Ultimissima spiaggia

La nuova Costituzione materiale dell’Italia raccontata tra ombrelloni, riviere e bagnasciuga. Viaggione fogliante di Masneri. Prima tappa: l’Eurogruppo di Capalbio (con slippini storici).
Ultimissima spiaggia

Giampaolo Talani, “A proposito dell’amore”

Né con la Troika né con Piketty. Né decadenza né nostalgia. Invece integrazione, larghe intese, un’Eurozona molto tollerante e flessibile (ma niente costumi attillati come quello di Varoufakis, per carità. Qui solo boxer a piccoli fiori o piccoli quadretti. Con eccezioni, importanti, di cui si dirà). L’Ultima Spiaggia resiste come stabilimento del più strenuo radical chic, con tutte le sue componenti integrate meglio dei vari pilastri di Maastricht.

 

Si arriva a Capalbio con la abbastanza riflessiva Audi A3 cabriolet, qui chiusa per le polveri dello sterrato, e poi basta guardare le fotine sotto le capriate candide del ristorante, un vero e proprio museo della sinistra e non solo, sbiadite e uniformate in un azzurro vagamente seppiato: piccole realtà come operine di Joseph Cornell, altro che Bar Luce di Wes Anderson: ecco Andrea Barbato con Corrado Augias all’ombra (settembre 1990), ecco Francesco Rutelli che contempla appunti davanti a un piattone di pasta con faccia Alberto Sordi (mo’ me te magno); luglio 1992. Ecco ancora Augias che fa a braccio di ferro con Michelangelo Antonioni. Ma ci sono anche Jovanotti in cassa; Stefano Accorsi con Letitia Casta; Christian De Sica che beve un margarita e il sale gli rimane sulle labbra. Addirittura Pietro Taricone. E poi Giorgio Napolitano in tutte le età e in tutte le stagioni, autunno/inverno, primavera/estate, con impermeabile e berretto dei Carabinieri; in boxer con carabiniere di scorta. Con Clio. Senza Clio. Con baschetto.

 

Sembrano le foto che Jep Gambardella ammira nella “Grande Bellezza” dell’artista che si autoritrae a tutte le età. Però qui siamo più in “Youth” e il figlio Giulio non compare in questa bacheca fisica, di anziani, non virtuale, ma tiene un poco banco, in questi giorni, nei discorsi. Delle dame sotto la tettoia bianca da Hamptons, davanti a una panzanella, dicono “sì, però, venire qui a pomiciare così, davanti a tutti, mah”; e un’altra: “Ma l’avrà almeno prima presentata a Giorgio e Clio?”. Si parla insomma della nuova morosa del rampollo Napolitano, e conseguente arrivo di paparazzi proprio qui, qualche giorno fa, in seguito anche a queste nuove intercettazioni molto minori che coinvolgono l’ex presidente e il figlio, e poi a queste effusioni da spiaggia reputate un po’ esagerate. Non che il tema però qui prenda grande spazio. La signora in caftano lascia cadere subito l’argomento, poi rifiuta un cocomero, si alza e per salutare le amiche dice “au revoir, les enfants”, citando naturalmente Louis Malle.

 

Intanto Giulio eccolo là, ha un piazzamento degno del suo status, prima fila, boxer non attillato rosso, accanto ai bagnini, dorme o finge di dormire, mano nella mano, con questa morosa nuova. Hanno anche dei libri; per lui “Dio di illusioni”, di Donna Tartt, lei Paulo Coelho, in inglese. Altre letture per i Rutelli, i nostri Clinton (Capalbio, la loro Martha’s Vineyard?). L’ex sindaco, in forma, occhiale giusto, dorme a pancia in giù con uno slippino color pesca dai bordi vagamente arricciati, poi se lo cambia, ed eccone un altro, identico, ma rosso (eccola, l’eccezione capalbiesca dello slip; ad osare, solo Rutelli e Fassino). Legge un tomo inglese che si intitola più o meno “Come rendersi conto del mondo circostante”. C’è vita fuori dall’Ultima spiaggia?

