La fuffa del pensiero unico, dal sesso al riscaldamento globale

Dietro le reazioni intolleranti al Family day c’è una nuova religiosità politicamente corretta. E la chiesa ne è complice - di Giuliano Ferrara
La fuffa del pensiero unico, dal sesso al riscaldamento globale

La manifestazione di piazza San Giovanni in difesa della famiglia

Che il popolo di mamma e papà, come dicono per sfotterli di quei mattacchioni che credono nella virtù della famiglia, fosse un popolo numeroso, questo è certo. E non è molto importante la rissa sui numeri. C’erano, erano una marea. Punto. Che sia rilevante l’avvenimento, che i manifestanti di Roma riescano a mettere la sordina non si dica a un disegno di legge ma a una cultura radicalmente antifamilista, è da vedersi. La dottrina che impone di considerare frutto di autodeterminazione lo status sessuale naturale di uomo e donna dilaga in tutto il mondo, ha per sé il marketing delle emozioni, dei desideri, dei diritti, agita le bandiere dell’uguaglianza e della lotta alle discriminazioni, del rispetto della differenza, e questo malgrado la filosofia del gender o dell’indifferenza sessuale sia il contrario esatto, l’opposto simmetrico, di questi princìpi. C’è già stato in Francia e altrove un fenomeno genuino di rivolta e di testimonianza controcorrente, ma è difficile dire se di lì si genererà qualcosa di durevole e influente.

 

Due elementi però spiccano e fanno certezza. Intanto il carattere intollerante delle reazioni di chi si fregia con esclusivismo mal riposto dell’etichetta di laico e di progressista. I manifestanti di San Giovanni sarebbero una retroguardia del pregiudizio, un’orda medievale (e “medievale”, come pensano indistintamente tutti gli ignoranti, vuol dire qualcosa di malamente, qualcosa di oscurantista che resiste al bagno di luce e di buone pratiche e felici pensieri che sono il prodotto dei tempi moderni), un’accozzaglia di odiatori dell’altro, di spregiatori delle libertà civili, di nemici feroci del diritto a ricercare ciascuno la sua felicità senza far male ad alcuno. I giornali e altri ricettacoli dell’opinione non riescono ad argomentare con equilibrio, con la misura del dialogo che sempre invocano, non riescono a pensare nemmeno un solo istante che ci sia ancora spazio per persone, per gruppi e magari per folle immense che considerano con obiettiva e serena avversione, e con preoccupazione, l’insegnamento scolastico del gender e il matrimonio o la filiazione omosessuale. Devono essere per forza nemici dell’umanità, dell’evoluzione, del progresso, della storia, delle idee giuste in sé e per sé, e delle pensioni di reversibilità. Gente pericolosa, alleati delle peggiori fobie della destra internazionale, gente alla quale tagliare la strada con divieti e legislazioni ricattatorie sui temi dell’omofobia.
L’altra cosa che colpisce è l’alleanza, ormai pacifica, tra questo ostracismo sociale diffuso verso chi eccepisca dubbi non negoziabili sul carattere della più grande svolta antropologica della storia umana, la parificazione giuridica e culturale dei sessi ottenuta cancellandone la differenza naturale, e la chiesa gerarchica cattolica, colpita da diffidenza, grave imbarazzo e come obbligata a una presa di distanza che segnali l’arretratezza devozionale e di pensiero di queste formazioni sociali orientate alla protesta. Un vescovo a Milano chiede scusa allo stato e ai media se un uomo di curia si è permesso di domandare che cosa si studi nelle scuole in materia di amore, sesso, riproduzione e identità sessuale, sarà sicuramente una insana curiosità di tipo maccartista, una black list e che Dio ce ne guardi. Un altro vescovo, messo a guardia dell’ovile episcopale italiano, sfida la credulità ingenua e inautentica dei militanti pro life e li sbeffeggia per la loro contrizione di fronte alle pratiche abortive. Poi la gerarchia fa un po’ di attenzione, dirama qualche intervista benevola a cose fatte, e sanziona che in fondo il mondo non è un paradiso e la folla di San Giovanni non era composta da diavoli, bontà loro, ma questo dopo il fatto, post factum, e a sanatoria dello strano divorzio dottrinale e di coscienza tra chiesa e fedeli, tra gerarchia e un pezzo almeno del popolo di Dio.

 

[**Video_box_2**]L’intolleranza confessionale delle reazioni e l’atteggiamento secolarizzatore e supino della gerarchia sono i due elementi chiave che testimoniano il fatto nuovo e inquietante.  Altro che laicità, altro che libertà, altro che diritto eguale: dilaga una nuova religiosità politicamente e civilmente corretta, va avanti un mondo nuovo nel quale chiesa e establishment secolarista hanno deciso di riconoscersi fino in fondo, conducendo pecorelle e citoyens in un unico ovile dove si biascica la fuffa del pensiero unico, dal sesso al riscaldamento globale. Ed è un guaio serio.

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