La macchia umana arriva a Ferrara

La gloriosa università estense cancella l’invito al Nobel Tim Hunt. “Lo abbiamo fatto per il suo bene”, ci dicono gli accademici. Quel voto unanime per bandire lo scienziato “porco sciovinista”. Scandalo e ricostruzione esclusiva del Foglio.
La macchia umana arriva a Ferrara

Il premio Nobel Tim Hunt (foto LaPresse)

Roma. Sessantanovesimo congresso della Società Italiana di Anatomia e Istologia. Un forum accademico di prestigio internazionale, dove in passato hanno presenziato premi Nobel come Rita Levi Montalcini. Il prossimo convegno si terrà all’Università di Ferrara dal 17 al 19 settembre. Un simbolo della gloria accademica italiana che sorge nel palazzo in cui Renata, figlia del re di Francia Luigi XII e consorte del duca d’Este, si ritirò per coltivarvi i suoi studi filologici sul calvinismo. Una università che nel 1797, ai tempi della Repubblica Cispadana, fondò la prima cattedra europea di Diritto costituzionale. Ma nei giorni scorsi, all’Università di Ferrara si è consumato uno scandalo poco accademico.

 

Protagonista lui, il premio Nobel Tim Hunt, candidato ideale per il convegno di Ferrara in quanto ha scoperto il meccanismo di controllo del ciclo cellulare, ma bruciato in effigie per una battuta e dopo una campagna via Twitter. Hunt si trovava a Seul a parlare di donne scienziato (ne ha anche sposata una): “Si innamorano di te, ti fanno innamorare di loro, piangono appena le critichi”. Hunt non ha fatto neppure in tempo ad atterrare a Londra che la Royal Society e altre prestigiose istituzioni di cui era membro lo avevano già scaricato. Due giorni fa è uscita la seconda parte dell’audio di Hunt, che lo vendica perché si capisce che la battuta l’ha fatta scherzando: “Ora, parlando seriamente, sono rimasto impressionato dallo sviluppo economico della Corea. Le scienziate hanno svolto un ruolo importante. La scienza ha bisogno delle donne, dovete fare scienza nonostante tutti gli ostacoli, e nonostante i mostri come me”. Il pubblico ride, si distende e applaude. 

 

Sir Paul Nurse, presidente della Royal Society, nel fine settimana ha detto alla Bbc: “E’ stata una tempesta mediatica e Hunt non avrebbe mai dovuto essere cacciato dalla University College London”. Andre Geim, premio Nobel per la Medicina, ha difeso il collega “croficisso da fanatici ideologici”. E altri sette Nobel hanno preso posizione contro il trattamento riservato a Hunt. Jeremy Hornsby, ottantenne scrittore e giornalista, ha deciso di tagliare una donazione di un milione di sterline che intendeva devolvere alla sua vecchia università per protesta con l’esclusione di Hunt.

 

Un grandissimo scienziato e premio Nobel è stato trasformato in Coleman Silk, il protagonista del romanzo “La Macchia Umana” di Philip Roth, il classicista all’Athena College che quando vede che un paio di studenti mancano sistematicamente all’appello, butta lì una frase: “Esistono quei due, o sono solo spettri?”. Per dire spettri usa la parola “spook”, fantasma, ma nel gergo è anche un termine spregiativo verso i neri. Poiché i due studenti sono di colore, Silk si ritrova perseguitato dalle furie. In facoltà lo guardano come se fosse la feccia del mondo e soccombe alla ventata di stupido moralismo che spazza gli Stati Uniti all’epoca dello scandalo Lewinsky. E’ esattamente quello che è successo anche a Tim Hunt.

 

[**Video_box_2**]“Non ci ha condizionato nessuno”

 

Cosa è successo dunque all’Università di Ferrara? A darne per primo la notizia è stato il Times di Londra. “Un’università italiana ha ritirato l’invito a Sir Tim Hunt. Gli è stato vietato di parlare a una conferenza della Società Italiana di Anatomia e Istologia a Ferrara a causa delle preoccupazioni su ‘qualche evento pericoloso’ minacciato da un gruppo femminista locale”. Il Times cita una lettera, che doveva rimanere confidenziale, che Silvano Capitani, presidente del comitato organizzatore del convegno a Ferrara e ordinario di Anatomia, aveva inviato a Hunt per informarlo della decisione di disinvitarlo: “Il consiglio della società ha raggiunto la conclusione che la vostra presenza alla sessantanovesima conferenza annuale della società potrebbe causare qualche evento pericoloso per voi e per il regolare svolgimento della manifestazione”, recita la lettera. Scrive il Times che “la natura delle minacce rimane poco chiara e il professor Capitani non ha risposto a una richiesta di approfondire le sue preoccupazioni”.

 

Il professor Capitani, interpellato dal Foglio, conferma quanto è successo, ma avverte che non c’è stata alcuna pressione a eliminare il nome di Hunt: “Abbiamo deciso di cancellare l’invito al premio Nobel Hunt perché non avremmo potuto garantire il sereno svolgimento del convegno. E’ stata una decisione presa per la sua e per la nostra tutela”. George Orwell? Capitani sostiene che l’articolo del Times sbaglia quando dice che femministe avrebbero minacciato l’evento: “Non siamo stati condizionati da nessuno. L’organizzazione aveva bisogno di prendere una decisione rapida. E’ stata una scelta di prudenza, per evitare una difficoltà operativa”. Del consiglio che ha votato per l’esclusione del premio Nobel, il voto è stato all’unanimità, tranne un solo accademico che si è opposto all’ostracismo. 

 

Resta da decidere se l’Università di Ferrara e gli esimi accademici ne escano peggio dalla ricostruzione del Times, ovvero la levata di scudi contro Hunt a causa di minacce esterne, oppure del Foglio, ovvero la censura preventiva nei confronti del reprobo per assecondare il cinguettio contro il “porco sciovinista”, l’accademia trasformata in un tribunale del popolo. In ogni caso, la “macchia umana” resta. Chi la cancellerà dalla medaglia con il volto di Alfred Nobel che Sir Tim Hunt ha meritato per aver fatto progredire la scienza?

 

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