 

Barbara Palombelli legge invece D di Repubblica. E poi si ferma a parlare con un ambulante e ci parla per 35 minuti, si è cronometrato; e poi si capisce che in questa spiaggia anche il rapporto con gli ambulanti è capovolto.

 

Intanto la mercanzia: prima di arrivare allo stabilimento, quello che un tempo era un capanno è diventato uno shopping mall gestito da Mario “il marocchino” e dai suoi eredi, con caftani, parei, teli, solo ed esclusivamente a righe e in colori écru; verdino, malva, avorio, sabbia. A piccoli disegni. La spugna e i colori primari sono chiaramente banditi, forse mai comparsi. Gli ambulanti poi non infastidiscono, ma vengono pazientemente cercati, a un certo punto nel pomeriggio si sparge la voce di una ragazza che ha delle bellissime camicette, e quindi le dame cominciano a cercarla, e viene trovata, e la venditrice fa provare abiti color rosa-cipria e blu-petrolio, che vengono acquistati senza contrattazioni (anche qui, solo colori da quadro di Morandi. Dopo tre giorni all’Ultima Spiaggia si ha nostalgia del giallo, del verde, del nero, dei colori primari).

 

L’altro slippino storico, si diceva, è quello di Piero Fassino, immortalato in questa bacheca sorridente con la moglie, sia soprattutto in una tragica foto anoressica di Umberto Pizzi, proprio in questa spiaggia. Si narra poi che Fassino sia stato uno dei più impazienti qui nei riti di accesso: durante la giornata è impossibile infatti entrare nel parcheggio principale (1 euro e cinquanta l’ora), si viene dirottati piuttosto su uno secondario; e insomma pare che il sindaco di Torino sia caduto nel più tragico “lei non sa chi sono io”, molto vituperato da queste parti, dove se non sanno chi sei è specialmente un problema tuo. Altri tentarono l’assalto: si dice di Renata Polverini, grande utilizzatrice finale di corsie preferenziali, che qui pretese di salire addirittura il vialetto rovente in auto, prontamente respinta e derisa. E non certo per l’appartenenza (ecco una bella foto di Cirino Pomicino). I modi contano, qui. Nessuno avrebbe il cattivo gusto di tenerti fuori perché di destra. Come don Calogero Sedara al gran ballo del Gattopardo con la medaglietta: e Tancredi: questa, qui, non basta. A proposito, ecco Fabrizio Lanza Tomasi, con boxerone a righe bianche e blu).

 

Ancora foto: ecco Mario D’Urso, povero, in piedi, tutto in bianco, che guarda perplesso Scalfari e Fabiano Fabiani (grand commis d’epoca, altro genius loci qui), con aria “cheppalle”. Intanto arrivano i gossip ultimi su Barbara D’Urso, qui con casa da anni, che pare in procinto di aprire bed and breakfast. Si fanno delle telefonate, lei non risponde, la notizia è smentita da primarie fonti capalbiesi. Da Mario D’Urso a Barbara D’Urso, però, non è tema che indigni alcuno. Perché come è ben visibile da questa bacheca, qui la sedimentazione felice prosegue almeno dal 1987, anno di fondazione di questo stabilimento. A crearlo, i “ragazzi”, come vengono qui ancora chiamati, quattro signori svelti che hanno molto disintermediato, trasformando un chiosco di gelati in un business molto redditizio (“gli abbiamo pagato le case a Malindi, ma se lo meritano”), dice una dama fondatrice, alludendo alle case kenyote dove avviene la transumanza, coi “ragazzi” che da ottobre a marzo inseguono là la bella stagione, chiudendo qui (inseguendo una loro estate perpetua, pare).

