Hai visto mai che il Cav. va da Fabio Fazio e poi lo nomina suo erede?

Si accettano scommesse: i due alla fine si piaceranno. Si capisce: con misura, con garbo, ma calmi e placidi come il Piave del canto centenario, si faranno il loro passaggio televisivo.
Hai visto mai che il Cav. va da Fabio Fazio e poi lo nomina suo erede?

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Si accettano scommesse: i due alla fine si piaceranno. Si capisce: con misura, con garbo, ma calmi e placidi come il Piave del canto centenario, si faranno il loro passaggio televisivo. Al di là delle apparenze, sono fatti per intendersi: Fabio Fazio potrebbe sempre rievocare i giorni spensierati di “Anima mia” e dei Cugini di campagna, Silvio Berlusconi di suo potrebbe generosamente concorrere con Trenet e la sua epica da cantore di crociera. Non avrà, come da Santoro, sedie da spolverare prima di calarci sopra le caute chiappe – da Fazio si va tranquilli, come all’apericena del collega d’ufficio. Fazio è carezzevole, Berlusconi è bisognoso di coccole. Al massimo, potrebbe saltar fuori la Littizzetto, a chiedere notizie del “walter” e della “jolanda”, ma a parte che sono questioni su cui Silvio è largamente edotto (sul secondo aspetto soprattutto), l’ospite possiede sul tema vastissimo repertorio barzellettistico capace di abbattere la ciarliera Lucianina in dieci secondi netti.

 

Se Gramellini, dentro il colletto alla coreana, riuscirà a contenere l’urgenza di un fulminante corsivo indignato – e se soprattutto non si manifesterà in studio Saviano, per il più gioviale Fazio perenne quasi come il fantasma di Banco, “come dal ciel precipita”, al grido di “Gomorra! Gomorra!” – tutto dovrebbe filare liscio come una puntata dello storico “Il pranzo è servito”. In studio, dopo rispettoso baciamano iniziale a Filippa Lagerback, e dopo rapida occhiata (di ammirazione e di confronto) alle zeppe delle Littizzetto, Berlusconi si sentirà come a casa sua (magari, in fase di piacionismo acuto si tirerà dietro pure Dudù). Lui e Fazio – pur senza voler turbare da un lato Brunetta e dall’altro Michele Serra – hanno molto in comune. Mica a caso, di Fazio si trovano in giro consolanti dichiarazioni tipo: “L’Italia non vedeva l’ora che ci fosse Berlusconi; e l’Italia e così perché c’è Berlusconi”, qualsiasi cosa significhi, ma se la giri per il verso giusto suona bene, o persino programmatiche visioni del genere: “Dobbiamo rispecchiare quest’Italia, esattamente come hanno fatto Pippo Baudo, Corrado e Mike Bongiorno negli anni Sessanta”, e figurarsi se Berlusconi non potrebbe concordare: “Figliolo, a me lo dici?”. Avendo poi il garbatissimo presentatore quella salutare aria da mare e iodio di Savona, con un aspetto da sana riviera moderata ben più consolante di Fitto o Alfano o persino Toti, in loco di recente sbarcato, preso da un certo entusiasmo, proprio a lui, e in diretta, a sorpresa Berlusconi potrebbe offrire la possibilità di essere il suo erede politico.

 

[**Video_box_2**]“Ci sono due o tre persone che potrebbero prendere il mio posto”, ha detto l’altro giorno, e si capisce tanto l’urgenza sua quanto il patimento del casting. Un niente, mezzo tono giusto, una battuta azzeccata, e i degni di considerazione potrebbero salire a quattro o cinque, Fazio in testa. “Per la mia generazione la televisione è stata una forma primitiva di letteratura”, ha sostenuto in passato il possibile candidato – meglio di così, finora a Berlusconi non glielo aveva detto nemmeno Gasparri mentre firmava l’apposita legge. C’è davvero la possibilità concreta di un piccolo Nazareno, sulla rotta Savona-Milano, “col viso in alto di chi il mondo sfida / e tiene in piedi un uomo con un sì”.

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