Guerra fredda

Quanto è difficile essere una donna in agosto e combattere la battaglia dell’aria condizionata. Quanto è difficile sforzarsi di comprendere, e giustificare, la termoregolazione maschile, quando la termoregolazione maschile non ha alcuna intenzione di occuparsi dei brividi di freddo femminili.
Guerra fredda

Mark Zuckerberg negli uffici della sede di Facebook di Menlo Park

Quanto è difficile essere una donna in agosto e combattere la battaglia dell’aria condizionata. Quanto è difficile sforzarsi di comprendere, e giustificare, la termoregolazione maschile, quando la termoregolazione maschile non ha alcuna intenzione di occuparsi dei brividi di freddo femminili, e delle sciarpe di alpaca che con un certo compiacimento per la teatralità ci stringiamo intorno alle spalle e al collo, ai golfini che, previdenti, teniamo dentro un cassetto, quaranta gradi fuori, all’ombra, e diciotto, anche ventosi, intorno alla scrivania (Mark Zuckerberg ne predilige quindici in sala riunioni).

 

Adesso che gli scienziati ci danno ragione, perché i termostati sono stati calibrati negli anni Sessanta su un uomo di quarant’anni e intorno ai settanta chili di peso (quando nessuna donna pesa più di cinquantatré chili e ha più di ventinove anni) e le donne hanno una temperatura e un metabolismo differenti, sudano di meno, bruciano di meno, hanno una minore necessità di raffreddamento perché spesso hanno già il cuore gelato dalla poca delicatezza maschile, adesso che è scientificamente provato che la ghiacciaia in cui trasformiamo i nostri uffici è pensata per un maschio iracondo che indossa giacche sintetiche, il rischio è quello di trasformare anche la guerra del termostato in una guerra fra i sessi. Nella quale la pausa pranzo viene impegnata nel sabotaggio del condizionatore, o nel furto del telecomando. Gli uomini di solito rientrano in ufficio e cominciano ad asciugarsi la fronte con la manica della camicia, a lamentarsi per il gran caldo, chi ha spento l’aria condizionata?, e fissano con insistenza le donne presenti, che in quel momento sono impegnatissime al telefono, o al computer, oppure offese per il pensiero malizioso, e in ogni caso negheranno la colpa e passeranno alla fase due, ovvero il lamento per il raffreddore, per lo svenimento da sbalzo termico tra il fuori e il dentro, per il colpo della strega da soffione gelato e anche per la sgradevole sensazione che tutta quell’aria artificiale porti con sé milioni di germi molto pericolosi, forse mortali.

 

[**Video_box_2**]A volte una signora particolarmente infreddolita negli abiti estivi e con un inizio di intirizzimento alle dita minaccia di andarsene, ed è quello il pericoloso momento in cui esseri umani di sesso maschile, scesi al gradino più basso della civiltà, gridano: ma copriti (il grave significato sociologico sottinteso è: le donne si lamenterebbero meno dell’aria condizionata se andassero in giro più vestite, magari con un bell’abito in fresco di lana gessato, una camicia con enorme collo spiovente, una cravatta regimental e un colbacco in testa). La soluzione della battaglia di genere è soltanto l’inizio delle ferie, o un temporale estivo, anche una piccola tromba d’aria che riporti le temperature a uno stato autunnale. A quel punto qualche indomita collega chiederà, timidamente, se non sia il caso di accendere un po’ il riscaldamento.

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