Amore e guerra

“Tutta questa storia non ha niente a che vedere con me”. Ovvero i segni premonitori della catastrofe. La radiografia di una storia d’amore non si accontenta delle parole: ha bisogno di prove materiali. Soprattutto quando diventa un’ossessione, perché lei gli scrive un sms triste.
Amore e guerra

La radiografia di una storia d’amore non si accontenta delle parole: ha bisogno di prove materiali. Soprattutto quando diventa un’ossessione, perché lei gli scrive un sms triste: “Credi davvero che sia meglio così? Io sono stata benissimo in questi ultimi mesi”, e lui dopo quattro ore risponde con un altro sms: “Non lo trovo né meglio né peggio. Solo triste, ma necessario e ragionevole. E anch’io sono stato bene in questi ultimi mesi”. La radiografia ha bisogno allora della trascrizione degli sms, del numero dei bicchieri di vino bevuti insieme all’inizio di quello che viene chiamato, in questo libro, tra lo scientifico e il disperato, “l’obnubilamento amoroso”, con allegata foto del Titanic che lascia Southampton, incurante dei presagi di catastrofe.

 

I presagi sono chiari, in questo romanzo francese in uscita per Mondadori, “Tutta questa storia non ha niente a che vedere con me”, di Monica Sabolo. Forse davvero all’inizio di ogni storia d’amore basterebbe raccogliere i dati, gli accendini rubati, i mozziconi di sigarette fumate insieme, le parole scambiate, i libri preferiti, le serie tivù guardate insieme, le ore di sesso, le ore di lacrime, le ore di felicità, prendere tutte queste informazioni e incrociarle fra loro per capire come andrà a finire. “10 marzo 2011. Café Le Rostand, Parigi, VI arrondissement, 19:45-20:30. Una birra/due bicchieri di vino bianco. Dati raccolti: è convinto che si possa giudicare con esattezza una persona sulla base dei suoi cinque film e libri preferiti. Si rifiuta di rispondere alla domanda ‘quali sono i tuoi cinque film e libri preferiti?’ (la ritiene troppo personale). Ha scritto una ‘monografia su Shinji Aoyama’ (se la tira). Abbiamo diviso il conto. Contatti fisici: nessuno”.

 

Non è Bridget Jones, non ci sono chili da perdere o sigarette da non fumare, solo una catastrofe amorosa, una dipendenza malinconica e allegra insieme, che cerca spiegazioni anche nella genealogia, nella storia d’amore dei genitori e quindi nelle ossessioni ereditate, e nella tendenza a non vedere i segni premonitori della sofferenza. “Non capisco una cosa: se sei così sicuro di quello che provi nei miei confronti, perché hai passato la notte con me? E’ un vero mistero, sono confusa. Sembravi così indifferente ieri” (estratto di un’email). La risposta: “La notte: perché, lì per lì, di fronte al tuo desiderio così esplicito e alla promessa che non ci sarebbe stato alcun seguito, è venuta voglia anche a me”. Ci sono le foto degli oggetti regalati dagli amici al fine di consolare la ragazza infelice, c’è la radiografia del piede rotto inciampando su un marciapiede dopo aver saputo che lui si è fidanzato con un’altra. E la copertina di un numero dell’Express: “I perversi narcisisti, come riconoscerli”.

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