 

L’estate perpetua scorre parallela ai mutamenti-scissioni della sinistra. Passano le stagioni, passano le fotografie d’Elisabetta Catalano (povera), con Occhetto e Aureliana che si baciano sotto gli ulivi, qui a Capalbio. Adesso forse arrivano i renziani, per ora solo stati avvistati a delle primarie feste in queste sere, e comunque, nel caso, pochi sturbi. Non si scompone nessuno, l’Eurogruppo dell’Ultima spiaggia include tutti, da sempre. Basta avere il costume giusto.

 

Prima gli intellettuali del Pci e i nobili attorno a Garavicchio, la tenuta del principe-editore di Repubblica, negli anni Settanta. Poi i cinematografari, poi i ricchi milanesi. E le stratificazioni e le gentrificazioni convivono amabilmente in questo stabilimento che applica rigidamente protocolli e apartheid di classe. Tutto è regolato dalla costituzione materiale dell’Ultima Spiaggia. Non suonano telefoni, non ci sono pianti di bambini, non ci sono sabbie che ti arrivano in faccia – tranne alcuni bambini feroci, figli di casati antichissimi o nuovissimi, comunque non sanzionabili.

 

Edmund Burke in un fondamentale saggio sosteneva che come i giardini ci sono costituzioni all’inglese, senza tante regole formali, e poi i parchi e le costituzioni italiane e francesi, con le loro siepi di bosso architettoniche, e logorroiche. Qui siamo in una solida società inglese, rigidamente fondata su classi invisibili: intanto c’è anche una Penultima spiaggia, accanto, dove il lettino costa dieci euro invece di 18, è per i parvenu che vogliono risparmiare o che vengono respinti; poi, oltre l’Ultima, c’è una specie di muro, di legno, ma parecchio alto, che difende dalla massa (dalla realtà incombente?), e di là è il regno di mezzo della grattachecca, della piscinetta gonfiabile, del “ah Mariooo”, del tribale. Della vita. Più in là ancora, invece, c’è uno stabilimento più recente, un succedaneo dell’Ultima Spiaggia, si chiama la Dogana, ha lettini color crema ben distanziati, un bar-ristorante con finte sedie Thonet, divanetti lounge e tavolini finti arrugginiti, insomma tutto uno sgarrupo parvenu che non convince per niente, è un’Ultima Spiaggia un po’ Roma Nord, dove – notano i puristi perfidi – c’è il torrente Chiarone che sembra un po’ i canali di scolo di Ostia.

 

Tornando nella bolla, invece, ecco quattro file di lettini molto distanziati, una fila di tendoni tipo palco di prim’ordine alla Scala; popolati di vecchie meravigliose. Ce n’è una, altissima, drittissima, con un caftano pazzesco a fiori, con cappello enorme e quel biondore di capelli tipo Marina Cicogna che necessita di casati almeno millenari, impartisce ordini ai nipoti con uno strano accento. Si favoleggia: Melania Rizzoli dice entusiasta d’aver ceduto la sua tenuta l’anno scorso al principe Nicola del Lichtenstein, sarà questa sciura sotto il tendone una altezza serenissima? Si passa vicino, la si osserva, ma poi lei legge il Fatto quotidiano (e se una sovrana delle più liquide fosse poi lettrice di Travaglio sarebbe una notizia, anche). E poi una informatrice: “E’ una Fiat”; e un’altra: “E’ una Caracciolo generica”. La Caracciolo generica indossa un manto che pare Fortuny, dunque dei più proustiani, ma poi si viene informati che è un Lisa Corti, brand di tovaglieria molto écru. Dal feudo di Garavicchio, reduce dai party, ecco invece la non generica Jacaranda Caracciolo-Falck, in due pezzi bianco, fisico adolescente, che come è giusto saluta solo le vecchie e i bambini. Presiede una tavolata di soli bambini, e del resto qui i bambini sono i più interessanti, non piangono quasi mai, sono silenziati come i telefonini, son tutti biondi e con occhio ceruleo, tipo gioventù hitleriana. La Falck-Caracciolo scherza molto a questa colazione di soli bambini, poi di scatto a fare una passeggiata molto atletica, riverita da anziane importantissime del Pci, e scompare.

 

[**Video_box_2**]Oltre ai bambini ci sono i milanesi che comandano. C’è proprio un’invasione di questi milanesi almeno con doppio cognome, e appartengono alla terza ondata, quella che ha preso tutti i casali sul litorale, già Pirelli, oggi almeno Puri Negri, e oggi dunque casali&casati imparentati con la gomma&la Madunina, ristrutturati tipo Ad o Case da Abitare coi pergolati e i lavandini di cemento, e signore di nervosità che si trovano solo in Lombardia (al bar: “Il Carlo Andrea dice che non vengono più da noi perché dicono che noi siamo sempre di cattivo umore. Ma noi siamo sempre stati di cattivo umore, non capisco la novità”). Forse a rassicurare tutti questi milanesi sono anche le zanzare, che in questi casali aleggiano tipo Cascina Triulza, e cesti di Autan in tutte le varianti (family, tropical, junior, protection plus) in cestone di vimini sotto i portici, proprio come a Malindi, perché senza sei morto. I milanesi si divertono a fare delle crudeltà generiche sui parvenu: ecco una coppia qui incongrua, un lui un po’ grassoccio, sui trenta, con ricciolo e gel, e una lei, entrambi con cappellini (qui l’unico cappello ammesso è a larga tesa, eccezione per il baschetto se sei almeno capo di Stato), li appoggiano sulle bianche sedie da regista, vanno al buffet, tornano e trovano il posto occupato da due milanesi, lei con occhio ceruleo e capello sfibrato biondo, chemisier bianco, non alza nemmeno lo sguardo dal suo cous cous alle rimostranze, dice strascicando: “Qui non si può occupare i tavoli, non si è mai fatto, chieda alla ragazza”, continuando a masticare. La ragazza arriva e in un nanosecondo devia i trucidi verso un tavolo molto più defilato nella Penultima spiaggia (vedi oltre). Mentre sono già di spalle, la bionda milanese, a bassa voce: “i cappelli”, e questi due, con la stessa faccia di Remo e Augusta nelle Vacanze intelligenti, tornano indietro a prenderli.

 

Ma poi, in spiaggia, ecco anche un’invasione di inglesi o americani wasp: e camicie a righine e schiene lattiginose pronte alla scottatura e capelli biondi: saranno tutti banchieri al seguito di capitali neo-renziani? Sul panfilo di Nerio Alessandri-Technogym già del presidente Tito, che alligna qui al largo secondo Dagospia, si decideranno le privatizzazioni greche come già sul Britannia quelle italiane nel 1992? Da un’idea di Mario Draghi? Mah. Intanto, anche, difficile distinguere questi inglesi con almeno due Blackberry che assolutamente non suonano mai, sotto i tendoni.

 

Altri cortocircuiti: i “ragazzi”, per ampliare il business e forse anche abbassare l’età media aspettando che la gioventù hitleriana raggiunga l’età dello sviluppo, aprono la sera a party discotecari. Ed ecco che una sera, sotto i tendoni, però, un party privato di questi inglesi, e parallelamente il festone per indigeni, dove dalla mezzanotte ecco arrivare una folla che mai aveva calpestato quelle auguste sabbie, e la comparsa di capi d’abbigliamento mai visti: i jeans, le t-shirt addirittura con le scritte. E però per strana nemesi, mentre le danze proseguono anche molto alcoliche, e locali anche sovrappeso si dimenano in tonalità non écru, ecco invece una rissa micidiale tra i wasp sotto il tendone, e giù ceffoni e “that bitch” e “you motherfucker”, e botte da orbi tra quei lini e quelle righine, mentre tra i locali tracagnotti anche in canotta, una koiné forse burina di comportamento, e poi tutti a nanna dopo il mojito.

 

Poi, il giorno dopo, tutto come sempre: milanesi e inglesi, intellettuali del Pci, burini di notte. La bolla funziona, la bolla integra, la bolla è dolce. Basta fare il vialetto acciottolato per arrivare all’Ultima Spiaggia, e possibilmente non uscirne più.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi