Le vere misogine siete voi stronze

Aveva ragione Milan Kundera, le vere creature misogine sono le donne: mai avuto contezza di rapporti così grassamente maldicenti, una vera festa del pis que pendre, come tra donne.
Le vere misogine siete voi stronze

"Lo specchio", di Frank Dicksee (1896)

Aveva ragione Milan Kundera, le vere creature misogine sono le donne: mai avuto contezza di rapporti così grassamente maldicenti, una vera festa del pis que pendre, come tra donne. Misurata, poi, sta per levigata e cortese, comprensione senza asperità, messa al bando della violenza e della volgarità, quindi la misurata tensione misogina del caro ex direttore è animale ben strano per noi scorticati vivi, la pelle passata alla carta vetrata. Noi siamo stati sempre in allerta, vigili, concentrati. Una ventenne bruna e polposa mi rifiutò malamente che non avevo ancora la barba: la odio ancora. Con il tempo ho capito le sue ragioni ma io non me ne sono ancora fatta una, di ragione: mi brucia di essere rimasto lì come un allocco, non aver avuto la prontezza di gridarle brutta stronza e magari darle un pugno. Un comportamento che oggi sarebbe bollato come inqualificabile, un prodromo di femminicidio che manderebbe il suo merdosissimo autore a rieducarsi da qualche parte. Cosa impossibile: perché voi vi liberate ma noi non ci liberiamo da voi, nessun uomo accetta il rifiuto senza soffrire o reagire. Chi lo dice, mente. Ci frena rispetto al passato una percezione più acuta del ridicolo e ci tiene avvinti alla donna la paura di doverci svelare di nuovo: ma la tentazione di misurare i poveri resti della capacità di seduzione non si ferma nemmeno con la raggiunta trasparenza, morirà con noi: a casa faremmo gli scemi con le badanti e in un cronicario con le infermiere.

 

E’ andata così, non è colpa di nessuno: troppi anni sotto docce scozzesi, è dolorosa l’alternanza del caldo e del freddo. Fa male amare tra stati estremi: il momento in cui vorresti strangolarla e magari lei ghigna e ti dice provaci. E quello in cui stai ore, sveglio, a guardarla mentre dorme, struccata, bella e inerme, abbandonata e fiduciosa e sorridi e ti dici che per lei daresti la vita. Si può essere misurati dopo la dismisura? E poi non è detto che loro si accontentino. Apriamo loro la portiera della macchina, perché abbiamo riflettuto sull’argomento e siamo arrivati alla conclusione che una donna che se la apre da sola è per forza di cose costretta a movenze poco femminili, sgraziate. Ma vogliono il gesto esclusivo e specialmente dedicato: una sera in un ristorante dopo un lungo battibecco con l’amatissima moglie e una reazione vagamente annoiata da parte di lei, il mio amico Louis de M. prese il vassoio di pastasciutta al sugo, calda e fumante, e se lo rovesciò sulla testa senza una parola né un lamento. Ebbero, mi dissero dopo, una bollente notte d’amore.

 

Mai potrei dire qualcosa a donne crudeli o a donne che lamentano la scomparsa degli uomini crudeli e perciò offrono il seno alle mollette, le natiche alla spazzola per capelli. Sono grandi donne che hanno anche loro conosciuto le montagne russe. Quello invece che non si sopporta e contro cui dovremmo esercitare una misoginia pesante e radicale è la donna come società e come cultura e quel che ne discende: il piagnisteo paritario, le quote rosa, la sovranità del corpo. Non sono le donne-donne quelle da contenere: sono le altre, che seguono concorsi e iniziative dei grandi giornali, vestono casual o con tailleur giacca e pantaloni, tacco basso o medio, niente extension né smalto colorato sulle unghie, occhialetti allenati da tante letture che si portano, certificato di presenza ai raduni d’un tempo contro B. e orientamento elettorale come l’ingombro, a sinistra va da sé.

 

[**Video_box_2**]Recentemente alcune di loro hanno twittato nomi e personalità da cui sarebbero state influenzate. Bei nomi, ma a scorrerli sentivo che c’era qualcosa di strano. Quando una ha scritto Lovelace, ho avuto un sussulto: era Ada però, sono dovuto andare su Google per scoprire che è una matematica inglese dell’Ottocento morta molto giovane. Ecco queste così sono vere stronze, da prendere a schiaffi. E senza misura.

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