Fatalità e libertà

Grecia è prima di tutto Occidente. Ed è questione di vita o di morte che Occidente rimanga

Chi, se non un genio, mai esorterebbe la gente a non farsi derubare della propria disperazione? (la parola è di Arthur Rimbaud) Ma, dispersivi, disperditori, impotenti a fissare l’attimo, a discernere l’essenziale, come ci hanno resi, il furto ininterrotto di Disperazione passa inosservato. La polizia è, qui, di tipo totalitario: chi dispera, non sfugge ai veti e ai controlli.

 

Invece l’ottimismo obbligatorio si prende tutto il campo. Il suo disgustoso sapore di merdoso zuccherato piace o addirittura delizia! Il fenomeno è dei più strani e meriterebbe un’attenta analisi. Ma non ho voglia di indignarmi su questa umiliazione dell’uomo e mi tengo, come un buon Cristoforo, pesante sempre più, sul collo, la mia croccante e matura disperazione.

 

Penso che, nella Grecia critica d’oggi, debba tuttavia essere meno violento il furto di disperazioni, e che l’ottimismo fanatico trovi sufficienti ostacoli. Soltanto, forse, nelle due sole città-mostro – libere del tutto le isole senza numero – sono evidenti sia le incapacità governative che le europee di comprendere gli esseri umani.

 

Grecia non è questione di debito dovuto o di sostegno obbligato. Grecia è prima di tutto Occidente. Ed è questione di vita o di morte che Occidente rimanga. Il risucchio da Oriente è là, come al tempo di Marcos, sventura schivata per miracolo e grazie alla presenza americana. Analogamente, l’Italia rischia l’islamizzazione e l’America di Obama, improvvida, lo vuole ignorare – o peggio, lascia l’inaudito accadere.

 

Nel concetto greco immutato dei secoli di Moira, che evoca il limite mortale insopprimibile, è una chiave di lettura. Nella Moira (ne parla un saggio appassionante di Cornelius Castoriadis: Ce qui fait la Grèce, Seuil 2004) sono presenti sia la fatalità che uccide sia il conviverci nello stesso tempo la libertà umana. La vendetta divina che Némesis rappresenta plasticamente, scatta per colpa della libera trasgressione umana che apre le porte a Tracotanza (Ibris).

 

L’antichissimo legislatore Solone, duemilaseicento anni fa, parla in questo modo agli ateniesi: “Non i decreti di Zeus (o di Bruxelles o di Berlino…) sono la causa dei vostri guai, ma la vostra scempiaggine e la vostra perfidia ve li hanno tirati addosso”.

 

Il filosofo ignoto

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi