Vino rosso a Venezia

Dicevamo che la 72esima promette bene; leggere fino in fondo. Bambini soldato, amiche in fuga e una gran lezione di giornalismo. Quel mito di Nastassja Kinski. Ecco a voi Beasts of no nation, Looking for Grace e Spotlight.
Vino rosso a Venezia

Alessandra Ambrosio ospite a Venezia (foto LaPresse)

BEASTS OF NO NATION di Cary Fukunaga (concorso)

 

Onore a Cary Fukunaga. Sa destreggiarsi tra le brughiere di “Jane Eyre” e la Louisiana di “True Detective” prima stagione, e qui racconta la storia di un bambino soldato in Africa. Senza la lacrimuccia facile per l’infanzia violata. Tenendo presente “Il signore delle mosche” di William Golding. Vestendo l’improvvisato esercito dei ribelli con stracci post apocalittici degni di “Mad Max”. Occupandosi personalmente della fotografia visionaria, ma sempre al servizio della storia. Onore anche a Netflix che ha prodotto il film e lo distribuirà in streaming. E dire che su Box Office – quindicinale italiano specializzato nella distribuzione cinematografica – giusto qualche settimana fa abbiamo letto il titolo trionfale: “Netflix non ci fa paura”.

 

LOOKING FOR GRACE di Sue Brooks, con Radha Mitchell (concorso)

 

Attorno a una ragazza scappata di casa con l’amica del cuore – si separeranno appena all’orizzonte spunta un bel ricciolino – la debuttante regista australiana costruisce il suo girotondo. Padre, madre, un anziano investigatore privato, una segretaria svelano pezzi diversi della storia, con spiccata crudeltà. Anche sceneggiatrice, Sue Brooks risolve benissimo il secondo atto, che invece dà pensieri a quasi tutti. Le incertezze sono all’inizio e nel finale.

 

SPOTLIGHT di Tom McCarthy (fuori concorso)

 

Gran celebrazione del giornalismo d’inchiesta, applicata agli articoli che sul Boston Globe denunciarono i preti pedofili e le connivenze dell’arcivescovo Bernard Francis Law. In stile Watergate – redazioni e giornalisti scamiciati, interviste con taccuino in mano, archivi spulciati – con tanto di rotative nell’ultima scena. Si sentiva la vecchia guardia singhiozzare, più per i pacchi scaricati con quel bel rumore sordo della carta che per i bambini stuprati. Il direttore del giornale cancella dall’articolo tutti gli aggettivi: dettaglio che mai sentirete celebrare, quando si aprirà il dibattito.

 

Mariarosa Mancuso


 


 

 

Dicevamo che la 72esima promette bene; leggere fino in fondo. La serata inaugurale è filata via liscia e noiosa come sempre: solito blabla del presidente Baratta che sentitamente ringrazia tout le monde; gli sponsor, il presidente della Repubblica, il ministro Dario Franceschini, la valanga di potentati locali (perché c’era Mattarella) e con un moto del cuore straziante Alberto Barbera, che fedele al suo stile non gli fa mai ombra, scansando il palcoscenico. C’era la solita madrina strafiga statuaria tremebonda per l’emozione, le solite giurie chiamate a presentarsi, la carrellata sui film della Mostra. Il look più WhatTheFuck? era quello del regista 70enne di sinistra hardcore Jonathan Demme, presidente di giuria della sezione più sperimentale. “Faremo ‘La Libera Repubblica Socialista di Orizzonti’! ha esultato in conf. stampa. Bardato di tunica etnica a righe, pantaloni a sbuffo a disegni cachemire con inserti di similpelle neri, scarpe Nike e la capa rapata, sembrava Yoda (lo Jedi di “Guerre stellari”) travestito da hipster sfigato. Sul Red Carpet Silvia Grilli, direttore di Grazia, trés chic in Chanel lungo bianco e nero, scortava la Cenerentola Caterina Cantini, vincitrice di una serata glamour alla Mostra, premiata dalla rivista per la migliore motivazione del concorso “Vivi un sogno”. La più nuova tra i soliti vip (Marina/Carlo Ripa di Meana, Barbara Palombelli e Francesco Rutelli, Luigi Abete e la deliziosa fiancée Désirée Colapietro, et alia) era Nastassja Kinski, il volto sui manifesti della Biennale cinema, che riceverà il premio Kinéo “Diamanti al cinema”. A inizio serata passa vicino al tavolo di Valerio Cappelli, che in un’intervista sul Corriere ha fatto allusioni su lei e il padre Klaus di cui l’attrice non parla MAI. La star prende al volo un calice e con una rovesciata degna di Serena Williams getta vino rosso sulla camicia bianca del cronista, accompagnata da un sonoro “Stronzo!”. L’incazzato bersaglio, ignaro della sprezzatura – l’ironia disinvolta consigliata da Baldassare Castiglione – per stizzita ripicca butta un bicchier d’acqua in capo alla Kinski. Senza batter ciglio, lei si asciuga i capelli in camera, torna alla cena e chiede a Tiziana Rocca, madrina del Kinéo: “Me lo dài ancora il premio?”. Un mito assoluto.

 

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