta a museo. Entrambe appaiono oggi sovrastate da una grande mezzaluna. Conclude così Camus: “Chateubriand aveva capito tutto nelle sue ‘Memorie dall’oltretomba’. In pagine bellissime, dice che ‘non esistono più i popoli dell’Orinoco’, che ‘del loro dialetto sono rimaste una dozzina di parole pronunciate in cima agli alberi’ e che ‘l’ultimo prete franco-gallico parlerà dalla cima di un campanile in rovina’”.

 

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