Odio l'estate

Ma Umberto Tozzi?

Odio l’estate perché ogni estate dovrebbe avere la sua canzone ma sono molte estati che la canzone italiana dell’estate manca e allora mi salgono alle labbra domande melanconiche: che sia morta la musica? Che sia morta la musica italiana? Che sia morta l’Italia? La carne è triste, ho ascoltato tutte le canzoni. Chi canta più “è andata a casa con il negro, la troia”?
Ma Umberto Tozzi?

Umberto Tozzi

Odio l’estate perché ogni estate dovrebbe avere la sua canzone ma sono molte estati che la canzone italiana dell’estate manca e allora mi salgono alle labbra domande melanconiche: che sia morta la musica? Che sia morta la musica italiana? Che sia morta l’Italia? Che ne è di Umberto Tozzi?

 

Non che non ce siano di canzoni, le canzoni grazie a Dio ci sono sempre, tuttavia non ce n’è una capace di sopravanzare le altre per sventolare emblematica sopra le spiagge dell’agosto 2015. E sì che le ascolto tutti i giorni, varie volte al giorno. Prendiamo Iosonouncane, all’anagrafe Jacopo Incani nato a Buggerru, provincia di Carbonia. Il suo “Die” è il più alto omaggio mai dedicato alla battistiana “Anima latina”, con copertina tra il Franco Papetti della 36esima raccolta e il Michelangelo Antonioni di “Zabriskie Point”. Un capolavoro incompreso, forse perfino da me che non ho trovato il tempo per andare ad ascoltarlo nel cortile della biblioteca di Parma. Forse lo hanno zavorrato certi sardismi sonori e lessicali ma com’è possibile che quel poco che resta dell’Italia giovane si affolli invece negli stadi del vecchio Vasco? Il bardo di Zocca bisognava seguirlo quando componeva roba forte come “Colpa d’Alfredo” (oggi è impossibile ma nemmeno allora era tanto facile scrivere “E’ andata a casa con il negro, la troia”). Prendiamo quindi uno ancora più giovane, Andrea Nardinocchi, classe 1986. “L’unica semplice” è un fresco esempio di pop leggero e allora perché non lo conosce nessuno, perché non è nemmeno in tour? Nardinocchi è di Bologna e potrebbe essere non dico l’erede ma il fratello minore di Cesare Cremonini, ora nell’aria con “Buon viaggio”, pezzo che mi attira e però non mi convince. Non riesco a trovargli un problema preciso, non sarà certo colpa del video troppo artificiale, del casting delle ragazze poco felice... Magari è la spensieratezza ormai non molto credibile a sedici anni da “50 Special”, quello sì un assoluto.

 

[**Video_box_2**]Cerco la canzone che sintetizzi i desideri di un’intera stagione, di un’intera nazione e ti trovo Max Pezzali che è un signore conservatore e infatti leggo sempre volentieri le sue interviste, sicuro di non trovarvi le idiozie dei colleghi, ma purtroppo “E’ venerdì” pur nella sua piccola perfezione esprime una poetica impiegatizia, dietro ci sono gli stipendiati che dicono “week end” e che discutono del piano ferie alla macchinetta del caffé. Il mio amico Antonio Fiabane, voce tabaccosa da Tom Waits dell’Alpago, cantando “Amatori” mi allarga il cuore con un verso (“La gioventù che vuoi sconfinata”) e me lo restringe con una batteria che ricorda “Last train home” di Pat Metheny, meglio non dire che anno era. “Non sei tu” dei Sikitikis ha copertina felicemente zozzetta ma pure un giro di basso tal quale “Ancora tu” del solito Battisti (anche i Verdena e Jack Savoretti quest’anno echeggiano Battisti, punto di riferimento che col passare del tempo cresce anziché diminuire). Odio l’estate perché mi fa sospettare che il problema sia io, incrostato da decenni di ascolti, incapace ormai di sorprendermi. Quindi sono aperto al confronto con le orecchie nuove, mi ha reso felice il decenne che a Trani in Corso Regina Elena, mentre studiavo sull’iPad il video di “L’estate addosso”, mi ha chiesto di alzare il volume. Che sia di Jovanotti la canzone dell’estate? Non della mia, non ce la faccio, se penso a lui non vedo i falò al tramonto ma le foto con Renzi, i video in cui gongola per gli inviti ai summit coi capi delle multinazionali e delle banche mondiali, il sorriso fisso e acritico rivolto alle sorti magnifiche e orwelliane. Gli onesti Righeira non facevano dichiarazioni di voto: d’estate non solo le canzoni devono essere disimpegnate, anche i cantanti.

 

Per questo ci sarebbe “Roma-Bangkok” di Baby K e Giusy Ferreri, due femmine appetitose senonché l’immaginario e l’onomastica da cassiera di supermercato sono per me un muro. Oppure “Vamonos” de Il Pagante, elettronica povera e gergo da giovani milanesi ricchi, solo che “secchielli di Long Island all night long” subito esalta e subito dopo fa venire in mente un film sbiadito dei Vanzina. Parafrasando Mallarmé concludo: la carne è triste, ho ascoltato tutte le canzoni.

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