Posta selvaggia

Io, fatalista accumulatrice di email non lette (3.471), colpevolizzata da voi, inquietanti catalogatori seriali.
Posta selvaggia

In questo momento nella mia casella di posta ci sono tremilaquattrocentosettantuno email non lette: una nuvoletta rossa con il numero scritto in bianco che non mi provoca nessuna angoscia (mi ripeto angosciata). Non sono tutte davvero non lette, bisogna comunque dirsi, molte sono state scaricate altrove, altre sono moleste, altre non ho bisogno di leggerle per sapere che non voglio leggerle, altre mi comunicano già nell’oggetto che devo sbloccare un conto che non ho mai avuto.

 

Si può vivere tranquillamente senza leggere tutto quello che è indirizzato a noi, e disattivando le notifiche sonore delle email. Ma il fatto di possedere una cifra in costante crescita dentro una nuvoletta rossa nella posta elettronica (un po’ come il rosso in banca, in fondo, un po’ come la pila di libri non letti) mi colloca, secondo l’Atlantic, in una metà precisa del mondo: la metà fatalista, caotica, con casa in disordine e tendenza alla procrastinazione e all’emotività. Invece l’altra metà, quella con la casella sgombra e tutte le email archiviate perfettamente in cartelle tematiche (lavoro, scocciatori, amore, insulti, offerte speciali) appartiene a un genere umano ordinato, razionale, che tiene la vita e la posta sotto controllo, che fa passare meno di quattro minuti prima di rispondere a una email e che, soprattutto, inorridisce quando intravede le caselle-discarica degli altri, avverte un nodo alla gola, un senso di vertigine e l’istinto di rieducare: “Come puoi vivere così, non sai che la posta è lo specchio dell’anima?”.

 

[**Video_box_2**]Se così fosse, allora anche il controllo compulsivo della posta elettronica, il riordino delle caselle, l’eliminazione (durante un incontro romantico magari) dei messaggi inutili è lo specchio di una nevrosi, del terrore secondo l’Atlantic di perdere il controllo sulla propria vita. A meno che non stiamo aspettando la risposta via email a una proposta di matrimonio a orologeria, è difficile immaginare che un messaggio di posta elettronica letto cinque minuti dopo il suo invio ci cambierà la vita per sempre. Ma allora perché, durante una conversazione, una riunione o un momento di concentrazione l’emailatore ordinato e nevrotico interrompe volontariamente quello che sta facendo con altri per controllare la posta e rispondere all’avviso del rappresentante di classe sull’ora e luogo della pizzata di fine anno la settimana dopo? Magari stava per avere un’idea geniale, ma si è fermato un attimo prima per scrivere: qualcuno ha bisogno di un passaggio? (e dare il via a un nuovo scambio per niente urgente, e archiviare lo scambio nella casella: scuola). L’emailatore ordinato è solo apparentemente affidabile, attenzione: potrebbe lasciarvi annegare perché deve prima rispondere al questionario di Amazon.

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