"Made in France", il film sugli attentati in Francia (ma che è stato girato prima che avvenissero)

La strana storia di una pellicola il cui lancio nelle sale è stato già rinviato due volte: la prima dopo l'attacco a Charlie Hebdo. La seconda dopo le stragi di Parigi.
"Made in France", il film sugli attentati in Francia (ma che è stato girato prima che avvenissero)

La locandina del film "Made in France"

A nord di Parigi, quattro giovani musulmani lasciano una sala di preghiera e si recano all’appuntamento con Hassan, un loro amico appena rientrato dall’Afghanistan, dove si è addestrato con i Talebani. Hassan è tornato in Francia per realizzare una missione: creare una  cellula jihadista in grado di insanguinare Parigi a colpi di attentati a catena. Uno dei quattro ragazzi, di nome Sam, non è però un vero terrorista, bensì un giornalista che ha approfittato delle proprie radici islamiche per infiltrarsi e fare un reportage. Ovvio che adesso ha paura, e vuole informare la polizia, Ma forse è troppo tardi.

 

La trama appena descritta non è qualcosa che la polizia francese ha scoperto sui retroscena dell’ultima offensiva terrorista, bensì è un film. Un film ispirato dunque a questi ultimi eventi? Ovviamente no, sarebbe troppo presto. Un film partito allora dalla vicenda del massacro di Charlie Hebdo? Nemmeno, perché la pellicola risale a prima ancora. L’ambientazione è infatti del 2013 e il film è stato girato nel 2014.  “Made in France” è il titolo, Nicolas Boukhrief il regista, Malik Zidi, Dimitri Storoge e François Civil gli interpreti principali. La locandina mostra il profilo di un kalashnikov che si sovrappone a quello della Tour Eiffel.  Un film profetico, allora?  Fin troppo. Al punto che proprio per questo motivo per la seconda volta non riesce a uscire al cinema. Il lancio, infatti, era previsto in gennaio. Ma poi ci furono appunto le stragi di Charlie Hebdo e dell’Hyper Kasher, e l’uscita fu rinviata a tempi in cui l’impressione del pubblico non fosse così forte. Presentato in anteprima a ottobre, al 20esimo Busan International Film Festival, avrebbe dovuto andare in un centinaio di sale il 18 novembre. Ma, di nuovo, la finzione è stata bruciata sul tempo dalla realtà.

 

[**Video_box_2**]In effetti il regista, di padre algerino e madre francese, si era ispirato alla storia vera di Mohamed Merah nel 2012 a Montauban e a Tolosa, e aveva voluto denunciare il fenomeno dei giovani che tengono in stanza i poster di Bin Laden e dello stesso Merah. I pochi addetti ai lavori che hanno potuto vedere il film assicurano che è un peccato, perché il film è fatto bene. È un thriller avvincente e, al contempo, una precisa analisi psicologica e sociologica sui meccanismi mentali che trascinano i giovani musulmani francesi nel baratro di un estremismo religioso omicida. Peraltro il distributore James Velaise, titolare della Pretty Pictures, assicura che non si tratta tanto di un problema di correttezza politica, ma del semplice fatto che presumibilmente “nessuno avrà voglia di andare al cinema in questo momento”. “Non vogliamo mettere i gestori in difficoltà, obbligandoli a programmare in sale vuote.  Ci sentiamo sotto choc, vogliamo mantenere un profilo basso”. In teoria, l’uscita è dunque rinviata a gennaio, nella speranza che non accada qualcos’altro. Nell’attesa, per lo meno il primo minuto del film è reperibile sul web.

 

 

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