Un dubbio e una questione di principio sul diritto universale alla blasfemia

Li hanno fatti secchi tutti e due, e hanno fatto bene. Del resto la polizia del Texas non è quella di Alfano. E ci mancherebbe che gli addetti alla sicurezza del mondo libero, poliziotti spie e soldati, non rispondano fuoco su fuoco agli islamici paranoidi che vogliono ucciderci assieme alla nostra libertà d’espressione.
Un dubbio e una questione di principio sul diritto universale alla blasfemia

Un dipinto di Voltaire

Li hanno fatti secchi tutti e due, e hanno fatto bene. Del resto la polizia del Texas non è quella di Alfano. E ci mancherebbe che gli addetti alla sicurezza del mondo libero, poliziotti spie e soldati, non rispondano fuoco su fuoco agli islamici paranoidi che vogliono ucciderci assieme alla nostra libertà d’espressione. Forse è pure vero che tutti gli scrittori che boicottano il premio a Charlie Hebdo lo fanno per codardia, o peggio per connivenza ideologica. No, non è vero, ma facciamo come se fosse.

 

Detto questo, tagliata in due la frontiera  del fuoco, rigettati di là i nemici, si apre il terreno di un cortocircuito che pertiene alle cose in sé, e ai nostri confini di libertà. Fa parte dei diritti umani universali sanciti dall’occidente organizzare concorsi di satira per dilettanti (del Texas, poi) per irridere il contenuto, quale che sia, di una fede religiosa quale che sia? Bret Stephens sul Wall Street Journal sì è chiesto: “Perché è lecito irridere una religione ma non un’altra?”. Ovviamente lui intendeva che è lecito irriderle tutte. Christiane Taubira aveva detto: “Siamo in grado di disegnare tutto, compreso un profeta, perché in Francia, il paese di Voltaire e dell’irriverenza, abbiamo il diritto di prendere in giro tutte le religioni”. Scrivendo che non sono d’accordo non intendo esprimere, semplicemente, la mia personale opinione, le opinioni sono flatus vocis, ma porre un problema generale. Faccio parte anch’io dell’occidente, per quanto da alcuni secoli non autorizzato a reagire alla satira – anche violenta e blasefma – contro di me. Ma poiché faccio parte di quella tradizione religiosa e culturale che ha contribuito a gettare le basi di ragione e di diritto della dignità umana e delle sue conseguenti libertà, credo sia compito non solo mio (opinione) ma di tutti evitare quegli spazi di libertà e di convivenza tendano a restringersi. Ad opera dei tagliagole, ma anche ad opera di una nostra visione sciatta, o è secolarista?, della realtà. La quale contempla l’esistenza, almeno culturale, del sacro. La blasfemia è una cosa che esiste, in Europa e nel resto del mondo di derivazione europea da alcuni secoli la si può praticare senza timore; ma farne una sorta di diritto tout-court è un fatto diverso. Sottilmente diverso quanto si vuole, ma diverso. Il diritto alla libertà d’espressione è universale. Che esso contenga o meno il diritto di insultare altri e le loro credenze, ecco, questa è invece una bella aporìa del pensiero, che probabilmente mai sarà risolta. Ma merita, almeno, di non essere rimossa con un gesto semplicistico e grossolanamente manicheo.

 

La satira è un oggetto ancora diverso, è parte ma non è “tutta” la libertà di espressione.  Il grande Vincino se ne avrà, ma non è un diritto universale. E’, ed è sempre stata, invece, una legittima arma del pensiero e della lotta politica. Maneggiarla, anche con disinvoltura, ma sapere di che si tratta. Sulla prima pagina di oggi raccontiamo episodi di intolleranza anti cristiana in Europa. Bene. Ma perché farla lunga? Se un ragazzo piscia in un’acquasantiera in chiesa, non sta solo esercitando il suo diritto di satira? Questo, a qualsiasi spirito liberale, non può non apparire come un restringimento, e non un allargamento, né tantomeno una difesa, della libertà di tutti. Il grande storico dell’Illuminismo Robert Darnton ha dimostrato per tabulas che la Rivoluzione non fu preparata tanto e solo dai libri colti e dagli universalia filosofici, quanto dalla diffusione della letteratura libertina, pornografica e satirica, dissacratrice del re, di Dio e della chiesa. Potremo anche dire che ce ne vorrebbe, oggi, nel mondo musulmano. Ma è arma di guerra, appunto. (Ha anche notato, Darnton, dopo i fatti di  Parigi, che “c’è una diversa sensibilità tra americani ed europei davanti alla pubblicazione di vignette satiriche volutamente volgari, offensive, blasfeme… Negli Usa, anche se viene difesa un’assoluta libertà d’espressione, non c’è mai stata una tradizione di forte anticlericalismo, mentre il puritanesimo ha limitato le espressioni volgari, l’esibizione di nudità”. E’ anche per questo, e non solo per codardia, se la stampa anglosassone non pubblica quasi mai le vignette su Maometto. Ma questo è solo un corollario).

 

[**Video_box_2**]Però bisogna saperlo: la satira è uno strumento di lotta, non di governo. Noi ricordiamo sempre il Voltaire del “Trattato sulla tolleranza”, ma è lo stesso Voltaire che quando parlava del cristianesimo invitava a “schiacciare l’infame”. Un suo diritto universale, laddove il mio è solo quello di essere schiacciato? La barbarie nazistoide e oscurantista non legittima la sciatteria secolarista. Si può deridere e rinnegare il sacro, ma fare di ciò un diritto necessario e inalienabile non allarga lo spazio di libertà del nostro campo, lo restringe. Non essere Charlie non è uguale a essere sottomessi al califfo.

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