LOUISIANA (THE OTHER SIDE)

Esperienze cinematografiche estreme 2. Di nuovo, altro film che sembra congegnato al solo scopo di far scappare gli spettatori
LOUISIANA (THE OTHER SIDE)

Esperienze cinematografiche estreme 2. Di nuovo, altro film che sembra congegnato al solo scopo di far scappare gli spettatori, disamorandoli dal cinema. Non si capisce perché dobbiamo soffrire tanto, distogliere gli occhi dallo schermo, turarci il naso perché sembra di sentire la puzza delle catapecchie e dei piatti sporchi nel lavandino delle roulotte. Vecchietti sdentati in stile “Un tranquillo weekend di paura” che – ma questo saprebbe il meno – sparlano di Hillary Clinton. Metamfetamine cucinata in casa con pentolini sudici. Buchi di eroina fatti in posticini al cui confronto il cesso scozzese di “Trainspotting” profumava di pulito. Tatuaggi sul seno di una donna incinta - ne ha già tantissimi, quindi non ci sarebbe necessità di rischiare la setticemia – che poi si esibisce nuda attorno al palo. Una coppia sfatta e strafatta che si accoppia sul divano lurido. Il tutto sotto l’occhio di un regista coccolato dalla critica italiana che ne celebra il rigore (“da non perdere”: ma scherziamo? “vieni cara che di sabato sera andiamo a vedere gli scoppiati nudi sul ciglio della strada?). Destra e sinistra, finalmente concordi, applaudono l’antiamericanismo (“il lato oscuro della più grande potenza mondiale”, nientedimeno, come se altrove mancassero disgraziati). Godono quando i bianchi miserabili – il documentario è stato girato in Louisiana, disoccupazione al 60 per cento - sparla di Barack Obama, colpevole di aver solleticato l’orgoglio dei neri. Parlando di cinema, costeggiamo il Missouri di “Un gelido inverno”, regista Debra Granik: Jennifer Lawrence uccideva a scuoiava scoiattoli per dar da mangiare ai fratellini. Ma lì c’erano trama e ottimi attori (e si sa che in questi casi tutto si lascia vedere senza traumi, anche Edipo che si cava gli occhi dopo essersi scopato la madre). Qui siamo in pieno “mondo movie”, così gli anglosassoni chiamano le pellicole a sensazione, dopo aver visto “Mondo cane” di Gualtiero Jacopetti (vale anche qui il ribaltamento segnalato da Mattia Feltri: quando uscì, nel 1962, fu considerato “una stronzata di destra”, ora siamo alla fase “da sempre patrimonio della sinistra”). A far da contraltare, nella seconda parte del film, i reduci incazzati con Bush, armati fino ai denti per difendere le famiglie da pericoli non proprio reali. A questo punto lo sguardo (finto) compassionevole del regista si muta in fiero disprezzo.

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