Non fate come Proust: della vostra Recherche non frega nulla a nessuno

Il problema è che dopo avere finalmente trascorso l’estate a leggere Proust – ve lo ripromettevate dai tempi dell’esame di maturità – arriva l’autunno e con la prima nuvolaglia insorge la smania di emulazione. Ecco come resistere a tentazioni estive di scopiazzature letterarie.
Non fate come Proust: della vostra Recherche non frega nulla a nessuno

Marcel Proust

Il problema è che dopo avere finalmente trascorso l’estate a leggere Proust – ve lo ripromettevate dai tempi dell’esame di maturità – arriva l’autunno e con la prima nuvolaglia insorge la smania di emulazione. Per voi lettori estivi infatti la “Recherche” è semplice: vi basta addentare una merendina, rivedere un cartone animato su YouTube o annusare una fialetta puzzolente dimenticata in fondo a uno scatolone, ed ecco che l’intermittenza del cuore sprigiona la vostra autobiografia di ex lettori ormai promossi a narratori. Questo è l’effetto collaterale di “Un’estate con Proust” (Carocci), guida in cui autori di vaglia – fra cui Alain Compagnon, Julia Kristeva e Jean-Yves Tadié – intendono agevolare la scalata alla “Recherche” da parte del lettore comune, con sdraio, sole e giornate vuote a disposizione. Un altro modo per avere tempo sufficiente a farcela, sosteneva Robert fratello dell’autore, è essere immobilizzati da una gamba rotta.

 

Venendo istruiti dalla guida su Proust è forte la tentazione di trasformarla in manuale di scrittura creativa. Resistete! La “Recherche” è un campionario di eccezioni che prese alla lettera divengono mostruose: non pubblicate a vostre spese come fece Proust, frustrato dall’accumularsi di rifiuti; non presentate all’editore ottocento pagine manoscritte promettendogli altri due volumi e poi portandogliene sei. Siete sicuri che a qualcuno interessi che vostra nonna vi viziava? Quella di Proust assecondava ogni suo capriccio quindi al rimpianto per tale privilegio lui dedica pagine e pagine di lutto straziante. Non raccontate gli affari vostri. Sì, il personaggio di Swann è ispirato all’amante di Sarah Bernhardt, Charles Haas, e Albertine è mutato genere l’autista e aviatore Alfred Agostinelli ma voi non cascateci, non camuffate amici e amanti nel romanzo: si riconoscono, si offendono e nemmeno potrete vantarvi di averli consegnati all’immortalità poiché fra un anno nessuno ricorderà ciò che avete scritto, tranne loro. E non citate filosofi; i sottili riferimenti a Montaigne, Bergson e Schopenhauer su cui sudano gli esegeti proustiani nel caso vostro non potrebbero che risultare lampanti benché confusi ricordi del triennio dello scientifico.

 

Soprattutto non cedete all’interpretazione di Tadié, secondo cui il quarto tomo del romanzo “mostra come gli omosessuali siano stati sempre una minoranza perseguitata” poiché s’intitola “Sodoma e Gomorra”, come le città distrutte da fuoco e zolfo “i cui abitanti omosessuali sono stati puniti con la morte”. Credevamo di leggere un’opera che sonda l’inconfessabile nel profondo di ogni individuo invece era un verboso pamphlet contro omofobi piromani. Se decidete di scriverne uno anche voi, se come Proust vi sentite mingherlini e cagionevoli quindi volete farvi “portavoce della minoranza in senso ampio”, rischiate di avere successo e di dover scovare per il romanzo successivo nuovi vittimisti à la page. Poi, Proust scriveva di notte. Voi cercate di dormire, altrimenti fate la fine della sua emula Kristeva che, a furia di febbrile insonnia grafomane, adesso patrocina con entusiasmo la Festa dell’Alfabeto che si tiene in Bulgaria ogni 24 maggio e in cui ciascuno sfila portando una lettera: “Io ero una lettera, perché ne portavo una spillata sul vestito, sul mio corpo, nel mio corpo”. Cosa c’entra con Proust? Dormite, sarete più lucidi di lei.

 

[**Video_box_2**]La parola più frequente nella “Recherche” è “amore”. Evitatela. Proust può permettersela perché il romanzo parla d’altro e perfino lui quandoque dormitat lasciandosi sfuggire – ben di rado – sentenze degne di avviluppare cioccolatini, melense bacheche su Facebook e lacrimevoli status su WhatsApp: “L’importante nella vita non è chi si ama, l’importante è amare”. Se volete competere con Proust e dedicare alla storia della vostra vita il tempo necessario a renderla letterariamente interessante – giacendo come lui in un letto cosparso di decine di quaderni dai quali aggiunte e incisi si srotolano in paperoles lunghe un metro – recepite il consiglio del fratello Robert e prima di iniziare a scrivere procuratevi fratture multiple scomposte. Magari vi passa la voglia.

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