L'arte di essere Mike Nichols, raccontato dagli altri

Era nato Mikhail Igor Peschkowsky, molto peggio di Archibald Alexander Leach (Cary Grant). A Berlino non ci facevano troppo caso, prima del 1939: il padre di origini russe era un medico, amico di Vladimir Nabokov e Boris Pasternak. Dopo il 1939 era un cognome pesante, bisognava scappare alla svelta, e fu così che – a Chicago – divenne il nostro eroe.
L'arte di essere Mike Nichols, raccontato dagli altri

Mike Nichols nel 2010 all'American Film Institute (Frazer Harrison/Getty Images)

Era nato Mikhail Igor Peschkowsky, molto peggio di Archibald Alexander Leach (questo il vero nome di Cary Grant). A Berlino non ci facevano troppo caso, prima del 1939: il padre di origini russe era un medico, amico di Vladimir Nabokov e Boris Pasternak. Dopo il 1939 era un cognome pesante, bisognava scappare alla svelta, e fu così che – a Chicago – il nostro eroe divenne Mike Nichols. Il regista di “Il laureato”, “Comma 22”, “Conoscenza carnale”, e in anni più vicini a noi “Closer” e “La guerra di Charlie Wilson” (su “Closer” litigammo parecchio, e resta la cartina di tornasole per dividere gli spettatori adulti dagli spettatori intrappolati nei loro quattordici anni).

 

E’ morto a 83 anni, lo scorso novembre. L’ultimo numero di Vanity Fair lo celebra con una “storia orale”: è quando gli amici, i parenti, i conoscenti, i collaboratori, le mogli e le ex parlano di te, senza il tono rispettoso che hanno di solito al funerale e nei necrologi. Quindi meglio accertarsi che non abbiano cattiverie postume da sputare. Non a tutti riesce, Mike Nichols è riuscito anche in questo.

 

Nel 1950 era iscritto a Medicina, invece di studiare anatomia incontrò Elaine May (nata Elaine Iva Berlin). Bella e spiritosa nella vita – insieme misero insieme una coppia comica che non conosce eredi. Goffa e conciata malissimo in “E’ ricca la sposo e l’ammazzo” accanto a Walter Matthau. Lui era un viveur squattrinato, lei una botanica incapace di tenere in mano un piattino e la sua tazza. Lui la sposa per continuare a mantenere un maggiordomo e la macchina sportiva, lei si rivela “una minaccia per la civiltà occidentale come noi la conosciamo”. Ordina bottiglie di Moscato da una ditta di Monaco, abbastanza letale da bucare un tappeto. Ogni volta che esce di casa bisogna controllarla, dai vestiti le pende l’etichetta del prezzo. Finisce bene, dopo che lui cerca di buttarla giù da un dirupo.

 

Racconta Nick Pileggi, scrittore – dai suoi romanzi Martin Scorsese ha tratto “Quei bravi ragazzi” e “Casino” – nonché marito di Nora Ephron (qui si aprirebbe un altro capitolo, in materia di comicità): “Molti ragazzi della mia età amavano il baseball e volevano diventare Babe Ruth, io volevo diventare Mike Nichols”. Racconta Bob Balaban, negli anni 70 attore in “Comma 22” e trent’anni dopo attore in “Moonrise Kingdom” di Wes Anderson: “Era un grande osservatore, probabilmente perché era arrivato negli Usa a sette anni, senza sapere una parola di inglese”. Racconta Eric Idle dei Monty Python: “Incontrò Billy Wilder, gli disse che l’indomani avrebbe cominciato le riprese per il suo primo ‘Chi ha paura di Virginia Woolf?’, con Elizabeth Taylor e Richard Burton”. Anche Billy Wilder rimase stupefatto, quando il debuttante per nulla tremebondo gli chiese un consiglio: “Come mi devo vestire sul set?”.

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