Vado a comprarmi un vasetto di Nutella

Ma che cosa vuole da me Ségolène Royal, ministra gallica, quando mi bistratta il barattolo di cioccolata alla nocciola?
Vado a comprarmi un vasetto di Nutella

Una scena di "Bianca", di Nanni Moretti (1984)

Non sono un consumatore di Nutella. Provvedo in molti altri modi a farmi del male o del bene, dipende. Quanto alla deforestazione, seguo le indicazioni virgiliane sull’arboricoltura, che non la prevedono sebbene la natura se ne stia lì, anche nel poema georgico millenario, per essere trattata e manipolata. Il poeta si occupa dell’umore selvatico di cui spogliarle, le piante, con innesti e trapianti (exuerint silvestrem animum) e ammira il verdeggiare dei boschi sacri. Così faccio io nel mio piccolo. Ma che cosa vuole da me Ségolène Royal, ministra gallica, quando mi bistratta il barattolo di cioccolata alla nocciola?

 

Gli esseri umani hanno un’anima, e il mondo classico era maestro nell’arte della Beseelung, dell’animare il mondo che circonda gli uomini. Anche la Nutella ha un’anima, come dimostrò Nanni Moretti. Dunque come si permette un ministro segretario di Stato di dirmi quello che devo mangiare? E’ questa intrusione nelle passioni private e nei consumi privati l’essenza del mondo moderno? Sarò io a scegliere, secondo l’uso e l’appetito e la crapula e l’ascesi, con l’aiuto se del caso di un medico fidato o di un coltivatore amico, ma mai e poi mai deve intromettersi il potere pubblico. Invece abbiamo costruito un universo dietetico, e Michelle Obama ci istruisce da mane a sera su come fare a mantenere la fitness, e nella Casa Bianca fanno gli orti biologici, e invece di mettere ordine in un mondo sanguinoso ci spacciano ricette disgustose di cosce di pollo con contorno di mais, ed esaltano la verdura sfacciatamente, memori della jacquerie dei broccolari americani che colpirono duramente un giudizio scorretto di Bush padre: “I hate broccoli”. Ma diceva quello che non piaceva a lui, il presidente wasp, non quello che deve dispiacere a te: e lì è tutta la differenza tra una visione socialisteggiante della vita e una idea liberale dell’esistenza che non rinuncia alla capacità privata di alimentare lo spirito e la materia di cui siamo fatti secondo scelte individuali, familiari, sociali ma non pubbliche. Il community organiser su scala universale, come il ministro républicain impiccione, sono un pericolo privato e pubblico.

 

[**Video_box_2**]Anche il Papa vuole la mia conversione ecologica. Penso di averla incorporata nelle mie idee e nei miei comportamenti del tempo che segue il peccato e accompagna l’espiazione: sono contro lo scarto degli esseri umani, sono contrario alla nozione inquinante che il genere sia un innesto culturale, sono figlio della chiesa pur senza essere nella chiesa (paradossi). Punto. Se poi devo giudicare la questione del clima, penso che dipenda tutto dall’energia del sole e niente da quella umanoide, ma non pretendo di avere ragione per forza privata né sopporto che mi si dia torto per obbligo pubblico o confessionale, tanto più se per motivi ideologici o interessi non verificati. Vorrei si introducesse nello spirito apocalittico e disordinato del tempo una quantità data di malinconia e di serenità, anche di rassegnazione come ecologia della mente: mi emoziona Franco Prodi quando parla delle nuvole e smania contro i truffaldi del mutamento climatico antropocentrico, mi irrita Al Gore quando mi spiega in dettaglio la sceneggiatura del film-catastrofe che ha appena girato. Ora vado a comprare un vasetto di Nutella, e avrete capito bene il perché, spero.

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