In nome della trasparenza Vanity Fair calpesta verità e felicità

Uno dei motivi per cui mi ostino ad andare dal barbiere (mestiere in via di estinzione), anziché dal parrucchiere, è il minor rischio di imbattermi in Vanity Fair e riviste consimili. Almeno in questo assomiglio a Cesare Pavese: detesto i pettegolezzi.
In nome della trasparenza Vanity Fair calpesta verità e felicità

Bruce Jenner ora è Caitlyn Jenner

Uno dei motivi per cui mi ostino ad andare dal barbiere (mestiere in via di estinzione), anziché dal parrucchiere, è il minor rischio di imbattermi in Vanity Fair e riviste consimili. Almeno in questo assomiglio a Cesare Pavese: detesto i pettegolezzi. Almeno in questo assomiglio a Flaubert: “Ho sempre cercato di vivere in una torre d’avorio, ma una lurida marea ne investe le mura”. Grazie a internet la lurida marea ha raggiunto anche me e ora conosco ciò che avrei fatto volentieri a meno di conoscere ossia la storia di copertina di Vanity Fair: il campione di decathlon che a 65 anni, e dopo tre mogli e sei figli, diventa donna. Insomma un vecchio trans, una storia triste, una figura patetica, e mi vengono in mente certi film di Fassbinder, certi romanzi ambientati nel ventre di Napoli che collocavano il tutto nell’ambito narrativo giusto: la tragedia. Mentre adesso il settimanale della Condé Nast ribalta la questione e fa di Caitlyn Jenner un modello da seguire in nome di due ideali alla moda, trasparenza e felicità. “Bruce ha avuto sempre un segreto. Caitlyn non ha segreti” dice, con chissà quale voce, la chimera fotografata da Annie Leibovitz. Il milione di seguaci che in quattro ore si sono ovinamente incolonnati su Twitter (un record di gregarismo perfino per il gregaristico mondo dei social) rappresentano un’altra sconfitta per l’umanità dopo il referendum irlandese.

 

Sono l’avanguardia dell’umano impoverito, i militi di un nuovo tipo di vita brutalmente semplificata dall’esibizione permanente. Un segreto, un qualsiasi segreto, bello o brutto che sia, è qualcosa di prezioso, come sanno benissimo anche in Condé Nast dove per evitare fughe di notizie che avrebbero fatto perdere valore al servizio hanno lavorato con metodi da Cia o da Mossad: il giornalista aveva il computer scollegato, inaccessibile agli hacker, e la redazione era tenuta all’oscuro. Come mai un prodotto economico della tutto sommato modesta rilevanza di un articolo viene protetto con tanto impegno, mentre nessuno alza un dito per proteggere il cuore della creatura umana? Solo perché ognuno, compresa Caitlyn Jenner, ha diritto di disporre di sé fino alla completa distruzione della propria intimità? Non è così, non è questione di indifferenza, stavolta il relativismo non c’entra nulla, per trasformare un vecchio trans in una nuova star ci vuole ben altro che il vivi e lascia vivere, occorre un grande zelo mediatico e politico (Obama ha subito applaudito). Solo grazie a una mobilitazione imponente si può fare di un molto ex campione sportivo, il cui oro olimpico risale addirittura a Montreal 1976, un campione esistenziale. Campione nell’accezione di “chi difende con energia una nobile causa”: la causa appunto della trasparenza. Sei un uomo che si sente donna? Se certe sere ti travesti e vivi questo aspetto della tua personalità in un club appartato sei un ipocrita, uno squallido, se invece cambi sesso e ne meni vanto sei meritevole di copertine e contratti. Filosofi inascoltati in quanto senza follower hanno notato come l’attuale ipocrita lotta all’ipocrisia condivida col totalitarismo staliniano, e collettivista in genere, l’idea che la persona pudica, o comunque gelosa della propria interiorità, sia in quanto tale sospetta e passibile di delazione.

 

[**Video_box_2**]Oltre a quella della trasparenza, la causa della felicità: non nella versione Al Bano & Romina, “un bicchiere di vino con un panino”, bensì nella variante Vasco, “che se ne frega di tutto sì”. Tre mogli e sei figli ha calpestato l’attempato decatleta per arrivare su quella copertina che è un'esplosione di hybris, ormoni, silicone e photoshop. In questo mondo bugiardo vengono fotoritoccate veneri nate come Lindsay Lohan, 28 anni, Rihanna, 27, Taylor Swift, 25, Miley Cyrus, 22, che Dio ce le conservi, figuriamoci un ex energumeno che primeggiava nella poco gentile specialità del getto del peso, un sessantacinquenne che già sembrava una vecchia zia prima della crisi dei subprime. “Dopo tanta sofferenza finalmente vi presento il mio vero Io”. Parla di verità e ha mancato di parola tre volte ed è un campionario ambulante di trucchi.

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