Addio infanzia

In un istante i nostri figli non sono più piccoli. E’ il momento, per i genitori, del crepacuore (sono concesse anche lacrime, crisi matrimoniali, desideri di fuga o di macchine del tempo), ma anche della chiarezza e del pentimento. Breve catalogo di cliché sul tempo che passa.
Addio infanzia

In un istante, poi, non sono più piccoli. Stanno dicendo addio all’infanzia, hanno finito la scuola elementare, vogliono un telefono per mandare messaggi agli amici, sbuffano quando gli fai una carezza, dicono: che schifo se il fratello minore è nudo, spiano i sedicenni in bicicletta dall’altra parte della strada e restano indietro la sera, mangiando il gelato, per fingere di essere usciti da soli.

 

E’ il momento, per i genitori, del crepacuore (sono concesse anche lacrime, crisi matrimoniali, desideri di fuga o di macchine del tempo), ma anche della chiarezza e del pentimento: quanti inutili lamenti per i risvegli notturni, per il figlio che piange quando andiamo a lavorare, per l’insistenza con cui chiede un cagnolino e fa domande esistenziali a raffica, senza capire che quella era l’età dell’oro, e che passeremo il resto della vita a sospirare: il tempo passa così in fretta. Piangiamo la loro innocenza perduta, scrive India Knight sul Times, piangiamo per il male che d’ora in poi sentiranno, andando più in profondità, non accontentandosi di pescare i granchi vicino agli scogli, e noi non potremo proteggerli, non basterà un gelato per consolarli di un dispetto, ma piangiamo soprattutto la nostra giovinezza finita. Finita per sempre: abbiamo figli quasi grandi, e adesso che potremmo dormire tutta la notte ci è venuta l’insonnia. Adesso che potremmo andare a vedere quella mostra, odiamo i quadri in genere. Adesso che nessuno si aggrappa più alle nostre ginocchia, ci fanno male le ginocchia. “Il tempo non si limita a passare in fretta, accelera sempre di più.

 

[**Video_box_2**]Poi all’improvviso è l’ultimo giorno della scuola primaria di tuo figlio e tu pensi: ma… ma… aspetta. Non sono pronto. Ed è troppo tardi, perché loro sono pronti. E’ ora”, scrive India Knight. Loro sono pronti, anzi sono entusiasti di diventare grandi, dividono il mondo in due, “i popolari” e “gli sfigati”, e questa faccenda occuperà così tanto i loro pensieri che non ci sarà spazio per leggere una storia insieme la sera (vi ricordate quando dicevate: è tardi, perché non vi andava di leggere la storia?). All’improvviso, tutto quello che si ripeteva ogni giorno, non si ripeterà più. Bisogna allora resistere alla tentazione di correre accanto a sconosciute con le occhiaie che spingono la carrozzina e gridare: goditi questo stato soave, perché scivola via in un lampo; bisogna evitare anche di annunciare ai genitori nel tunnel delle otiti e della bicicletta senza rotelle che avranno un crollo psicologico nel passaggio, repentino,  da divinità indispensabili a rompiscatole che non escono mai di casa. Soprattutto bisogna resistere alla pericolosa attrazione verso i neonati nei marsupi per strada: smettete di guardarli con quella faccia, o la madre penserà che glielo volete rubare.

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