Conservatore e al riparo da troppa modernità, ci salverà l’Oceano Padano

Beppe Severgnini è stato sfortunato. Confessando sul Corriere il commendevole uso di aprire a caso tutti i libri che riceve per saggiare se valga la pena di conservarli, racconta che gli è caduto l’occhio sulla pagina di “Oceano Padano” (Contromano Laterza) in cui Mirko Volpi cita Pasolini e che ha deciso di tenerselo per questo.
Conservatore e al riparo da troppa modernità, ci salverà l’Oceano Padano

Un'immagine tratta dalla copertina di "Oceano padano", di Mirko Volpi

Beppe Severgnini è stato sfortunato. Confessando sul Corriere il commendevole uso di aprire a caso tutti i libri che riceve per saggiare se valga la pena di conservarli, racconta che gli è caduto l’occhio sulla pagina di “Oceano Padano” (Contromano Laterza) in cui Mirko Volpi cita Pasolini e che ha deciso di tenerselo per questo. Temo lo attendano sorprese, come s’intuisce dal fatto che Volpi cita “Saluto e augurio”, il Pasolini inconsueto che comanda “difendi, conserva, prega!” e che ispirò il “Manifesto della destra divina” di Camillo Langone; è segno che Volpi intende far letteratura, scrivere con esattezza semantica in periodi articolati idee non ovinamente asservite allo spirito del tempo, anche a costo di perdere lettori.

 

Chissà dunque come avrebbe reagito l’autore de “La vita è un viaggio” se fosse invece cascato sul brano in cui Volpi ammette che viaggiare gli sembra un’inutile violenza, a onta di un presente “che vuole che andiamo, vediamo, conosciamo, lontano da noi, che collezioniamo esperienze, facciamo fortuna in terre che ci suonano mute”. Nell’Oceano Padano – la Bassa lombarda che racchiude distese pavesi, lodigiane e cremasche – l’antidoto alla Ryanair è la domanda: “Ma dov’è che vai sempre in giro a fa el stùped?”, e la vita ideale è muoversi il meno possibile, “chiesa lavoro bar roggia, tutto racchiuso in pochi metri”. Non sono benvenuti turisti in un luogo dove il cibo è davvero a km 0, nel senso che “i pochi salami nostrani non industriali ce li mangiamo noi”; non serve imparare l’inglese in una pianura dove “la lingua comune è quella che tace”, non serve la psicologia dove nei disordinati, approssimativi, confusi e narcisisti si scorge “la presenza di Satana nel mondo”. Avete letto bene, il diavolo esiste ed è lui che vi fa giustificare le vostre mancanze dicendo che tanto siete così per colpa di un trauma infantile e non potete farci nulla, l’importante è star bene con se stessi.

 

L’etica della Bassa è semplice: “Bisogna fare alcune cose, e si fanno, senza sbavare con parole o partecipazioni emotive di troppo”. Andate a spiegare ai lettori animalisti che lì perfino le bestie stanno al proprio posto (quindi la fecondazione eterologa va bene per le manze, non per le signore) e hanno senso solo nell’esercizio di funzioni specifiche: il cane serve perché fa la caccia o la guardia; il gatto non serve se non trasformato in coniglio; il maiale è il “nimal”, l’animale par excellence, poiché essere tutto funzionalità e niente estetismo lo rende bestia superiore; ai ragazzini s’insegna a perforare la tempia delle oche col cacciavite. Andate a dire ai lettori partigianisti che a Nosadello via Gramsci è reputato nome poco significativo poiché non spiega dove vada chi la imbocca, a differenza di via Gradella che conduce all’omonima frazione del comune di Pandino; o ai fan dell’inserto culturale che il vicino sfotte l’autore perché legge e l’autore non sa dargli torto. Come spiegare alle lettrici che nella Bassa si parla della puttana dicendo “la fa ’l mesté” non per eufemismo ma per antonomasia, sottintendendo che quel mestiere lì è l’unico lavoro retribuito per cui c’è bisogno di essere donne, o che il maschio padano è autorizzato a non far niente in casa non per ottuso maschilismo ma perché tutti seguono “l’ordine naturale delle cose”?

 

[**Video_box_2**]Volpi arriva da uno “svogliato e distratto baluardo alle aggressioni del secolo”, “al riparo da una modernità che non ci può salvare”, ma non per questo è un passatista retrogrado. Detesta anzi “gli spregiatori dell’attività nordica e della corsa all’oro padana” poiché è della schiatta dei bassaioli che si commuovono davanti alla produttività dei capannoni a perdita d’occhio mentre di fronte al mare si sentono a disagio per quella distesa d’acqua che non serve a irrigare campi, e in spiaggia vagheggiano tramonti su rogge e polle padane che si tramutano in foraggio, concime, latte, lavoro, ricchezza. E’ un difensore, un conservatore: vuole portare di là del guado non il passato in blocco ma ciò che potrebbe servirci e scrive per una “Lombardia ormai slombata dei suoi migliori ingegni satirici e borghesi” quali furono un Gadda o un Dossi in un tempo lontano e oggi più nessuno, mi sa.

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