Lamento sulle scuole milanesi dove nessuno studia più la religione

Dalla “puzza di niente” al vuoto che verrà riempito dagli imam. Le classi vuote all’ora di religione in quella che prima del Pirellone e del Formigone era la città della Madonnina servono solo a esercitare la triste arte della predizione: guardo nella bottiglia di vetro del mio Lambrusco cattolico e vedo barbe nient’affatto hipster.
Lamento sulle scuole milanesi dove nessuno studia più la religione

Molti anni or sono sui muri di un liceo milanese, probabilmente il Berchet, don Giussani notò una scritta: “QUESTA SCUOLA PUZZA DI NIENTE”. Qualche giorno fa su Repubblica ho notato un titolo riguardante proprio i licei milanesi: “Ora di religione, classi quasi vuote”. Di strada ne abbiamo fatta parecchia perciò siamo passati dalla puzza al vuoto, che non è nemmeno capace di puzzare siccome la puzza rimanda alla decomposizione di qualcosa mentre il vuoto non rimanda a nulla. Se c’è puzza c’è vita, o almeno c’è stata. Se c’è vuoto non c’è puzza, al limite, nel frangente, si può immaginare la puzza che verrà: puzza di invasori e di imam, puzza di islam. Le classi vuote all’ora di religione in quella che prima del Pirellone e del Formigone era la città della Madonnina servono solo a esercitare la triste arte della predizione: guardo nella bottiglia di vetro del mio Lambrusco cattolico, mistico, romanico padano, potenzialmente eucaristico, e vedo barbe nient’affatto hipster, vedo palandrane e caffettani, vedo ragazze velate, tutta la sartoria della sottomissione, poi vedo pagine della “Divina Commedia” strappate, Vangelo probito, storia rivoltata, poi sento il bercio del muezzin, poi annuso il fetore del kebab. La natura non tollera vuoti, l’altro giorno ho visto splendide foto della Chernobyl odierna dove la foresta, a cui le radiazioni non fanno un baffo, sta inghiottendo la squallida edilizia comunista. Sono sufficienti altri trent’anni, lasso di tempo notevole nella storia di una persona, risibile nella storia del pianeta, e di quel cemento scadente come l’ideologia che l’ha voluto rimarranno poche rovine muschiose, sprofondate nel verde. Questo per chi pensa che la civiltà sia qualcosa di dato una volta per tutte: prova a tralasciare per trent’anni la manutenzione dell’Autosole e nel 2045 scoprirai com’è bello andarsene fra Roncobilaccio e Barberino di Mugello a dorso di mulo.

 

Cosa sarà fra trent’anni di questa Milano non manutentata? Di questa Milano orgogliosa di se stessa perché dopo non so quanto tempo è riuscita a rimettere un po’ d’acqua nella Darsena? Senza computer e senza Expo gli Sforza e i Visconti ci avrebbero impiegato molto meno, e i lavori li avrebbero commissionati al Leonardo o al Filarete, mica agli architettini laureatini coi loro mattoncini Lego. C’è in giro un romanzo apocalittico di Luca Doninelli che se non sbaglio affronta la questione ma forse appunto sbaglio, sono 838 pagine e credo abbia ragione Cechov: “La brevità è la sorella del talento”. La natura non tollera vuoti e la demografia è natura, anche la religione è natura essendo la sete di Dio intrinseca all’uomo, creatura lacerata fra desideri infiniti e carne mortale. Chi sono le madri dei ragazzi che nei licei milanesi rifiutano l’insegnamento religioso? Donne che comprano insalata già lavata? Che sognano di vivere nel Deserto verticale di Boeri? Che da giovani entravano al Bar Basso e poi ne uscivano coi proprietari di spider (qualche rapporto con la realtà lo intrattenevano) mentre ora si iscrivono al corso di yoga o comprano il cagnetto? Com’è possibile che nel liceo Parini una quinta classe durante l’ora di religione si riduca a quattro studenti? (Pensare che Parini era prete…). E che nel liceo Beccaria sempre una quinta si assottigli addirittura a studenti due?

 

[**Video_box_2**]“O Dio o niente” dice quel cardinale della Guinea che Dio ha mandato per guarirmi il razzismo. “All of this or nothing” canta Dave Gahan insieme ai Soulsavers. Ma come si salveranno le anime dei ragazzi a cui nessuno ricorda che Gesù ha dichiarato tutti gli alimenti puri e tutte le liti sbagliate, la laurea minorante e la verità liberante? E che la cosa più idiota di tutte è scagliare la prima pietra? Pertanto la cosa più idiota di tutte è studiare tutto tranne il Vangelo, pertanto non mi resta che bere: per dimenticare che le classi vuote saranno riempite da giovani infernali, bramosi di imporre l’astemìa all’Italia che fu Enotria, di sradicare le viti dell’amato Lambrusco che, il più autoctono e antico dei vitigni, arriva a noi direttamente dal giardino dell’Eden.

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