“Dovremmo bruciare i gay?”

Non solo i pazzi isolati dell’Isis. Vedi la copertina di Maroc Hebdo
“Dovremmo bruciare i gay?”

La copertina di Maroc Hebdo

Non c’è soltanto l’Isis che lancia i gay dai palazzi di Mosul. C’è anche la copertina del settimanale francofono marocchino Maroc Hebdo. Il ministro della Salute aveva chiesto la depenalizzazione dell’omosessualità e il settimanale rilancia: “Certo, è un diritto individuale. Ma che ne è della morale e dei valori religiosi?”. Poi l’immagine di due omosessuali a bordo piscina e quella frase: “Dovremmo bruciare i gay?”. Non si tratta di un magazine di spostati, ma di uno dei settimanali più letti da dirigenti, intellettuali e studenti. Secondo Courrier International, “Maroc Hebdo è l’unico che si concentra sui cambiamenti sociali e politici che si svolgono in Marocco”. Lo scrittore Abdellah Taïa, dichiaratamente gay, parla di copertina che “incita all’odio e all’omicidio”. E’ il grande scandalo che riguarda ogni angolo dell’islam. Ne è un esempio il film girato da Parvez Sharma, “A sinner in Mecca” (“Un peccatore alla Mecca”), gay e musulmano che ha filmato il pellegrinaggio nel luogo santo dell’islam, in incognito, perché Sharma è considerato un “infedele”. Questo vale nella iper-repressiva Riad, nella Teheran che auspica la “rieducazione” dei gay a colpi d’impiccagione, nella Malesia in cui il leader dell’opposizione Anwar Ibrahim entra e esce dal carcere con l’accusa di “sodomia”, nella Giordania che chiude un locale gay dietro l’altro e nella Turchia dove l’ex ministro degli Affari femminili, Aliye Kavaf, chiama gli omosessuali “malati”.

 

Se la questione femminile è la cartina di tornasole del rapporto tra islam e modernità, quella omosessuale ne è l’estremo sviluppo. Di questo dovrebbero occuparsi le lobby Lgbt. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi