Modern love

Il gene del divorzio, ovvero il terrore sociale che la fine di un matrimonio sia contagiosa. E il contraccolpo sociale: donna felicemente sposata all’improvviso vaga per la città con la carta stagnola in testa, la marijuana nella borsa, lo smalto mangiato, i figli sofferenti, aggredisce pubblici ufficiali e urla al marito. La seconda stagione di The Affair.
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Una quarantenne newyorchese elegante, ricca, bella, perfino dotata del senso dell’ironia, madre di quattro figli, balla in mutande e collant, ubriaca, in camera da letto, e canta la canzone di Lucinda Williams, “I changed the lock on my front door so you can’t see me anymore”, ho cambiato la serratura alla porta così tu non puoi vedermi più, ho cambiato i vestiti, la macchina, il numero di telefono, ho cambiato il nome di questa città. Lei è strafatta perché sta divorziando, e tutto nel suo corpo, nei capelli, nello sguardo e soprattutto negli sguardi delle altre mogli per strada, nei pettegolezzi alle cene grida: lei sta divorziando!

 

E’ la seconda stagione di “The Affair”, in onda in America su Showtime, la serie televisiva che racconta l’amore, l’adulterio, il dolore attraverso lo slittamento dello sguardo: la versione del marito (ex), la versione della moglie, la versione di Alison, il nuovo grande amore, quello per cui lui si è messo nei guai e ha lasciato tutto. Ognuno ha il proprio punto di vista, sempre diverso da quello dell’altro, ognuno ha il proprio dolore, il proprio impazzimento. Helen, e tutti intorno a lei, hanno il divorzio. Analizzato e raccontato nei dettagli: lo sgomento e la rabbia dei figli (il ragazzino di dieci anni spacca il naso al padre che gli sta spiegando che si è innamorato di un’altra, il più grande ha dei fortissimi mal di pancia, l’adolescente ribelle è sempre più magra e arrabbiata), il rancore della suocera, i consigli degli avvocati, le questioni di soldi, le recriminazioni e le strumentalizzazioni: se lei adesso si fa beccare mentre fuma marijuana io posso chiedere l’affidamento esclusivo dei ragazzi? E i consigli non richiesti dei fratelli, e tutta la vita che all’improvviso viene giudicata dal primo che passa. Soprattutto, dice Helen alla ragazza che le sta facendo le mèches, “la gente sparisce, evapora. Annullano gli appuntamenti, non richiamano”.

 

[**Video_box_2**]E’ il contraccolpo sociale del divorzio: donna felicemente sposata all’improvviso vaga per la città con la carta stagnola in testa, la marijuana nella borsa, lo smalto mangiato, i figli sofferenti, aggredisce pubblici ufficiali e urla al marito: “Perché ci stai facendo questo?”. Così le altre mogli si preoccupano, vengono prese dall’ansia “che il divorzio sia contagioso”. Guardano Helen con terrore e curiosità insieme, cercano di individuare il gene del divorzio, per capire se ce l’hanno anche loro. “O mi evitano o mi fanno ottocento domande: scopavate ancora? Quanto scopavate? Quanto litigavate?”. Il gene del divorzio si annida nelle piccole cose: lui che all’improvviso porta fuori la spazzatura, lui che guarda le stelle, lei che dice in continuazione: ti amo. Tutti vogliono sapere, tutti hanno paura. Helen va alla scuola di danza della figlia e due madri stanno parlando di lei: oh poverina, lui la tradiva con la cameriera. Sì, ma si vedeva che non erano felici. Tu credi? Mi sembravano così affiatati. Oh, povera Helen. Povera Helen significa quasi sempre: e se succedesse a me? Infatti una di queste madri blocca Helen in mezzo alla strada, con gli occhi sbarrati per il terrore: “Cara, posso farti una domanda? Ti eri accorta di qualcosa, avevi qualche indizio che sarebbe successo?”. Helen, donna della buona società, educata a non dire mai quello che pensa, riflette un attimo e risponde: “Sì, una cosa strana l’ho notata, ora che mi ci fai pensare: l’estate scorsa Noah aveva un arcobaleno che gli spuntava dall’uccello, avrei dovuto prestare più attenzione”.

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