I migliori settimanali del mondo (questo venerdì)

Una rassegna delle copertine dei principali magazine internazionali. Spectator, New Yorker, Time, Fast Company, Economist, Nouvel Observateur, Politico Magazine
I migliori settimanali del mondo (questo venerdì)

 

“L’Italia non ce la può fare”, scrive in copertina il magazine britannico Spectator in un pezzo d’apertura che racconta “l’invasione” dei migranti in Italia. L’articolo all’interno, a firma di Nicholas Farrell, è meno duro con Roma di quanto non lascerebbe supporre la copertina, e giustifica l’esasperazione degli italiani – uno dei popoli “meno razzisti d’Europa” – che si trovano di fronte a una “vera crisi dell’immigrazione”. Cosa fareste se “sulle coste della Normandia ci fosse fino a un milione di migranti non europei che aspettano di essere impacchettati come sardine… per passare il canale della Manica”?, si chiede Farrell. Ogni riferimento al populismo dell’Ukip non è casuale.

 


 

La rivista americana Fast Company, che si occupa di economia e impresa, ha una lunga intervista con il presidente americano Barack Obama, tutta basata  sul “team digitale” della Casa Bianca: il presidente racconta di come uomini provenienti da Google, Facebook, Amazon siano entrati nell’Amministrazione per risolvere i problemi legati alla tecnologia, dal disastro di Healthcare.gov fino al voto via app. Ma qualcosa non quadra: a un certo punto il presidente cita il social network fallito MySpace.

 


 

 

Il Magazine di Politico nella sua “friday cover”, distribuita online, parla questa settimana della “crisi d’identità da 9 miliardi di dollari” di Michael Bloomberg, ex sindaco di New York e al tempo stesso padrone di un’impero economico, che a 73 anni non ha ancora deciso se occuparsi di policy e filantropia o riprendere il controllo totale della sua compagnia. E’ come Dr. Jekyll e mr. Hide: il Sindaco contro il Padrone.

 

 


 

C’è un grosso, grasso divorzio greco in corso, racconta l’Economist questa settimana con una copertina che raffigura la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier greco Alexis Tsipras, e riprende i cartelloni dei film che si appendono fuori dai cinema. Ci sono anche i commenti dei critici, che ovviamente sono i protagonisti del negoziato in corso su Grexit: “Prevedibile”, commenta l’oracolo di Delfi; “Non vediamo l’ora che arrivi il sequel”, è il commento immaginario di Podemos, il movimento antisistema spagnolo che punta a ripetere a Madrid l’esperienza di Syriza. Alla fine dell’editoriale all’interno, il magazine britannico scrive: “Evitare il divorzio sarebbe meglio per tutti. Ma questo matrimonio non può essere salvato a ogni costo”.

 


 

Del partito spagnolo Podemos si occupa anche la rivista francese Nouvel Observateur, che presenta in copertina una lunga intervista al leader del movimento Pablo Iglesias. E’ la prima intervista internazionale dopo il risultato notevole di Podemos alle elezioni locali spagnole, Iglesias lancia la carica della sinistra-sinistra in tutta Europa e dice: “Ci attendiamo gesti più coraggiosi sia da parte del governo francese di François Hollande sia da parte del governo italiano di Matteo Renzi”. Poco prima, aveva elogiato l’azione di governo del fallimentare Tsipras.

 


 

 

Il Time riprende il titolo di una serie tv recente dedicata a due chirurghi plastici, “Nip & Tuck”, per raccontare come la chirurgia estetica ormai stia diventando uno standard fondamentale della bellezza femminile: “Ti farai un intervento estetico per la stessa ragione per cui usi il trucco: perché tutte le altre donne lo fanno”.

 

 


 

La copertina del New Yorker è dedicata ai bambini (chiusi in casa per anche se fuori è bel tempo, per giocare a Minecraft al computer), ma il pezzo portante della rivista è un lungo ritratto dell’ottantunenne Dianne Feinstein, senatrice democratica e capo della Senate Intelligence Committee, da cui ha lanciato battaglie durissime contro i supposti metodi di tortura della Cia. E’ l’ora delle nonne in America, da Feinstein a Nancy Pelosi, fino ovviamente a Hillary Clinton.

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