L’estate che non colsi

Rivedrò mai Rivabella? Odio l’estate per i motivi nelle scorse puntate enunciati e odio due volte la fine dell’estate perché inoltre mi mette nel cuore sentimentalismi impresentabili, nostalgie assurde. Perché mai dovrei rimpiangere Rivabella?
L’estate che non colsi

Frank Weston Benson "Estate" 1909

Rivedrò mai Rivabella? Odio l’estate per i motivi nelle scorse puntate enunciati e odio due volte la fine dell’estate perché inoltre mi mette nel cuore sentimentalismi impresentabili, nostalgie assurde. Perché mai dovrei rimpiangere Rivabella? (Dico Rivabella ma potrei dire qualsiasi altra frazione della Rimini balneare, toponomastica leziosa ed edilizia penosa, ossia Bellariva, Marebello, Rivazzurra, Miramare…). Eppure dovrei rimpiangere l’estate che sto guardando nel retrovisore anche solo perché proprio a Rivabella ho ripreso la pratica elegante del fumare, ovviamente parlo di sigari, approfittando della sospensione del mal di gola che mi riacciufferà in autunno (l’estate è la stagione senza sciarpe e senza tosse, senza sciroppi e senza raffreddori: tanto odiosa quanto salubre). Non vorrei denudarmi a tal punto però come faccio a nascondere la natura gozzaniana, quasi tubercolotica, della mia malattia? Amo soltanto le stagioni che non colsi, è troppo evidente. L’estate non si coglie mai, non la coglie per intero nessuno, tantomeno un neghittoso come me. Ho appena riposto nell’armadio il costume da bagno pressato nello zainetto, dall’inizio di giugno, a ogni partenza: mai indossato. La mia estate è un fallimento lungo quanto l’Italia. Non sono riuscito a passeggiare nel prato di Sant’Orso a Cogne, quando mi sono accorto della sua bellezza era tardi, bisognava tornare ad Aosta.

 

Non sono riuscito a gustare il festival jazz di Novara organizzato dal mio amico Corrado Beldì perché il jazz non lo sopporto più e Novara non l’ho capita ancora. Coi nervi corrosi che mi ritrovo potrei tollerare giusto Brad Mehldau e Mark Guiliana se mi facessero la cortesia di suonare solo per me e qualche selezionato amico in luoghi tipo il teatro all’aperto del Vittoriale. Per meno di questo tanto vale ascoltare Jovanotti con l’iPad. Non sono riuscito ad approfondire la conoscenza della Liguria perché la Liguria non si è mostrata interessata ad approfondire la conoscenza mia. Vale nei secoli questo vecchio virgolettato di Paolo Cevoli riguardante la Romagna: “Dicono: voi di bello non avete mica niente, solo la simpatia. Solo? Sarà una bella vacanza andare da uno che gli stai sui maroni”. La Liguria è l’anti Romagna, ha tutto di bello tranne l’antipatia. Non sono riuscito ad andare a Rovigo (trovavo molto dandy passare qualche giorno d’agosto a Rovigo) perché la Pinacoteca dei Concordi in estate chiude, così come molti altri preziosi musei dell’Italia cosiddetta minore. Precisamente nell’unico periodo in cui la gente avrebbe il tempo per visitarli. Perfino a Trani, città di mare, i musei, diocesano e comunale, erano sprangati: vescovo e sindaco uniti nell’accidia. Non sono riuscito a bere un Negroni né al bar del Forte Belvedere (chiuso) né al bar del Giardino Bardini (chiuso) perché a Firenze d’estate tutti i più bei locali all’aperto sono chiusi, complimenti vivissimi agli amministratori renziani, nemmeno i grillini di Parma sono riusciti a spegnere una città così. Non sono riuscito a bere un gin tonic alla Capannina, Edoardo Nesi si è stufato di invitarmi avendo capito che al Forte, d’estate, non sono capace di arrivarci. Idem le amiche che avevano promesso di ballare sui tavoli per me. Non sono riuscito a pedalare sulle mura di Lucca perché stavo andando dal noleggiatore di biciclette quando ha cominciato a piovere forte. Non sono riuscito a cenare in uno dei trabocchi di Vasto né a rotolarmi sulle dune di Ravenna mentre Iosonouncane suonava al bagno Hana-Bi: avevo un mare intero  a mia disposizione, l’Adriatico punteggiato di inviti in case di amici, e l’ho sprecato.

 

[**Video_box_2**]Anche a casa mia ho fallito. L’odiosa estate ha di buono che manda in vacanza le non meno odiose case editrici, colpevoli di mitragliarmi per tutto l’anno (quasi tutto l’anno) con innumerevoli titoli a cui per rimanere aggiornati tocca dare almeno un’occhiata. Ciò nonostante sul comodino si alza ancora una discreta montagna di discreti mattoni e ormai dispero di finire “Concetti fondamentali della storia dell’arte” di Heinrich Wölfflin prima del primo pacco di nuovi libri da Milano.
Tornerà un altro inverno, la neve coprirà tutte le cose.

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