I migliori settimanali del mondo (questo venerdì)

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali. Businessweek, Spectator, Le Point, Politico Magazine, New York Times Magazine, Atlantic, New Yorker, Courrier international

I migliori settimanali del mondo (questo venerdì)

 

Ouch! I mascheroni greci antichi sulla copertina di Bloomberg Businessweek hanno la faccia di chi ha appena fatto una brutta caduta, quella che rischiano di fare Atene e l’Europa intera se i negoziati in corso in questi giorni sul debito greco dovessero andare male. L’articolo interno al magazine, a firma di Peter Coy e Dimitra Kessenides, racconta però che da tutte le cadute, anche dalle peggiori, alla fine ci si rialza: “La Grecia deve iniziare la ricostruzione. Ci vorranno 10 o 15 anni, ma il paese ha le risorse per farcela”.

 

 


 

La grande tessitrice del negoziato greco è la cancelliera tedesca Angela Merkel, e il magazine britannico Spectator le dedica la sua copertina di questa settimana, immaginandola come un Atlante molto contrariato che regge sulle sue spalle un globo con le stelle europee. “Il peso dell’Europa”, è il titolo scelto per l’edizione cartacea, mentre online si legge: “Se Merkel si libera del suo peso…”. All’interno della rivista, Christopher Caldwell racconta perché una Grexit sarebbe dannosa per Merkel più che per chiunque altro sul continente.

 

 


I francesi sono defilati nella trattativa greca, forse anche perché impegnati in questioni esistenziali: cosa significa essere francese? Questa settimana se lo chiedono ben due riviste d’oltralpe, che con copertine simili cercano di districare il nodo della crisi d’identità della Francia. Il Point interroga 40 intellettuali, da Finkielkraut a Bruckner, da Onfray a Bouvard, per comporre un ritratto sfaccettato. L’Express si è occupato invece dei francesi naturalizzati, gli immigrati di seconda o terza generazione, e due intellettuali di rango come Pierré-André Taguieff e Patrick Weil presentano un loro saggio sul senso della République.


 

E se lo Stato islamico avesse già vinto? Lo pensa il Courrier international, rivista francese che traduce gli articoli dei migliori giornali del mondo, e che questa settimana, con contributi da Foreign Policy, dal Washington Post, dal quotidiano libanese L’Orient-Le Jour e da altri spiega che è ancora molto, molto presto per cantare vittoria. Colpa del presidente americano Barack Obama, che candidamente ammette di non avere strategie complete contro il terrorismo islamico, ma anche del fatto che, di battaglia in battaglia, il mondo rischia di abituarsi all’idea di avere un Califfato alle porte di casa.

 


 

 

Sul tema del terrorismo internazionale si veda anche il magazine di Politico, che nella sua ultima copertina mette a fianco il volto di George W. Bush e quello di Barack Obama e si chiede: “Chi ha perso l’Iraq?”. Politico sente esperti e analisti. Noi ci siamo fatti un’idea da tempo.

 

 

 

 


 

Nel gran bailamme internazionale, il New York Times Magazine pensa bene a dedicare il suo ultimo numero alla salute mentale. All’interno pezzo classico su chi potrà salvare la psicologia freudiana, ma anche: “I batteri che hai nelle viscere possono spiegare il tuo umore?”, e poi: “Non credo in Dio, ma credo nel litio”.

 

 

 


 

Il mensile Atlantic, nel suo numero di luglio e agosto, dedica la copertina alla “Fine del lavoro”: cosa succederà quando le macchine e le intelligenze artificiali renderanno obsoleti gran parte dei lavoratori del pianeta? Ci siamo quasi, spiega Derek Thompson in un articolo monstre: secondo i ricercatori di Oxford le macchine sostituiranno la metà dei lavoratori d’America nel giro dei prossimi vent’anni. Ma potrebbe non essere del tutto un male: “Forse il Ventesimo secolo sembrerà agli storici un’aberrazione con la sua devozione religiosa nei confronti del superlavoro in un tempo di prosperità”, scrive Thompson. Consigli di lettura: “The Second Machine Age”, di Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee.

 


 

Premio poesia alla copertina del New Yorker, sulla strage di Charlestone. Occhio però anche al lungo articolo che il settimanale americano dedica a Matteo Renzi. Jane Kramer ha seguito Renzi in lungo e in largo, e ne è uscito un gran ritratto, "The Demolition Man" [citazione del film omonimo con Sylvester Stallone]. Insieme al premier, nel ritratto di Kramer appare un altro protagonista in filigrana: è la cancelliera Merkel, che con Renzi forma, scrive la giornalista, "la strana coppia dell'Unione europea".

 

 


 

Prepariamoci allo shock, titola il settimanale Asian Review – edizione magazine del finanziario giapponese Nikkei. A quale shock si riferisce? La Federal Reserve americana ha mantenuto fino a oggi i tassi a un minimo storico tra lo zero e lo 0,25 per cento, ma prevede di rialzarli entro la fine dell'anno. Secondo il Nikkei Asian Review, potrebbe essere l'inizio di uno shock finanziario in Asia. Sarà pronta?

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