Non si può essere amati da tutti. Justin Bieber e gli insulti in diretta

Quando prendi in giro il cantante dandogli della lesbica, del gay o del cretino è solo una normale giornata su Twitter; quando lo fanno i comici per Comedy Central si chiama Roast Show. Il 31 Marzo è stato trasmesso in america. Per vederlo in Italia dovrete aspettare il 10 aprile alle 23 (Sky 124).
Non si può essere amati da tutti. Justin Bieber e gli insulti in diretta

Justin Bieber

Quando prendi in giro Justin Bieber dandogli della lesbica, del gay o del cretino è solo una normale giornata su Twitter; quando lo fanno i comici per Comedy Central si chiama Roast Show. È una tradizione americana che risale all’inizio del secolo scorso, più precisamente, secondo lo storico Barry Dougherty, è iniziato tutto tra amici al Friar’s Club nel 1907. Dal 1998 è diventato un evento televisivo. Prendi un ospite, circondalo di amici (roaster) pronti ad insultarlo e insultarsi con battute sagaci e senza pietà, e otterrai un format di successo a cui si sono sottoposti nel tempo celebrità come Humphrey Bogart a Pamela Anderson. Il Roast è umiliante, maligno, perfido, ficcante, triviale, volgare. In una parola: bellissimo.

 

Ridere degli altri ci piace moltissimo. Mentre i fan undicenni si raccomandavano su Twitter a Bieber con “ricordati di ridere anche se stai morendo dentro”, dimostrando di avere più uso di mondo di quanto concediamo loro, contemporaneamente scrivevano al comico Chris D’Elia “Per favore, ti prego, non obbligarmi ad ucciderti”, in caso avesse deriso Selena Gomez, l’ex storica di Bieber. D’Elia ha esordito il roast con una battuta brutale: “Perché sei qui? È un’idea terribile. Questa gente ti fotterà più di quanto ha fatto Orlando Bloom con Selena Gomez”. Jeff Ross, che è il campione dei roast e autore del manuale "I Only Roast the Ones I Love", lo ha colpito con: “È vero che hai mollato Selena Gomez perché si è fatta crescere i baffi prima di te?” e “Seth Rogen pensa che sei un pezzo di merda, e lui passa molto tempo con James Franco”.

 

I roast sono almeno un paio di cose: per le star sono la possibilità di promuoversi dimostrando di saper ridere di se stessi, per noi sono la licenza di poter ridere di cose terribili. Siamo autorizzati a farlo se Pete Davidson dice: “Justin, ho perso mio padre l'undici settembre, e ho sempre rimpianto l’esser cresciuto senza, fino a che non ho incontrato il tuo”. E ancora di più quando Jeff Ross aggiunge: “L’unica persona che ha aspirato più fumo di Snoop Dogg è il padre di Davidson”. L'intenzionalità non è ferire e l'interlocutore lo sa, per questo è liberatorio.

 

I roast sono anche un test di pop culture. Bisogna aver letto molto Us Weekly e Tmz per apprezzare e decodificare i diversi livelli di lettura. Per esempio, occorre sapere che Justin Bieber è amato dai preadolescenti almeno quanto è odiato da tutti gli altri, che ha abbandonato la scimmietta Molly in uno zoo in Germania perché non aveva il permesso di espatrio, che ha lanciato uova sulla casa dei vicini per divertimento, che è stato arrestato per una corsa illegale di auto e il genere di cretinate che fa un ragazzo che ha appena compiuto 21 anni ed è ricchissimo. Quando Justin ha visitato il museo di Anna Frank, credendo di farle un complimento, ha detto che se fosse nata oggi sarebbe stata una belieber, ossia una sua fan. Più che la sensibilità verso l’olocausto, ha dimostrato egocentrismo e cattivo gusto. Jeff Ross ne ha approfittato: “Se Anna Frank avesse ascoltato la tua musica si sarebbe uberizzata verso Auschwitz”.

 

Per presentare i suoi pregi, tutti hanno fatto riferimento a un numero: 200 milioni di dollari. È quanto vale Justin Bieber per l’industria e per la cultura americana. Non che ci sia molta differenza tra le due. Prima che l’amicizia fosse quantificabile per merito di Zuckerberg, gli americani già valutavano il rispetto in dollari. Tranne per Justin. Per lui non basta avere sessanta milioni di follower su Twitter, venduto oltre 34 milioni di singoli e avere un video, "Baby", che con miliardi di visualizzazioni è il secondo più visto dopo il Gangnam Style (del quale però ci siamo già dimenticati, a differenza del prodigio canadese). La regola per cui il successo lavorativo genera rispetto, per Bieber non è sufficiente.

 

Sicuramente è questo il motivo che lo ha spinto nella decisione di farsi “dare della lesbica per due ore da delle meteore”, come ha detto nel finale, quando l’ospite può difendersi e sfottere gli altri. Non è il primo a ripulire la propria immagine e non sarà l’ultimo. Con lui sul palco c’erano Snoop Doog e Martha Stewart, che insieme hanno la fedina penale che avrebbe fatto sembrare pulita la Napoli in piena emergenza rifiuti. Entrambi sono stati in prigione, il primo per spaccio di cocaina, la seconda, che conduceva un programma di cucina e di bon ton, è stata accusata di frode, intralcio alla giustizia e falsa testimonianza. Martha ha iniziato il suo roast con “Veniamo al vero motivo per cui sono qui, dare qualche consiglio a Justin Bieber quanto inevitabilmente finirà in prigione” e ha continuato ironizzando sulla propria età, la detenzione, l’attività sessuale. Ecco la lezione: se riesci a ridere dell’aver fatto più galera di tutti i rapper sul palco, i quali ti danno della vecchia per due ore, ce l’hai fatta.

 

[**Video_box_2**]Jona Hill ha rivelato all’amica Sarah Silverman che tutto il peggio che le persone avessero potuto dire su di lui lo avevano detto in tv di fronte a milioni di persone. E lo aveva superato. Il che ci porta al principale problema di molta gente: non essere stata presa abbastanza in giro alle medie. In attesa di un diritto all’oblio che permetterà a noi e ai nostri figli di rimuovere il materiale imbarazzante incautamente lasciato online, ecco che si presenta un’alternativa: fregarsene. Nella scena finale del suo Roast, Bieber si è pubblicamente scusato per essere stato un cretino per tutto questo tempo: “Nessuno mi ha preparato a questa vita”. Per il New York Magazine quello è il momento in cui ha rovinato il suo roast tornando serio. Ma quello è un giornale per adulti scritto da adulti, su Twitter i fan in solluchero hanno apprezzato le “sincere” scuse, ricordandoci qual è il vero punto dell’intera faccenda: piacere a chi ti compra. Sì, nessuno lo ha preparato all’eccesso di soldi, donne e fama. Bieber crescerà e forse diventerà più maturo, ma questo non gli assicura di essere rispettato o amato da tutti. Come gestire la cattiveria degli sconosciuti? Per prima cosa accettando di non piacere a tutti, e poi ricordando che quegli sconosciuti incattiviti, siamo noi. Lo ha spiegato tempo fa Sarah Silverman in un’intervista: “Viviamo in una società bizzarra dove la gente non dice più ‘non fa per me’ ma vuole cancellarti e dice ‘non dovrebbe essere per nessuno’. La tua prospettiva deriva dalla tua esperienza personale e devi accettarlo. Devi renderti conto che la tua opinione non è legge”. Nel ritornello di All around the world, Justin Bieber canta “perché tutti nel mondo vogliono essere amati”. Sì, tutti vogliono essere amati, ma non rimanerci troppo male se non succede.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi