Pale che girano

Sudare è salutare ed erotico, ma impedisce di scrivere. Odio l’estate perché abito in pianura padana, nel centro storico petroso e senz’alberi di una quasi mai ventilata città, all’ultimo piano di una casa antica che riceve molto sole. Niente aria condizionata, però.
Pale che girano

Odio l’estate perché abito in pianura padana, nel centro storico petroso e senz’alberi di una quasi mai ventilata città, all’ultimo piano di una casa antica che riceve molto sole (un vantaggio d’inverno, non ora). Abitassi nella Potenza dei miei avi lucani, 819 metri sul livello del mare, la penserei diversamente. Villeggiassi in località montane, o in stazioni balneari dove almeno ci si può buttare in acqua, non sarei così malmostoso. Odio l’estate che è calda come i baci che ho perduto e questa è una citazione di Umberto Bindi ma pure la realtà di un appartamento in cui, nel pomeriggio, il termostato arriva a registrare 34 gradi. Trentaquattro. E sicuramente di più nella camera da letto collocata nel sottotetto. Odio l’estate perché, delicato di bronchi, odio i condizionatori. Sono figlio di persone antiche e questa è una citazione di Luciano De Crescenzo (il sottotitolo del nostalgico “La Napoli di Bellavista”) oltre che la mia realtà di bambino e poi ragazzo cresciuto negli anni del benessere però coi costumi dell’Italia pre-boom. In casa non entrava la Coca-Cola, figuriamoci l’aria condizionata: non siamo mica americani, diceva mia madre. Il sistema respiratorio educato all’afa mi sconsiglia vivamente certi supermercati, certe carrozze ferroviarie, perché laddove gli altri vedono refrigerio io percepisco polmonite, la morte che un giorno mi prenderà. Sudare non soltanto è salutare, è erotico. Guardate, su YouTube, Elvis Presley cantare “Suspicious mind” a Las Vegas. Guardate, su Google Immagini, i quadri del pittore sino-americano Hilo Chen. Ci vorrebbe Pasquale Panella per scrivere una canzone ambiguissima sullo sgocciolare, o magari l’ha già scritta ed era talmente esoterica che non l’ho capita. Sudare è erotico però sfiancante e inibente il pensiero. A 34 gradi si può sgocciolare sognando Venere ma proprio non si può scrivere. Quindi mi ci vogliono i ventilatori.

 

Nel 2004 comprai un Honeywell tutto cromato pagandolo 49 euri, nel frattempo ho cambiato casa e variato gusti ma è ancora nello studio, dove svolge il suo lavoro discreto. L’anno scorso mi prese una smania sudista, una di quelle sbandate reazionarie di cui ogni tanto sono vittima, e su un sito tedesco specializzato comprai un Hunter prodotto a Memphis dal nome lussuoso e beneaugurante, Rockefeller: 119 euri per un ventilatore da tavolo in stile art déco, colore blu anzi midnight blue, adesso è in cucina e ogni volta che lo accendo mi viene voglia di ascoltare gli ZZ Top. Certi giorni anche di sventolare la bandiera confederata. Quest’anno mi sono superato e ho comprato il ventilatore più bello che esista, un table fan indiano, un Cinni da 40 centimetri di diametro con pale di ottone. Ripeto: ottone. Stavolta di euri ne sono occorsi 295, trasporto compreso, e sono tanti e al contempo pochi se pensiamo all’ottone, alla bellezza della gabbia nera intorno alle pale color oro, alla potenza (sembra di stare in una galleria del vento), al rumore, che poi è una musica, di biplano in decollo, allo stile anni Quaranta. Qualcuno ha definito questo mio acquisto kitsch ed è un qualcuno che si merita la plastica bianca dei condizionatori e che ignora la fierezza kiplinghiana di conservare un pezzo di India coloniale, del tempo felice in cui l’Europa invadeva e non veniva invasa (delle due l’una, scrisse Cioran). Qualcuno mi ha detto che in quanto patriota avrei dovuto comprare un Marelli. Purtroppo il modernariato mi mette tristezza, penso all’acquirente originario che è morto e agli eredi che non vedevano l’ora di svuotare e monetizzare, nel caso specifico penso inoltre alla deindustrializzazione che ha fatto dell’Italia un paese di camerieri e gelatai. Qual è l’ultimo anno in cui a Sesto San Giovanni sono stati prodotti ventilatori da tavolo? Qualcuno infine mi ha detto che avrei dovuto comprare un Dyson, più silenzioso, più efficiente, più moderno, più tutto, e sono pregi di cui non dubito: ma non ha pale di ottone. E io come faccio? Odierei l’estate ancora di più se non mi fornisse occasione di vantarmi dello splendore di quattro pale di ottone.

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