Contro il pensiero unico genderista

Una cosa è contrastare le discriminazioni, un’altra è imporre modelli di società che non tengano conto dell’interesse dei figli. Botta e risposta sulle scelte del Parlamento europeo sulla gay family.

Contro il pensiero unico genderista

Al direttore - Nell'articolo pubblicato sulla vostra testata, dal titolo "Letterina da Strasburgo sulle gay family, è la democrazia" e firmato da Maurizio Crippa, relativo all'approvazione a Strasburgo della Relazione Noichl sulla parità tra uomo e donna, si legge quanto segue: "Del resto 341 sì, 281 no e 81 che si astengono come una minoranza del Pd non è un voto bulgaro". Questo sembra suggerire che una minoranza della delegazione Pd al Parlamento europeo si sia astenuta su tale relazione, per esprimere il proprio disaccordo con i contenuti del testo. Non è così. In due abbiamo espresso voto contrario. Saremmo lieti se ne tenesse conto. Grazie

Luigi Morgano, Damiano Zoffoli, europarlamentari del Pd

 

 

Grazie della precisazione. E complimenti per la motivazione del vostro voto contrario. La riportiamo qui di seguito, le parole sono dell’onorevole Morgano: “Con l'approvazione della relazione sulla strategia UE per l’uguaglianza tra donne e uomini dopo il 2015, l'Assemblea di Strasburgo ha dato l'ennesimo via libera all'ideologia gender che giorno dopo giorno, voto dopo voto, sta impostando nuovi parametri etici e morali in Europa. Se la relazione esprime una giusta preoccupazione nel ricordare quanta strada ancora rimanga da percorrere per arrivare a una vera parità tra uomo e donna nell’ambito dell’istruzione, dell’accesso al mercato del lavoro, dell’equa retribuzione, e sottolinea gli effetti devastanti della violenza sulle donne quale forma più diffusa di violazione dei diritti umani all’interno dell’UE; al contempo arriva ad affermare l'equiparazione tra servizi di pianificazione familiare e aborto, spingendosi fino a elevare l’interruzione volontaria di gravidanza al rango di ‘diritto umano fondamentale…’ Una cosa è contrastare ogni forma di discriminazione e aprire un’adeguata riflessione, nelle sedi competenti, sui diritti individuali degli adulti. Altra cosa è imporre modelli di società, principi e valori che non tengano pienamente conto dell'interesse superiore dei bambini”. Ben detto, grazie.

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