Suora dualista

Il romanzetto di Delle Foglie racconta un cattolicesimo inesistente. Colpa dei movimenti. L’eclissarsi dalla scena di Comunione e Liberazione e la mai reale apparizione di Rinnovamento nello Spirito hanno prodotto un romanzo come “La felicità delle suore”.
Suora dualista

L’eclissarsi dalla scena di Comunione e Liberazione e la mai reale apparizione di Rinnovamento nello Spirito hanno prodotto un romanzo come “La felicità delle suore” di Daniela Delle Foglie (Mondadori). E’ una delle tante colpe di Carrón e Martinez l’esordio della scrittrice barese che racconta i cattolici come sempliciotti sessuofobi. Per lei cattolico è sinonimo di neocatecumenale e bisogna capirla: gli altri gruppi e pezzi e movimenti cattolici non stanno dando gran segni di vita. Non lo dice mai esplicitamente ma la protagonista Maddalena si innamora di un arguellide, la cui appartenenza al famigerato Cammino è provata dalle confessioni pubbliche, dalle messe private, dai balli di gruppo coi tamburelli, dai ritiri spirituali chiamati “convivenze” e da un capo di nome Jiro che ovviamente è Kiko, Kiko Argüello. Qual è il problema? Non si può scrivere un romanzetto d’amore ambientato fra gli arguellidi romani? Certo che si può, ma evitando di fare disinformazione. So che essere “laureata in comunicazione e produzione culturale” (se ne vanta nel risvolto) significa di per sé, come ha spiegato Jean Clair, realizzare il degrado della cultura. E che lavorare come sceneggiatrice televisiva di “Don Matteo” (pure questo ci fa sapere) allena alla semplificazione e alla macchietta. Ma non posso sopportare che la vera religione venga mostrata come dualista: il dualismo è protestante, gnostico, eretico, giammai cattolico. Mentre la “Felicità delle suore” è il libro di una dualista che descrive un personaggio dualista (la solita femmina inesperta per la quale perfettismo e romanticismo sono equivalenti) in un contesto cattolico raffigurato come dualista, e invece terribilmente realista.

 

Altro che sessuofobi, i neocatecumenali sono degli erotomani, gli ultimi erotomani italiani. C’erano una volta i bagnini e i militari di leva, a dare tutto questo peso alla materia oggi sono rimasti i seguaci di Kiko. Sono loro i nostri connazionali che si sposano prima (se continua di questo passo saranno presto gli unici nostri connazionali che si sposano). Il grande statistico Roberto Volpi ha spiegato che le donne capaci di sposarsi a vent’anni hanno, nel corso della vita, molti più rapporti sessuali completi rispetto a chi zitelleggia a lungo, sprecando il miglior tempo in rapporti laschi. Perché senza convivenza non c’è frequenza. I neocatecumenali sono gli italiani che figliano di più. Se tutti i cattolici italiani fossero neocatecumenali, come crede o vuol far credere la neo-romanziera, avremmo risolto il problema demografico, l’Inps sarebbe salvo e l’invasione africana anziché dilagare in un vuoto si scontrerebbe con un pieno. Purtroppo non è così. Inoltre: se i neocatecumenali figliano molto è anche perché i loro rapporti completi sono completi davvero, senza preservativi, senza coiti interrotti, senza nessuna di quelle pillole che l’occidente ha inventato per separare la propria carne dal proprio futuro.

 

[**Video_box_2**]“Maddalena pensa ai giovani catto, che si sposano senza sapere nulla della potenziale interazione dei loro genitali”. Maddalena pensa male perché sono proprio i non cattolici o i non abbastanza cattolici a non sapere cosa farsene di passera e pisello, talmente ignoranti da pensare di averceli solo per fare sexting, fotografarseli e spedirseli. E’ un problema di dimensione europea, in Danimarca sono talmente preoccupati che a scuola, nelle ore di educazione sessuale, spiegheranno che “il fine del sesso è la procreazione” (sarebbe poi Genesi 1,22 ma non lo ammetteranno mai).

 

Accidenti all’ignoranza (o alla malizia) di Daniela Delle Foglie, al disarmo di Julian Carrón, alla latitanza di Salvatore Martinez, alla contemporanea invadenza nelle parrocchie e nelle piazze di Kiko Argüello, non avrei mai voluto che la critica a un libro anticattolico invece che un inno all’intero cristianesimo mi diventasse un mezzo elogio alla mezza setta (e come tale di cattolicità non limpidissima) degli arguellidi. La colpa è anche di Maddalena che ascolta “Super bass” della steatopigia Nicki Minaj, un brano talmente brutto da far sembrare passabili persino le schitarrate spagnoleggianti composte da Kiko.

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