Nonne, è arrivato il momento di giocare la granny card, e non solo nel senso immaginato da Matteo Renzi

Gli anziani sono l’unica risorsa naturale in crescita sul nostro pianeta, e il presidente del Conssiglio ha deciso di sfruttarla. Almeno nella sua parte femminile. E i nonni (i sessantaduenni) sono esclusi da questo scivolo verso il sostegno famigliare?
Nonne, è arrivato il momento di giocare la granny card, e non solo nel senso immaginato da Matteo Renzi

Gli anziani sono l’unica risorsa naturale in crescita sul nostro pianeta, e Matteo Renzi ha deciso di sfruttarla. Almeno nella sua parte femminile. “Se una donna a sessantadue anni preferisce stare con il nipotino rinunciando a venti-trenta euro ma magari risparmiando in baby sitter”, ha detto il presidente del Consiglio preparandosi a rivedere le norme della legge Fornero sulle pensioni, “allora bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andare a godersi  i nipotini”. E i nonni (i sessantaduenni) sono esclusi da questo scivolo verso il sostegno famigliare? I nonni moderni sono spesso molto più dediti ai nipoti di quanto, da padri, lo siano stati ai figli. Ma a parte la questione femminista, che sicuramente verrà sollevata, la verità è che le nonne sono indispensabili, non solo in quanto amorevoli curatrici di sbucciature sui ginocchi e non solo come garanti per il mutuo dei figli.

 

Sempre di più, le sessantenni raggiungono quei posti di potere che da giovani avevano soltanto sognato, mentre scaldavano biberon e lasciavano andare avanti gli uomini. Come scrive l’Atlantic sul prossimo numero, l’età comincia a giocare a nostro favore, l’attesa del momento giusto non è sempre negativa: le signore ambiziose giocano infatti  la granny card, la carta nonnesca. Hillary Clinton, Angela Merkel, Christine Lagarde, sono una generazione di donne arrivate molto in alto, attraverso un percorso alternativo e un po’ diabolico che considera più appropriata l’ambizione femminile a sessant’anni  piuttosto che a ventotto, e che risponde in parte alla domanda spietata e darwinista: a che servono le donne mature? Anzi: qual è lo scopo universale delle donne nel post menopausa? La scienza si pone da tempo questa orribile domanda, poiché, insieme alle orche marine, le donne sono una delle pochissime specie animali a vivere molto a lungo dopo la fine delle possibilità di riproduzione. Perché, riflette la scienza, invece di spegnersi con l’ultimo ovulo, le donne continuano per decenni a prosperare, a essere ancora giovani e forti, anzi più forti di quando a trent’anni cercavano, in mezzo al caos, un posto nel mondo?

 

La risposta preistorica, ottenuta cioè osservando la vita dalle caverne in poi, sarebbe l’accudimento. Spiegare alle figlie come si allatta, uscire a procacciare il cibo mentre le mani cullano i piccoli, difenderle dagli uomini se necessario, e anche far crescere i nostri cervelli. A questo serve essere nonne (o zie, amiche più grandi, madrine, cugine di quarto grado). Gli studi dimostrano che i bambini con una nonna accanto hanno uno sviluppo più veloce e armonioso e da grandi tenderanno a deprimersi meno. E non servono studi per dimostrare quanto i figli si aspettino, in termini di aiuto, da madri trasformate in nonne. Non è solo un mondo di torte di mele, è il fattore granny card, lo sfruttamento di un’età che, se non è più fertile in sé, è assai fertile per la vita che è già nata. E anche economica, perché a titolo amoroso e quindi molto più che gratuito. Però molte nonne del Nuovo millennio preferiscono lo scivolo Hillary Clinton a quello proposto ieri da Matteo Renzi.

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